[Romanzo] Abarat, di Clive Barker

Proprio in questi giorni, ho finalmente letto Abarat.
Nonostante la sua fama di ottimo fantasy, per un motivo o per l’altro finivo sempre col rimandarne la lettura. Questa volta, però, me lo sono trovata proprio davanti agli occhi, in biblioteca, e non ho potuto ignorarlo. Così l’ho preso come un segnale divino e mi sono convinta fosse arrivato il momento di leggerlo.

Spoiler: alla fine mi sono morsa le mani per non averlo fatto prima. Ma andiamo con ordine.

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Scheda 
Titolo originale:
Abarat
Autore: Clive Barker
Genere: Fantasy
Numero di pagine: 469
Anno: 2002
Editore italiano: Fabbri Editori
Lingua originale: Inglese
Traduttore: Beatrice Masini
Illustrazioni: Clive Barker

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: Abarat   (Vedi nota in fondo all’articolo)

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Ho sognato un libro senza limiti,
Un libro senza rilegatura,
Le pagine sparse in fantastica abbondanza.

In ogni riga era tracciato un nuovo orizzonte,
Nuovi cieli si indovinavano;
Nuovi stati, nuove anime.

Una di queste anime,
Sonnecchiando in un pomeriggio immaginato,
Sognò queste parole.
E poiché le serviva una mano per scriverle,
Scelse la mia

Trama
Candy Quackenbush è un’adolescente che vive a Chickentown, una deprimente cittadina nel Minnesota che sopravvive solo grazie ai suoi rinomati allevamenti di polli. L’unico fatto interessante accaduto in città è stato il suicidio di un uomo solitario, avvenuto decenni prima in una stanza d’albergo. E questo è tutto dire.
Vittima prediletta dell’acida insegnante di storia, un giorno Candy abbandona la classe, si lascia Chickentown alle spalle e finisce ai piedi di un faro. Nulla di strano, se non fosse che la costruzione si trova in mezzo a una prateria, a migliaia di chilometri dal mare.
Solo che un mare c’è, anche se non si vede; si tratta del Mar d’ Izabella, che conduce a un mondo magico chiamato Abarat.
Arcipelago composto da 25 isole (una per ogni ora del giorno, più una al di fuori del Tempo), Abarat è popolato da creature dall’aspetto bizzarro, alcune amichevoli, altre molto meno. Nonostante i pericoli, anche mortali, Candy non ci pensa due volte a lasciare l’odiata città dei polli per quel mondo assurdo, eppure stranamente tanto familiare.

Le isole di Abarat
L’arcipelago di Abarat, illustrato dallo stesso Clive Barker

L’inglese Clive Barker, è noto soprattutto come autore horror e come regista di Hellraiser. Non c’è da stupirsi, quindi, nel trovare delle note dark anche nei suoi romanzi fantasy.
Non che questo sia una nota negativa, anzi.

Primo di una serie di cinque libri, Abarat segue la classica formula del romanzo introduttivo, aprendosi sulla vita quotidiana della protagonista, per poi condurla nel mondo magico dove si svolgeranno le sue avventure.
La protagonista è una ragazza solitaria, incompresa e vittima di personaggi che si prenderebbero volentieri a sassate sui denti. Inoltre, a casa l’aspettano un padre violento, una madre ormai da tempo rassegnata e dei fratelli appena accennati.
Questa è forse la parte più debole del romanzo, che infatti non brilla per originalità.
Per fortuna, nella parte dedicata agli elementi fantastici, Barker dà il meglio di sé.

Abarat, come già detto,  è un arcipelago composto da venticinque isole. Su ogni isola, il tempo è congelato in una precisa ora della giornata, eccetto la Venticinquesima, che si trova al di fuori del Tempo.
Accompagnata da diversi personaggi, nel corso della storia Candy finisce su alcune di queste isole, ognuna delle quali con un aspetto e un ambiente peculiare.

Se si esclude l’isola di Yzil, il Mezzogiorno, luogo dalla vegetazione rigogliosa, dove splende sempre il sole e il clima è sempre piacevolmente temperato, la maggior parte delle isole nasconde qualche insidia. Tra di esse, ce n’è una in particolare che fa venire i brividi solo al nominarla: è Gorgossium, la Mezzanotte, regno del perfido Christopher Carrion.

Carrion appare all’inizio come il classico villain che è meglio non contraddire, se non si vuole fare una brutta fine. Un personaggio di cui tutti hanno il terrore, ma da cui nessuno riesce a ribellarsi.

Anche il suo aspetto fisico contribuisce largamente a renderlo terrificante. Infatti, Carrion vive con la parte inferiore della testa coperta da una vasca trasparente, costantemente immersa in un liquido. Due tubicini collegano il cranio di Carrion alla vasca e servono per prelevare dal cervello gli incubi più orribili. Riversati nella vasca, questi galleggiano come pesci e Carrion può nutrirsene per trovare metodi sempre nuovi con cui infliggere al prossimo le peggiori sofferenze.

Christopher Carrion
Christopher Carrion. Un tipino poco raccomandabile

Nel corso della storia, il punto di vista passa proprio su Carrion e qui si scopre un personaggio dalla personalità e dalla storia complessa. Devo ammettere che mi ha trasmesso anche una certa tristezza.
Mentre passeggia nella Foresta di Forche, tra le voci dei cadaveri dei condannati a morte, Carrion riflette su un amore del passato, non corrisposto, che l’ha segnato profondamente e ha contribuito a renderlo quello che è oggi.
La sua personalità distorta è in parte anche il risultato dell’ambiente non proprio amorevole in cui è cresciuto. Della sua famiglia si conosce solo Mater Motley, la “nonnina” che passa le giornate a creare mostri ricavati da pezzi di cadaveri e fango e che in passato gli ha cucito la bocca per aver pronunciato la parola Amore.
Insomma, non si tratta del classico malvagio fantasy, cattivo solo perché sì. La sua malvagità è figlia del mondo distorto in cui è cresciuto e che, unita a una profonda solitudine, non gli lascia scampo.
In effetti, il sistema con cui sul piano fisico preleva dal proprio cervello gli incubi di cui si nutre, non è che una metafora della sua condizione mentale; dalla sua malvagità nascono risentimento e solitudine, che a loro volta accrescono ulteriormente la sua malvagità. Sebbene dentro di sé Carrion provi un inconfessato desiderio di redenzione, la sua mente vive in una sorta di “loop” senza uscita.
E’ una metafora che ho trovato davvero accattivante.

Se ancora non si fosse capito, quello di Carrion è per me non solo uno dei personaggi più interessanti della storia, ma del genere fantasy in toto.
A essere sincera, sarebbe bastato anche solo questo per farmi apprezzare Abarat; non sopporto quei cattivi che sono cattivi senza una ragione se non “perché sì”.

Altro personaggio che mi è piaciuto molto, e grazie al quale iniziano le avventure di Candy, è quello di John Dispitto (in originale, John Mischief).
Pur avendo un corpo umano, sulla sua testa cresce un palco di corna e da ogni corno pende una piccola testa dalla forma umana. Queste teste sono i fratelli di John Dispitto.

John Dispitto o Mischief
John Dispitto e i suoi fratelli.

Fin dal primo incontro con Candy, John Dispitto, si dimostra amichevole e dai modi affabili; un po’ meno, lo sono alcuni dei suoi fratelli, che non si risparmiano dal bacchettare Candy o dal trattarla con sufficienza. Barker è stato abile nel dare a ognuno dei fratelli una propria voce e una propria personalità ed è divertente assistere alle discussioni di famiglia in cui si trovano spesso coinvolti.

Oltre a questi due, in Abarat si trovano molti altri personaggi originali e ben delineati, ma che non riporto qui per non rovinare la sorpresa a chi volesse leggere il libro.

In conclusione, posso dire che Abarat è stato capace di trascinarmi nel suo mondo e allontanarmi dalla realtà.

Lo stile di Barker è semplice e diretto, non si perde in fronzoli. Le descrizioni non appesantiscono la lettura, anzi, data la peculiarità dei personaggi e dei luoghi, la arricchiscono. A volte si trovano infodump che rallentano gli eventi, ma anche in questo caso non mi hanno dato fastidio e inoltre credo siano necessari, data la ricchezza di elementi che caratterizzano l’arcipelago, la sua storia e la sua mitologia.

La trama è incompleta e il finale lascia aperti molti interrogativi, ma essendo il primo libro di una serie è comprensibile.
Di certo mi ha fatto venir voglia di proseguire e non vedo l’ora di recuperare i libri successivi.
Unica nota dolente è che Abarat è una saga non ancora conclusa: Barker deve infatti ancora scrivere gli ultimi due libri. Il terzo volume (ultimo uscito) è stato pubblicato nel 2011, mentre il quarto e il quinto sono ancora in lavorazione. Spero non si dovranno attendere decenni, come per Le cronache del ghiaccio e del fuoco.

Io aspetto con fiducia.

Voto complessivo: Quattro stelle Eccellente


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Nota: il link porta all’edizione della BUR, decisamente più economica di quella della Fabbri ma sprovvista delle illustrazioni.

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