Canto di Natale – Come Dickens ci insegna a diventare felici

Canto di Natale è sicuramente uno dei più famosi classici natalizi di sempre.
Che abbiamo visto un film, un cartone animato, una puntata speciale di una delle nostre serie tv preferite o uno sketch televisivo, è praticamente impossibile non conoscere il vecchio Scrooge e la sua avventura con i fantasmi del Natale passato, presente e futuro.

 Io comunque consiglio sempre di leggere il romanzo originale; del resto, si tratta di un libricino di appena 100 pagine, che si leggono in una giornata al massimo. Charles Dickens lo scrisse in sole sei settimane, spinto da necessità economiche, eppure in sole 100 pagine è riuscito a condensare un’opera che riesce a essere contemporaneamente fiaba, racconto morale e critica sociale.

Canto di Natale Charles Dickens Copertina

Ma il bello dei classici, è che da essi si impara sempre qualcosa di nuovo e a ogni rilettura si possono trarre diversi spunti di riflessione.
Canto di Natale è sicuramente una storia di speranza, dove il protagonista esce dalla sua condizione di miseria morale per ritrovare il senso della vita e la felicità. Quello che mi è parso in questa ultima rilettura, però, è che Dickens non solo ci dice che si può essere felici, ma ci spiega anche come fare. Insomma, Canto di Natale è una vera e propria ricetta per la felicità, nel quale a ogni capitolo (e di conseguenza, a ogni fenomeno sovrannaturale presente nella storia) corrisponde un ingrediente fondamentale.

Se sentiamo il desiderio di essere felici, è perché evidentemente ancora non lo siamo. Di sicuro non siamo miserevoli come Scrooge, ma spesso ci sentiamo frustrati, insoddisfatti, spesso anche arrabbiati col mondo e magari non riusciamo nemmeno a capirne il motivo.
Vorremmo cambiare, ma non sappiamo nemmeno da dove cominciare. Vediamo allora come Dickens ci indica la strada da seguire, passo dopo passo.

Canto di Natale - Ebenezer Scrooge
Il vecchio Ebenezer Scrooge

1. La presa di coscienza
Il romanzo inizia la sera della vigilia di Natale.
Ebenezer Scrooge è come sempre nel suo ufficio a lavorare fino a tardi e costringe anche il suo povero impiegato, Bob Cratchit, a fare altrettanto. Prima della chiusura, rifiuta l’invito al pranzo di Natale del nipote Fred, e caccia in malo modo chi gli chiede offerte per i poveri. Pur essendo molto ricco, infatti, è molto avaro e da anni vive in una fredda e misera casa, dove passa le serate in solitudine. Tirchio anche di sentimenti oltre che col denaro, nessuno si cura di lui ed egli è convinto che i gesti d’affetto siano solo stupide ipocrisie, di cui può fare benissimo a meno.
Tuttavia in questa notte di vigilia, accade qualcosa di davvero insolito: Scrooge riceve la visita nientemeno che del fantasma di Jacob Marley, il suo socio in affari morto sette anni prima. Questo gli appare come un’anima eternamente infelice, condannata a trascinarsi dietro pesanti catene come pena da scontare per una vita vissuta sfruttando il prossimo. La sua visita serve per avvisare Scrooge che quello sarà anche il suo destino, a meno che non decida di cambiare il proprio atteggiamento.
Scrooge non si può certo definire una persona felice, sebbene sia apparentemente a proprio agio nella sua vita arida, gelida e solitaria. Eppure, qualcosa negli incontri di quella sera deve averlo scosso nel profondo. Marley, infatti, rappresenta la presa di coscienza da parte di Scrooge che qualcosa, tutto sommato, non va.

Canto di Natale - Fantasma di Jacob Marley
Il fantasma di Jacob Marley è venuto a mettere in guardia il suo vecchio socio

Naturalmente, non si può intraprendere nessun percorso di miglioramento se prima non ci si rende conto che qualcosa nella nostra vita non funziona. Con molta probabilità, a questo punto ancora non sappiamo cosa esattamente non funzioni, ma la presa di coscienza è il primo passo fondamentale, quello che ci mette di fronte al bisogno di dover cambiare.

2. La compassione per sé stessi
Il secondo passo verso il cambiamento, Scrooge lo compie quando, grazie allo Spirito del Natale passato, rivede sé stesso da bambino.
Lo spirito gli mostra un ricordo dei tempi della scuola, nel quale tutti gli studenti sono usciti e giocano nella neve. Tutti eccetto il piccolo Ebenezer, rimasto nel gelido edificio, completamente solo, abituato ad avere i libri come unici compagni di giochi.
Rivedendo quel bambino, Scrooge scoppia in lacrime e per la prima volta dopo tanto tempo, prova compassione per qualcuno. Il fatto che quel qualcuno sia egli stesso, non è segno di egoismo, tutt’altro. E’ proprio dal momento in cui prova compassione per sé stesso che il suo cuore inizia a sciogliersi.

Lo spirito gli mostra altri episodi del passato, nei quali compaiono la sorellina Fanny, il signor Fezziwig, suo primo datore di lavoro, e la ragazza con cui era stato fidanzato (prima che la sua avidità la facesse allontanare per sempre).
Tutte persone che hanno dimostrato affetto, bontà e amore nei suoi confronti. Com’è possibile, quindi, che quel ragazzo circondato da persone benevole sia diventato un vecchio arcigno, causa di infelicità e miseria per tanti altri?
Finalmente Scrooge riesce a provare empatia per le persone che ha maltrattato, ma questo è potuto avvenire solo dal momento in cui ha ricordato la sua stessa sofferenza.
Quel bambino lasciato solo nel gelido edificio, a un certo punto deve aver cominciato a credere di non meritare compagnia e amore, fino al punto di tenersi lontano dal mondo di propria volontà.

Canto di Natale - Lo spirito del Natale passato
Lo spirito del Natale passato

Non si può raggiungere la felicità se non ci si sente meritevoli di ottenerla. La compassione per sé stessi è fondamentale, perché ci permette di capire le nostre sofferenze interiori, di accettarle e di perdonarci per gli errori commessi a causa di esse. E’ solo da questo momento che possiamo finalmente sentire di meritare davvero il meglio per noi stessi, non perché siamo perfetti, ma perché ci vogliamo bene anche con le nostre piccole e grandi imperfezioni.

3. La gratitudine
Lo spirito del Natale presente mostra a Scrooge come molte persone, pur essendo povere, amino comunque il Natale. Per essi, infatti, Natale non significa doni costosi o pranzi da re, ma la gioia di poter stare insieme, di sentire l’amore dei propri cari e sapere di avere qualcuno su cui contare.
La famiglia di Cratchit vive al limite della povertà proprio a causa dell’avarizia di Scrooge, eppure passano un Natale felice, godendo della rispettiva compagnia e di quello che possono permettersi di mangiare. A loro non importa se quello che posseggono è poco e cercano di non pensare che il più piccolo dei bambini, Tiny Tim, è malato e probabilmente non vivrà a lungo.
Bob Cratchit rivolge addirittura un pensiero gentile a Scrooge; nonostante tutto, dice, è grazie a lui se può dar da mangiare alla famiglia.
Quando il nipote Fred lo aveva invitato al pranzo, Scrooge gli aveva risposto di non avere nulla da festeggiare. “Tutte cavolate!” aveva risposto al tentativo del nipote di spiegargli lo spirito del Natale.
Ma è proprio vero che non ha nulla di cui essere grato?
Lo spirito gli mostra il pranzo a casa del nipote Fred e sebbene questo spesso prenda in giro lo zio con i suoi convitati, si dice convinto di voler continuare ad invitarlo ogni anno, pur sapendo che lo zio rifiuterà. Il Natale è un giorno speciale e nessuno dovrebbe passarlo da solo. Non importa quanto una persona possa comportarsi in maniera pessima, a nessuno andrebbe negato un po’ di affetto e di compagnia, almeno un giorno all’anno.
Scrooge si commuove sentendo queste parole rivolte nei suoi confronti. Non avrebbe mai potuto immaginare che ci fosse della vera benevolenza nelle intenzioni del nipote, ma in quel momento, finalmente, capisce di avere qualcosa di cui essere veramente grato.

David Tennant in Nan's Christmas Carol
Vedi Scrooge, il tempo non è lineare ma un po’ wibbly wobbly timey wimey…

Essere felici per ciò che si ha non significa accontentarsi delle briciole, ma sentirsi grati per ogni bene che ci è concesso. Se non si apprende questo piccolo concetto, apparentemente banale, non si potrà mai essere felici, poiché non potremo mai essere soddisfatti di nulla.
Quante volte ci siamo considerati “sfigati”, o “poveri”? Quante volte abbiamo ceduto alle lusinghe del “mai ‘na gioia” come stile di vita?
Eppure basta guardarci attorno con attenzione per renderci conto di ricevere già tantissimo dalla vita. Non si tratta solo di “ringraziamo di avere cibo in tavola tutti i giorni”, ma di prenderci un attimo per ricordare tutti quei pensieri carini che abbiamo ricevuto, i complimenti che ci sono stati fatti in maniera spontanea, le parole di affetto sincero che ci sono state rivolte.
In un mondo che, effettivamente, è sempre più freddo e cinico, essere grati dell’amore che si riceve è uno stimolo per darne anche al prossimo, oltre che a noi stessi.

4. La fiducia nel futuro
E siamo giunti allo Spirito del Natale futuro, il più terrificante di tutti.
Completamente avvolto in un mantello scuro, come una figura senza volto e senza voce, accompagna Scrooge tra le vie della città. Alcuni uomini ben vestiti stanno discutendo della recente morte di qualcuno; un funerale a cui pochi di loro hanno intenzione di andare, vista la pessima fama di cui godeva il morto.
Più avanti, nel negozio di un rigattiere, due donne e un uomo si vantano di come abbiano letteralmente spogliato la salma dei suoi averi, mostrando la mercanzia nella speranza di ottenere il massimo profitto. Del resto, dicono, quando era stato in vita il defunto non era che un avaro, pezzente, senza scrupoli: perché dovrebbero farsene loro nei suoi confronti, quindi?
Ignaro di chi sia la persona di cui parlano (forse più per il desiderio inconscio di non voler sapere), Scrooge chiede informazioni allo spirito, senza ottenere risposta.
Scrooge insiste. Ora ha capito quali sono stati i suoi errori e ha preso la decisione di cambiare; sicuramente il suo futuro sarà migliore. Chi è, dunque, quel poveraccio che è morto solo come un cane e la cui salma viene derubata? Quando lo spettro lo conduce al cimitero, non ci sono però più dubbi: una delle lapidi riporta a chiare lettere il nome Ebenezer Scrooge.
Dunque è il suo futuro inevitabile, quello che lo spettro gli sta mostrando? O è solo una possibilità che si può ancora scongiurare?
Il vecchio supplica di avere una risposta, ma la figura nera non risponde.

Canto di Natale - Lo spirito del Natale futuro - A Christmas Carol movie
Lo vedi che ti succede, se continui a essere un tirchiaccio?

Non è un caso che Dickens abbia rappresentato lo spirito del Natale futuro come una figura terrificante. Tutti, chi più chi meno, siamo un po’ spaventati dal futuro e dal grosso punto di domanda che rappresenta. A volte, però, questa paura rischia di prendere il sopravvento, specie se stiamo attraversando una fase in cui il futuro ci sembra più nero che mai.
Quando Scrooge incontra lo spirito del futuro, è già convinto di voler migliorare, ma su di lui incombe ancora il terrore che qualsiasi sua azione potrebbe non servire più a cambiare le cose.
Qui Dickens sembra volerci dare un avvertimento: non importa quanta convinzione si possa avere oggi, se lasciamo che il terrore nei confronti del futuro ci blocchi, nulla di quello che faremo servirà.
Vietato, quindi, dire a sé stessi “ma tanto, a che servirebbe?”, oppure “ma tanto non cambia mai nulla”.

5. L’azione concreta
Dopo che lo spirito del Natale futuro è scomparso nel nulla, Scrooge si ritrova nel suo letto. E’ giorno e con grande felicità apprende che è la mattina di Natale.
La visita di Marley, l’incontro con gli spiriti, e i viaggi nel tempo sono avvenuti tutti nel corso della notte precedente e la luce del nuovo giorno infonde al vecchio Ebenezer una vitalità e una speranza mai provate prima.
Gli è stata concessa l’opportunità di cambiare, di essere felice e rendere felice chi gli è accanto e non ha intenzione di sprecare questa nuova opportunità. D’ora in poi agirà solo per il meglio, a cominciare da subito.

Canto di Natale - Scrooge e Tiny Tim
Scrooge fece più di quanto avesse promesso a parole.

La storia di Scrooge si svolge in sole 100 pagine ed è comprensibile che già dal giorno dopo, egli sia pronto a mettere subito in pratica tutto ciò che ha appreso nella notte e a cambiare tutte le sue abitudini.
Nella vita vera, purtroppo, questo processo non è così facile e immediato. Tuttavia nessuno dei passi precedenti può portare a qualcosa di positivo senza il supporto di azioni concrete. Non importa quanto potremo impiegarci: col tempo, un passo alla volta, possiamo anche noi intraprendere il nostro percorso verso la felicità. Ma dobbiamo essere disposti a compiere azioni concrete e, soprattutto, a perseverare.

Perché alla fine, il messaggio più importante di Dickens è proprio che non importa quale sia la nostra età e quanto gravi siano gli errori da noi commessi: c’è sempre tempo per migliorare. Purché lo si voglia davvero.
E questo è il motivo, uno dei tanti almeno, per cui Canto di Natale è una storia immortale, di quelle che non ci stancheremo mai di rileggere o rivedere, e che (si spera) non finirà mai di essere raccontata.

Il Canto di Natale di Topolino. Un classico Disney che non si può dimenticare.

3 pensieri su “Canto di Natale – Come Dickens ci insegna a diventare felici

  1. La ricchezza non è tutto: Dickens ce lo insegna nel suo famoso “A Christmas Carol” che abbiamo visto sotto ogni aspetto possibile.

    Ma è una cosa che si dice dall’antichità: i romani avevano la storia di un boscaiolo che aveva perso la sua ascia; si dispera e piange e poi appare Mercurio che gli propone un’ascia d’oro, ma l’uomo la rifiuta. Poi, Mercuiro torna con un’ascia d’argento e l’umo la rifiuta ancora. Finalmente, il messaggero degli dei torna con l’ascia del boscaiolo ed egli l’accetta volentieri. A questo punto Mercurio gli dice: “Sei stato saggio perché sai che l’oggetto che ti permette di lavorare è più prezioso dell’oro o dell’argento. Per aver capito questo, Giove ti regala le altre asce”.

    Penso che abbiamo bisogno più che mai di ascoltare il messaggio di Dickens: non serve aver tutto e subito per essere felici, ma si deve apprezzare quello che si ha e fare del bene attorno a sé. Se ogni persona facesse del bene disinteressato ogni giorno, potrebbe creare un cerchio virtuoso e migliorare l’intera società passo dopo passo.

    Auguro a tutti un buon e felice 2018

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