[Film] Coco, di Lee Unkrich e Adrian Molina

Può un film spiegare ai bambini la morte eppure allo stesso tempo essere un meraviglioso inno alla vita e alla memoria? Può, può. E quando si parla di Disney Pixar, ormai non dovrebbe più nemmeno stupire, dato il numero di capolavori a cui ci ha già abituato. Invece, ogni volta ci si ritrova con un film ancora più bello del precedente, ancora più commovente e ancora più entusiasmante.
Coco, da poco uscito nelle sale italiane, riesce in tutto questo. In nemmeno due ore.

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Scheda
Titolo originale: Coco
Regia: Lee Unkrich; Adrian Molina
Sceneggiatura: Lee Unkrich; Adrian Molina; Jason Katz; Matthew Aldrich.
Genere: Animazione / Fantastico
Produzione: USA
Anno: 2017

Cast originale: Anthony Gonzalez (Miguel); Gael García Bernal (Hector); Benjamin Bratt (Ernesto de la Cruz); Renee Victor (Abuelita)

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Trama
Miguel Rivera è un ragazzino messicano con una gran passione per la musica, che sogna di diventare un cantante come il leggendario Ernesto De La Cruz. Ma il suo è un sogno proibito, poiché a causa di un evento del passato, nella sua famiglia la musica è bandita da generazioni.
Durante le celebrazioni del Dìa de los muertes, per poter partecipare a una competizione canora Miguel decide di rubare la chitarra che si trova nella cappella dove è sepolto De La Cruz. Finisce invece nel regno dei morti, dove deve fare i conti anche con i suoi antenati. In suo aiuto ci sono solo il cane Dante e lo spirito Hector.

Abuelita ferma un suonatore di chitarra
Niente musica!

Il tema della morte non è propriamente facile e pensare di impiegarlo in un film di animazione destinato alle famiglie, è sicuramente un atto coraggioso.
Lo aveva già fatto Tim Burton con La sposa cadavere, attingendo a piene mani a una favola russa. Il regista e autore Lee Unkrich, invece, si è avvalso della multicolore cultura messicana, ambientando la storia proprio nel Dìa de los Muertos, il giorno dei morti.
Anche se metà del film è ambientato nel mondo dei morti, Coco è però tutt’altro che un film deprimente; i suoi colori accesi e caldi sono una gioia per gli occhi sin dalle prime scene.
Non si attenuano nemmeno nelle scene ambientate nell’aldilà, rappresentato come una metropoli moderna, in fervente movimento, dove l’arte e la musica trovano addirittura nuove possibilità di espressione e dove tra i morti si aggirano le Alebrijes, creature fantastiche zoomorfe dai colori sgargianti che fanno da spiriti guida.

L'ofrenda della famiglia Rivera
Non c’è Dìa de los Muertos senza l’Ofrenda (l’altarino in onore dei cari estinti).

Il protagonista, Miguel Rivera, è un ragazzino che sogna di diventare un musicista. Tuttavia, il suo destino sembra essere già scritto. Anzi, è inciso sul tronco dell’albero genealogico della sua famiglia: dovrà fare il calzolaio, come tutti i Rivera.
E’ lo stesso Miguel, nella scena introduttiva, a raccontare l’origine di questo rifiuto per la musica da parte dei Rivera. Tutto iniziò quando il trisnonno di Miguel abbandonò moglie e figlia per inseguire fortuna e gloria come musicista. Da allora, la trisnonna Imelda ha bandito la musica dalla sua vita e a questa decisione si sono adeguati tutti i suoi discendenti. Tutti, tranne Miguel, ovviamente, a cui invece la musica scorre nel sangue.
Le trame dei film Disney-Pixar non sono mai particolarmente complesse. Anzi, diciamo che sono parecchio lineari, e ripetono (quasi sempre) una formula già ampiamente collaudata. Inoltre, la storia del ragazzino o ragazzina con un sogno osteggiato da una famiglia severa (e un po’ retrograda), è già stato visto più volte.
Ma se c’è una cosa che la Pixar ci ha insegnato, è quella di non soffermarci mai sulle apparenze e di andare oltre, perché è proprio quando ci sembra di aver capito tutto, che scopriamo il vero cuore della storia.
Così, quello che parte come un classico film di ribellione adolescenziale, prende poco a poco una piega differente.
Seguendo i passi del giovane Miguel veniamo catapultati insieme a lui nel mondo dei morti, e insieme a lui scopriamo il valore dei ricordi, della memoria del passato e delle persone che ne hanno fatto parte.
Coco, quindi, è un film differente dai predecessori, non tanto perché si tratta del primo film ambientato nella cultura messicana, ma perché si tratta di una sorta di viaggio a ritroso del protagonista, alla ricerca di un passato che sta per essere dimenticato per sempre ma che, allo stesso tempo, potrebbe condizionare il suo futuro.

I morti della famiglia Rivera
La famiglia Rivera

E’ emblematico come il motto di Ernesto De la Cruz, idolo di Miguel, sia “Cogli l’attimo”. E’ facendo suo questo motto che Miguel insegue il proprio sogno ed è disposto a lottare pur di raggiungerlo. Inseguendo l’attimo, però, si rischia di dimenticare tutto quello che è stato e quello che eravamo ed è proprio questo il vero pericolo che corre Miguel in tutta la durata del film, al di là delle peripezie che si trova ad affrontare.
Vivi attimo dopo attimo, senza mai voltarti indietro”. Sembra un po’ la filosofia di questa società sempre più alla rincorsa del successo economico, della fama e dell’eterna giovinezza. Chi non riesce a stare al passo, rimane indietro e chi rimane indietro è perduto.
Miguel (come tanti ragazzi moderni), rischia di rimanere invischiato in questa filosofia, preso a inseguire il futuro, dimenticandosi di soffermarsi a ricordare il passato e chi ne ha fatto parte.
Alla ricerca di un futuro sfavillante, si rischia di dimenticare l’unica ricchezza che tutti noi abbiamo: la ricchezza della memoria. Perché memoria significa amore per le persone che hanno fatto parte della nostra vita, e sì, anche il perdono dei loro errori.
Senza memoria si perde tutto quello che siamo stati e chi ci ha reso quello che siamo oggi. Senza memoria c’è qualcosa di ben peggiore della morte: l’oblio.
E’ proprio l’importanza della memoria il tema centrale del film, come viene ricordato anche dalla dolcissima Remember Me, canzone principale della colonna sonora.

Insomma, Coco è il classico film a cui la Pixar ci ha abituati: una trama semplice che ci porta in un mondo fantastico, popolato da personaggi vivi e tridimensionali. Soprattutto, è un film dal tema centrale molto importante, mai scontato, che risveglia nello spettatore sentimenti intensi che sembravano sopiti.
Preparate i fazzoletti.

Voto complessivo: Quattro stelle Eccellente

 


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4 pensieri su “[Film] Coco, di Lee Unkrich e Adrian Molina

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