[Romanzo] Cristalli Sognanti, di Theodore Sturgeon

Inizio il 2018 con la recensione di questo romanzo di fantascienza datato 1950.
Di solito non seguo un criterio per i libri che leggo; lascio che a guidarmi siano l’ispirazione del momento e le sensazioni che mi suscitano le quarte di copertina o gli incipit dei libri stessi. Per questo motivo posso trovarmi a leggere un romanzo romantico di Jane Austen e subito dopo un horror di Stephen King (spesso anche nello stesso periodo. Difficilmente leggo solo un libro alla volta). E’ un po’ come se entrassi in biblioteca (o in una libreria) e le dicessi “Vediamo cosa mi regali, oggi. Stupiscimi!”.
Una delle gemme che la biblioteca mi ha regalato di recente, è Cristalli Sognanti, di Theodore Sturgeon.

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Scheda
Titolo originale: The dreaming jewels
Autore: Theodore Sturgeon
Genere: Fantascienza
Numero di pagine: 187
Prima pubblicazione: 1950
Editore italiano: Adelphi Edizioni
Lingua originale: inglese
Traduttore: Giampietro Calasso

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Trama
Horton, detto Horty, è un ragazzino orfano che ha avuto la sfortuna di essere stato adottato da Armand e Tonta Bluett. Delle sue origini gli è rimasto solo un giocattolo chiamato Junky, un pupazzo a molla brutto ma con gli occhi scintillanti.
Dopo l’ennesimo scontro con Armand, più brutale del solito, Horty scappa di casa portandosi dietro solo il suo giocattolo. Salito sul camion di un circo errante, conosce i nani Avana, Bunny e Zena. che lavorano per il misterioso e inquietante Pierre Monetre, detto Il Cannibale, un ex-medico che nutre un’ossessione per dei cristalli dotati di coscienza.

Il piccolo Horty e il pupazzo Junky
Il piccolo Horty e il pupazzo Junky

Per la fantascienza made in USA, gli anni della prima metà del secolo scorso sono stati i più prolifici. Non per niente sono stati definiti L’epoca d’oro della fantascienza.
A quest’epoca appartengono le opere di Heinlein, Asimov, Bradbury e Philip Dick, ma i loro sono solo una piccola parte di quell’enorme quantità di romanzi e racconti che venivano pubblicati in quegli anni.
Da quella mole di opere hanno preso vita le tre leggi della robotica, androidi indistinguibili dagli esseri umani, creature e civiltà aliene complesse, a volte meravigliose, altre volte terrificanti, e apparati tecnologici che oggi fanno parte della nostra vita quotidiana, ma impensabili per quei tempi.

Non sempre però la fantascienza ha bisogno di effetti speciali per suscitare meraviglia nel lettore. E’ il caso di Cristalli Sognanti.
Questo romanzo non è ambientato su un pianeta in una galassia lontana lontana, ma nella periferia americana degli anni 50. Eppure rientra di diritto nel genere fantascienza.
La ragione sono i cristalli citati nel titolo. Giunti sulla terra chissà come e chissà quando, sono forme di vita aliene dotate di un’immaginazione così viva e potente da riuscire a copiare gli esseri viventi esistenti, e addirittura crearne di nuovi.
Molte delle persone e delle creature che popolano la Terra, quindi, hanno origine dai sogni di questi cristalli.

“Il bambino fu sorpreso a fare schifezze sotto le gradinate dello stadio del liceo, e la scuola elementare di fronte  lo mandò a casa. Aveva otto anni, e quelle cose le faceva da un pezzo.”

Così inizia il romanzo.
Il protagonista, Horty, è un bambino di otto anni la cui vita quotidiana somiglia molto a quella di un Harry Potter ante-Hogwarts. I Bluett, mostrati attraverso il punto di vista di Horty, condividono con i Dursley la stessa ottusità e il disprezzo per il figlio adottivo. L’ironia pungente con cui questi vengono descritti mi ha ricordato molto le scene di Harry con gli zii, tanto da chiedermi se la Rowling non abbia letto il libro e preso spunto!
Le somiglianze però si fermano qui, dato che la cattiveria di Armand Bluett non si limita agli abusi psicologici, ma sfocia anche in violenze fisiche.
Il culmine viene raggiunto quando Horty viene di nuovo beccato a scuola a mangiare formiche. In un litigio tra i due, Horty arriva a trovarsi con tre dita di una mano maciullate nell’anta di un armadio e decide una volta per tutte di scappare di casa.

Horty trova un po’ di comprensione solo in Kay, l’unica bambina che non sembra turbata dalla sua strana mania di mangiare formiche. Tuttavia, per non essere riacciuffato dal padre adottivo, Horty deve scappare lontano e finisce così sul camion di un circo errante.
Abituati a stranezze di ogni tipo, i nani Avana, Bunny e Zena si dimostrano subito molto comprensibili nei suoi confronti, infatti gli offrono un conforto che non ha mai provato quando viveva con i cosiddetti “normali”.
In un primo momento Zena è titubante all’idea di accoglierlo al circo, ma il loro rapporto è destinato a diventare il punto focale nella storia e nella vita del protagonista.
La cosa che ho amato più nel romanzo è proprio il rapporto tra Zena e Horty.
Un legame quasi simbiotico, profondo, di struggente tenerezza. In un certo senso è come se si parlassero in una lingua comprensibile solo a loro due, come se vivessero su un piano inaccessibile a tutti gli altri e questa loro complicità traspare in ogni parola nei loro dialoghi.
Sturgeon li dosa sapientemente, senza mai scendere nella retorica.
Cristalli Sognanti, infatti, mostra la diversità senza mai cercare di impietosire. Ambientato in un Freak Show (dove persone affette da deformità venivano esposte come “fenomeni da baraccone”), il romanzo si risparmia la lezione morale e lascia che siano i personaggi a mostrarsi in tutta la loro umanità attraverso le loro parole e le azioni.

Un manifesto di un Freak show
Un manifesto di un Freak show, un tempo molto diffusi.

Tra tutti i personaggi, Zena è quella che mi è piaciuta di più. Sturgeon rende perfettamente la sua sensibilità e umanità.
Ci sono momenti in cui può apparire fragile come una bambina, ma quando necessario sa essere forte e determinata, pronta ad affrontare qualsiasi rischio e qualsiasi sacrificio pur di proteggere il suo Horty. Dotata di un’intelligenza sopraffina, capisce prima di chiunque altro le potenzialità del suo amico, prima ancora che le veda lui stesso, e fa di tutto per metterlo nelle condizioni di sfruttarle. Sebbene Horty si senta un po’ dipendente da lei, Zena lo mette nelle condizioni di poter essere autonomo, senza mettere in dubbio che un domani sarà in grado di cavarsela anche per conto proprio.
Una donna a tutto tondo, insomma, che sa il fatto suo e che non si fa mettere in un angolo per via della sua altezza o del genere a cui appartiene. Considerato che il romanzo è stato scritto nell’America tradizionalista del 1950, direi che è stata una bellissima sorpresa!

Di tutti i personaggi del circo, è proprio Zena l’unica in grado di tenere testa al temibile proprietario: Il Cannibale.
Con un soprannome che è già tutto un programma, appare subito evidente che questo sia un personaggio molto oscuro e complesso. Ex-medico, è l’unico ad aver scoperto, casualmente, l’esistenza dei cristalli e le loro proprietà. I suoi studi lo portano a entrare in una sorta di contatto telepatico con loro e presto il suo obiettivo diventa quello di riuscire a piegarli al suo volere. Questa mania del controllo si estende in realtà su tutto ciò che lo circonda, comprese le persone che entrano a far parte della sua vita. Un’ossessione che lo conduce in una spirale di azioni sempre più deprecabili, espressione di una cattiveria (celata dietro una gelida calma) che lo rende un villain ottimamente riuscito.

“Ma i loro sogni vivono nel nostro mondo… nella nostra realtà. I loro sogni non sono pensieri e ombre, immagini e suoni come i nostri, sono sogni fatti di carne e linfa, di legno, di ossa e sangue.”

In tutto questo, i cristalli rimangono apparentemente sullo sfondo, ma sono in realtà la forza motrice della storia. Forme di vita aliena silenziosa e quasi invisibile, essi osservano le creature che popolano la terra, a loro modo le studiano, le ammirano e infine, persi in un sogno senza fine, le copiano, oppure le plasmano dal nulla.
Così i figli dei cristalli abitano il pianeta, mescolati tra gli esseri viventi, ignari della loro origine eppure in qualche modo legati ai loro padri da un legame indissolubile.

Certo, Cristalli Sognanti non è un romanzo dal ritmo frenetico, in cui compaiono meraviglie fantascientifiche a ogni pagina. Eppure devo dire che mi ha tenuta incollata alle sua pagine dall’inizio fino alla fine.
Il ritmo è dato soprattutto dalla narrazione snella e scorrevole dell’autore. Lo stile di Sturgeon è molto essenziale, ma mai scarno. I personaggi, con i loro sentimenti, i loro dubbi e le loro macchinazioni, sono credibili, “vivi” e coerenti.
Alla fine non ha importanza quale sia l’origine dei personaggi; sono le loro scelte a determinare il loro destino. Scelte che, se guidate dalla compassione e dall’amore, annullano qualsiasi diversità.

Voto complessivoTre stelle e mezzo Ottimo lavoro


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2 pensieri su “[Romanzo] Cristalli Sognanti, di Theodore Sturgeon

  1. Wow! Amo la fantascienza anni ’50 e ’60 e avevo già visto in libreria, una volta, questo Cristalli Sognanti. La quarta e la cover m’incuriosirono, ma il libro era incellofanato (cosa che detesto) e, non potendo sfogliarlo, lo lasciai lì, per poi dimenticarmene. Grazie per avermelo ricordato! Mi sa proprio che lo comprerò via internet!

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    1. Ti capisco, anch’io detesto quando chiudono i libri nel cellophane. Di solito è sinonimo della scarsa qualità del libro, ma non è questo il caso. Certo, non è fantascienza allo stato puro, ma è comunque un caposaldo della letteratura di genere di quell’epoca.

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