[Film] Bright, di David Ayer

Cosa c’è di così speciale nel fantasy? Spesso gli appassionati di fantasy si sentono rivolgere questa domanda dai babbani non amanti del genere.

Per quel che mi riguarda, la risposta è sempre più o meno la stessa: perché è una delle massime espressioni della creatività umana, perché apre le porte a mondi diversi, originali e a possibilità inesplorate. Non è una fuga dalla realtà, più che altro un modo per esplorare diverse forme di realtà e attraverso di esse, capire un po’ di più la nostra.
«Davvero?» Chiede il profano guardandomi perplesso, «Per me il fantasy è sempre la stessa solfa: orchi (o troll) stupidi, elfi bellissimi, principesse da salvare, un signore oscuro da fermare, un oggetto magico da trovare/distruggere/proteggere. Dov’è tutta questa originalità?»
«Ma questi sono solo stereotipi!» Rispondo io indignata, manco mi avessero offeso la nonna. «Il fantasy è molto più di questo. Basta guardarsi un po’ attorno».

Del resto, negli ultimi anni il fantasy sta spopolando. Siamo lontani da quei tempi bui in cui il nostro genere preferito era relegato agli antri ammuffiti delle librerie, considerato una robetta per bambini, sfigati e scemi (spesso tutte e tre le cose assieme).
Oggi i produttori televisivi e cinematografici per il fantasy sono disposti a sborsare fior fior di soldoni.Con questi investimenti, produrranno sicuramente dei film fantastici, spettacolari e, dato che sono destinati al grande pubblico, sempre più originali, no?

Proprio di recente mamma Netflix ha sborsato ben 90 (novanta) milioni di dollari per un film fantasy intitolato Bright. Uscito in questi giorni sulla piattaforma streaming, vanta nel suo cast stelle del calibro di Will Smith e Noomi Rapace.

Grechina Divider

Scheda
Titolo originale: Bright
Regia: David Ayer
Sceneggiatura: Max Landis
Genere: Urban fantasy
Produzione: USA
Anno: 2017

Cast: Will Smith (Scott Ward); Joel Edgerton (Nick Jakoby); Noomi Rapace (Leilah); Lucy Fry (Tikka); Edgar Ramirez (Kondomere).

Grechina Divider

Trama
Los Angeles. In un mondo abitato da umani, orchi, elfi e altre creature magiche, la convivenza non è semplice. Ward è un poliziotto costretto ad avere come partner Jakoby, unico orco a essersi arruolato nella polizia. Gli orchi, infatti sono creature violente e criminali per natura, e i colleghi di Ward non fanno che ricordarglielo.
Una sera, mentre sono di pattuglia, Ward e Jakoby ricevono una chiamata per un’emergenza e sul posto trovano una giovane elfa. Con sé ha una potentissima bacchetta magica che va protetta a tutti i costi. Sulle sue tracce, però, c’è anche la perfida elfa Leilah.

Bright - L'umano Ward e l'orco Jakoby
L’umano Ward e l’orco Jakoby

L’idea far convivere umani e razze magiche nella stessa città, non è proprio freschissima. Tuttavia non è neanche un male. Il fatto che il film sia ambientato nella moderna Los Angeles rende chiara la metafora della difficile convivenza tra le etnie che popolano la città. Il problema razziale è molto sentito negli USA ed è anche giusto che lo affrontino spesso.
Carina anche l’idea di prendere spunto dal genere poliziesco, sebbene Terry Pratchett lo avesse già fatto molto tempo prima (e molto meglio) con la sua serie sulle Guardie di Ankh-Morpork.
Il problema di Bright è che le sue idee migliori finiscono qui. Ed è tutto dire.
Il film è praticamente un poliziesco stereotipato travestito da fantasy con un’accozzaglia di costumi che sembrano stati trovati in un cassonetto al termine di un raduno di fan di Eragon.

I protagonisti sono dunque due poliziotti. Uno è umano, esperto e tosto. L’altro è un orco, inesperto e apparentemente poco sveglio. Nella centrale di polizia è un po’ come un pesce fuor d’acqua, dato che proviene da una cultura dedita al crimine e a tutto ciò che è illegale. Per questo motivo suscita diffidenza e derisioni da parte di tutti i suoi colleghi umani. Ward se lo ritrova appioppato come partner, ma non può rifiutarsi e non può permettersi di fare troppo lo schizzinoso sul lavoro, a causa delle difficoltà economiche in cui riversa la sua famiglia.
La diffidenza è anche dovuta al fatto che la razza degli orchi, secoli prima, ha deciso di affiancare il Signore Oscuro™ in una guerra tra razze. La guerra l’hanno persa, il Signore Oscuro è stato sconfitto e da allora gli orchi ne pagano le conseguenze, bistrattati e insultati praticamente da tutti gli altri.
Esiste però una setta segreta, il cui scopo è quello risvegliare il terribile Signore del male.
So a cosa state pensando: no, la banalità NON è il difetto peggiore della storia. Il difetto peggiore è che di questo Signore Oscuro (da qui, S.O.) non vediamo niente. Qui non è nemmeno una questione di show, don’t tell: non solo non viene mostrato, non viene neanche raccontato!
Durante tutto il film, questa guerra tra razze contro il S.O. viene solo vagamente accennata. Non viene detto cosa egli abbia fatto, né chi fosse e cosa volesse. Non viene detto quanto sia crudele o come si ridurrebbe il mondo se tornasse e vincesse lui. Per quel che ne sappiamo, questo S.O. potrebbe pure essere un miliardario con la faccia arancione e una grave forma di narcisismo patologico.
Il S.O. dormiente ha di nuovo dei “sostenitori”, ma non si vedono orde di fedeli o società segrete occultate nelle alte sfere del potere; sono solo quattro elfi con una forte propensione all’omicidio.

Nazgul meme divertente
Non ci sono più i sostenitori del male di una volta.

Infatti, ovviamente, laddove ci sono gli orchi, non possono mancare anche gli elfi. A un certo punto, i nostri protagonisti si ritrovano in un quartiere chiamato Elf Town che, manco a dirlo, è il quartiere più ricco e chic di tutta L.A.
Infatti gli elfi sono tutti ricchi, vestiti alla moda, proprietari di auto sportive da favola, magri e belli. Ma belli, belli, in modo assurdo (cit.).
Ora, capisco che ci sia dell’ironia in questa rappresentazione. Infatti, gli elfi copiati dalle opere di Tolkien si sono “evoluti” in creature così insopportabilmente perfette e snob, che nel mondo moderno li si vedrebbe benissimo nei quartieri alti, a dominare quei “pezzenti delle vazze infeviovi”.
Il punto, però, è che questa idea non viene affatto sviluppata. E’ buttata lì e basta, tanto che sembra che gli elfi siano ricchi e bellissimi solo perché sì, perché la gente si aspetta di vederli in questo modo.
Se gli elfi sono effettivamente la classe più ricca, dovrebbero essere anche quella dominante. Di conseguenza sarebbe logico pensare che abbiano plasmato cultura ed economia del Paese a loro immagine e somiglianza, dove essere elfo, vivere da elfo e pensare come un elfo sia la normalità. Basta solo guardare come i bianchi hanno plasmato la cultura USA, dove ancora oggi le minoranze devono lottare anche solo per essere rappresentate degnamente in film e pubblicità.
Invece in Bright gli elfi sono ricchi, belli e… basta. Il mondo è comunque a portata di umani e solo gli orchi subiscono razzismo e discriminazioni. Gli umani potrebbero essere considerati dagli elfi come manovalanza povera da sfruttare, invece gli elfi si limitano ad essere un po’ snob nei loro confronti (un sistema economico capitalista di stampo elfico sarebbe stato molto interessante da vedere).

Gli orchi, poveracci, sono rappresentati come una razza poco sveglia, rozza e ignorante, relegata a vivere nei ghetti. Di loro si sa solo che sono suddivisi in bande clan, che si spartiscono il dominio dei quartieri con le bande dei latino-americani. Hanno apparentemente un loro codice d’onore e la passione per un particolare tipo di heavy metal che assomiglia al rumore di un tritarifiuti incastrato.
Migliaia di anni prima avevano scelto di fiancheggiare il S.O. e questa è una ragione sufficiente per farli detestare dalle altre razze, senza possibilità di redenzione. Per sempre. Poco importa se Umani e Elfi non si comportano meglio di loro.
All’inizio del film, Ward viene colpito con un’arma da fuoco da un orco, ma di questo tizio non si saprà più niente per tutto il resto del film. Non si saprà mai perché gli aveva sparato a bruciapelo, mentre Ward era in attesa che Jakoby gli portasse un burrito.
Gli ha sparato perché sì, perché è quello che fanno gli orchi. Solo a Jakoby (e a un altro giovane orco) viene data la possibilità di fare scelte diverse. Gli altri, rientrano tutti nell’equazione  orco = delinquente.
Niente male per un film partito col presupposto che stereotipi e pregiudizi sono il peggior ostacolo a una convivenza civile tra razze.

Emma Watson - Hermione Granger
Hermione non sarebbe affatto contenta per come vengono discriminati gli orchi.

Una piccolissima nota positiva di Bright, almeno, è che qui non c’è nessun personaggio tra i buoni che sia buono in maniera melensa. Tutti, chi più chi meno, sono persone imperfette, ciniche e disposte a infrangere la legge, anche solo per proprio tornaconto.
Dei poliziotti di L.A. ci sarebbe da fidarsi anche meno degli orchi e gli elfi non sono certo migliori. Sono proprio di razza elfica i veri villain della storia. Chiamati Inferni, si tratta di elfi corrotti, passati dalla parte del S.O. e che stanno appunto cercando il modo di farlo risvegliare.
Anche in questo caso, non sappiamo cosa spinga questi elfi a corrompersi e a dedicarsi al male (cosa offre loro in cambio il S.O.? Soldi? Potere? Dominio assoluto? L’ultima figurina per completare l’album Panini? Boh! Non si sa). Quello che è chiaro è che sono disposti a tutto pur di raggiungere il loro scopo e non si fanno scrupoli ad ammazzare chiunque tenti di intralciarli.
Per poter risvegliare il loro Signore, hanno però bisogno di una bacchetta magica, rarissimo manufatto dal potere straordinario. Un potere così straordinario, che a nessuno viene mai in mente di usarlo!

L'elfa Leilah - Noomi Rapace - Bright
Che nervi quando ti rubano la bacchetta e non sanno neanche come usarla!

Nel film viene detto che una bacchetta magica è in grado di realizzare qualsiasi sogno; può rendere ricchi, guarire da qualsiasi malattia, far diventare più belli, spoiler: può perfino resuscitare dalla morte. Soltanto delle persone davvero speciali, però, possono utilizzarle e sono, appunto, i cosiddetti Bright.
Generalmente i Bright sono di razza elfica, ma ci sono rarissimi casi in cui anche un umano può esserlo (gli orchi, no. Ça va sans dire). Per verificare se si è un Bright bisogna toccare una bacchetta, ma scoprire di non esserlo costerebbe caro, dato che si finirebbe col dover essere raccolti dalle pareti con un cucchiaio.
La bacchetta che la perfida Leilah e i suoi compari stanno cercando è stata loro rubata da Tikka, una Inferni pentita che è anche una Bright. Quindi, quando i nostri trovano Tikka, il problema di come usare la bacchetta non si porrebbe.
Ma Tikka ha una particolarità, quella di essere uno dei personaggi più inutili e insignificanti di sempre. Talmente un peso morto che deve essere portata in braccio o da uno o all’altro protagonista per circa il 90% delle scene in cui appare.

L'elfa Tikka - Bright
Tikka. No, in genere non è mai più sveglia di così.

L’errore che spesso si commette nei fantasy scritti con i piedi, è quello di mettere in scena una magia così potente che potrebbe risolvere tutti i problemi in un attimo. Se però questo potere venisse usato subito dai protagonisti per sconfiggere i nemici, i film durerebbero un quarto d’ora (e i romanzi venti pagine). Dunque si fa in modo che i protagonisti opportunamente si “dimentichino” di quel potere magico e non lo usino mai, se non nella scena climax.
Questa idea è palesemente scopiazzata dalle opere di Tolkien. Ma come spesso avviene con i “copioni”, non solo si fanno beccare, ma copiano pure male. Tolkien, infatti, aveva avuto il buon senso di fare in modo che usare il potere dell’Anello avrebbe messo in serio pericolo i protagonisti. Inoltre, un uso prolungato ne avrebbe corrotto l’anima. Motivi per cui essi sono costretti ad affidarsi a quel potere solo in casi estremi.

I pessimi fantasy si riconoscono perché, tra le altre cose, non si pongono il problema di usare delle soluzioni logiche. Fanno comportare i personaggi come delle marionette stupide, che in qualche modo mandano avanti la trama. E così, tempo, pazienza e neuroni dello spettatore vanno a farsi benedire.

Per tornare al discorso iniziale, quindi, la risposta è no: il fatto che produttori televisivi e cinematografici investano soldoni nella produzione di film fantasy non è sinonimo di qualità e originalità.
Anzi, sembra quasi che se il film è destinato al grande pubblico, i produttori facciano apposta a rifilare la solita minestra riscaldata. Forse per paura di rischiare, o forse solo perché pensano di rivolgersi a un pubblico di decerebrati.
Quello che non capiscono è che se continueranno a rifilare al grande pubblico sempre la solita minestra, la maggior parte della gente finirà col credere che il fantasy sia solo noia e cliché e perderà interesse quanto prima (lo stesso discorso vale per i romanzi).
Gli effetti speciali costano, è vero, ma ci sono film fantasy creati con budget limitati che si sono rivelati ottimi. Il labirinto del Fauno di Gulliermo Del Toro, ne è un esempio.
Novanta milioni di euro di budget sono tanti; fossero stati spesi per qualche idea in più e qualche esplosione in meno, ci avremmo solo guadagnato e oggi ci guadagnerebbero anche i produttori, invece di ritrovarsi con un flop.

Da amante del fantasy, avrei voluto davvero che questo film fosse un buon prodotto. Magari mi sarei divertita meno a scriverne la recensione, ma avrei avuto un esempio di fantasy capace di uscire dai soliti stereotipi. Un fantasy diverso, che regalasse allo spettatore quel Sense of Wonder che lascia a bocca aperta.
Purtroppo, con questo ennesimo fantasy scadente, non è così.
E adesso che gli dico io, al babbano?

Voto complessivo: Due stelle e mezzo Intelligente ma non si applica

Trailer in italiano di Bright.

6 pensieri su “[Film] Bright, di David Ayer

  1. Fantastica recensione 🙂 Aspettavo questo film da mesi e quando finalmente l’ho visto… sono rimasta un tantino delusa, mi aspettavo molto di più, più wow, più effetti spettacolari e un senso della storia. Poi è risultato anche molto ma molto lento. Peccato.

    Piace a 1 persona

  2. Grazie mille Fairylove.
    E’ vero, anch’io avevo delle aspettative alte. Il primo film Netflix, con un grosso budget e del mio genere preferito; un peccato sia riuscito così bruttino. Ho letto che faranno comunque il sequel, spero che le critiche negative servano almeno a migliorare il prossimo film.
    Buona serata e tanti auguri di buon anno

    "Mi piace"

  3. AHAHAHAHA sto ancora ridendo!!! Io mi sono persino addormentata guardando Bright quindi non posso che essere d’accordo con tutto quello che hai scritto. Il trailer mi ispirava così tanto, peccato! Cmq il babbano medio con cui ci dobbiamo confrontare non potrà mai capire, solo quelli con il Dono della vista, che sanno guardare al di là riconoscono la meraviglia del fantasy 😉

    Piace a 1 persona

  4. Pingback: [Film] Cargo, di Yolanda Ramke e Ben Howling – BiblioteFantasy

  5. Pingback: Artemis Fowl, di Eoin Colfer – BiblioteFantasy

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...