[Film] Babadook, di Jennifer Kent

Babadook è la storia di un mostro.
Un mostro terrificante, che nella notte vaga per le stanze di una vecchia casa, di quelle fatte di legno, che scricchiolano a ogni sospiro del vento. Un mostro che emette versi agghiaccianti, terrorizzando a morte chiunque abbia la sfortuna di abitare in quella casa.
Questo mostro si chiama Samuel e ha sei anni.

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Scheda
Titolo originale: The Babadook
Regia: Jennifer Kent
Sceneggiatura: Jennifer Kent

Genere: Horror
Produzione: Australia
Anno: 2014

Cast: Essie Davis (Amelia Vanek); Noah Wieseman (Samuel Vanek); Tim Purcell (Babadook); Daniel Henshall (Robbie); Hayley McElhinney (Claire); Barbara West (Mrs. Gracie Roach)

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Babadook Book
Cucù!

Babadook è un tizio solitario, che conduce una vita tranquilla. Ama vestire di nero, legge libri horror, preferisce la notte al giorno (forse soffre d’insonnia) e mal sopporta la compagnia dei cani. Anche se non ci è dato saperlo per certo, molto probabilmente preferisce i gatti.
Insomma, è il classico pantofolaio, gattaro, amante dello humour nero che risulterebbe tra i clienti ideali di Netflix.

Babadook, è però afflitto da un terribile problema: la sua casa è infatti infestata da una presenza mostruosa. Una presenza infima, orribile, irritante, SNERVANTE! Questa presenza si aggira di notte per le stanze della casa gridando come un ossesso, ficcando il naso in ogni angolo, lagnandosi, frignando e occupando la tv con stupidi programmi di magia.
L’unica fortuna è che il mostro di giorno è impegnato fuori casa.
Babadook non sa dove esso vada durante il giorno, ma ha il terribile sospetto che si riunisca con altri mostri della sua stazza, per imparare tecniche sempre più sofisticate nel torturare i poveri uomini neri che dormono negli armadi.

La convivenza è già abbastanza difficile così, ma a un certo punto il mostro Samuel risulta troppo mostruoso perfino per i suoi simili e di punto in bianco si ritrova costretto a casa.
È la fine per Babadook!
Non solo dovrà continuare a sopportare le lagne mostruose durante la notte; ora il mostriciattolo lo affliggerà anche a tutte le ore del giorno e sicuramente occuperà la tv, col rischio di fargli perdere il finale di stagione di Game of Thrones!
Qua bisogna trovare una soluzione, e in fretta.

Babadook Samuel
Non solo di notte, ora anche di giorno bisognerà sopportarlo. Che culo!

Avvertimenti e minacce, purtroppo, non hanno alcun effetto.
Con le buone il mostro non la capisce, tanto che non riesce a tenerlo a freno nemmeno sua madre, altra presenza nella casa. La madre di Samuel, Amelia, non dà particolari noie, anzi; la povera donna, vedova e sola, sembra patire la presenza del mostro più di chiunque altro.
A nulla servono i suoi rimproveri al figlio (un po’ troppo fiacchi, a dir la verità). Mostro Samuel continua imperterrito a strillare, a frignare e a disturbare la quiete notturna. E non si limita solo a questo. Sfascia i vetri delle finestre con la palla, di tanto in tanto rischia di cavare un occhio a qualcuno scagliando freccette con la sua “simpatica” balestrina e non disdegna neppure di sparare petardi in casa come un delinquentello di periferia.

Quando Babadook non ne può proprio più, decide di intervenire a modo suo.
Non giudicatelo: che altro poteva fare? Chiunque al posto suo avrebbe fatto la stessa cosa. A mali estremi, estremi rimedi: prende possesso del corpo della madre e comincia a cantargliene quattro a quel mostro.
A discolpa di Babadook va detto che la povera donna era già stremata di suo. Certo, crescere un figlio da sola dopo essere rimasta vedova non dev’essere facile, ma la donna ha lasciato che la situazione degenerasse, fino a che questa è diventata inevitabilmente incontrollabile. Quando è fuori casa, non può girarsi un attimo che quello rischia di ammazzare qualcuno e quando è in casa non riesce a liberarsi di lui, dato che la segue ovunque e irrompe nella sua stanza anche… no, soprattutto nei momenti meno opportuni. Nell’unico giorno di malattia che si è concessa dal lavoro, la poveretta non può nemmeno sdraiarsi un attimo a dormire, che subito il mostro la va a importunare, frignando che ha fame e pretendendo che quella si alzi a servirlo.

Babadook book
Sì, lo hanno pensato in tanti.

Ma ecco che proprio allora Bababadook si fa forza e prende in mano la situazione, cantandogliene quattro e gridandogli: “Vai a mangiare la tua merda!”.
Insomma, quando ce vo’, ce vo’!
Il mostro, abituato a essere servito e riverito, rimane perplesso e scioccato. Nessuno aveva mai osato rivolgersi a lui in quel modo, tanto meno la sua servizievole mammina!
E qui finalmente, il protagonista sembra guadagnare terreno sul villain. La sua prima vittoria gli infonde sicurezza, tanto che da quel momento il mostro comincia poco a poco ad abbassare la cresta. Certo, ci sono ancora fregnacce, lamenti e qualche urlo qua e là, ma a Babadook (ancora nel corpo di sua madre) basta alzare la voce, agitare le mani minacciando schiaffoni e dirgli in faccia che razza di essere pesante e lamentoso sia, per rimetterlo in riga.
“Visto, mamma? Voce forte e modi severi, e vedi come sta buono il moccioso!”.
Insomma, Babadook si deve perdere pure la seconda stagione di Stanger Things per fare con il mostro il lavoro che sua madre avrebbe dovuto fare da tempo.
Non ci sono più i genitori di una volta!

Ma purtroppo, questo film non è di quelli a lieto fine.
Dopo una prima vittoria del nostro Babadook, il mostriciattolo riprende in mano la situazione, aiutato anche da quella infima di sua madre, ormai succube al suo volere.
Proprio la donna, che fino a poco prima era sempre stata tranquilla e compiacente, dimostra di avere un caratteraccio anche peggiore del figlio. A un certo punto, lei dice che il mostro ha preso tutto da suo padre (chissà che carattere di merda doveva avere!), ma anche lei deve avercene messo di DNA marcio, visto il modo in cui tratta il povero Babadook.
E così per il nostro eroe non c’è un finale felice. Senza spoilerare, dico solo che purtroppo non potrà mai avere quella pace tanto agognata.

Questo film mi ha fatto provare una profonda tristezza e comprensione per il protagonista.
Babadook, in fondo, è uno di noi. Uno che vuole starsene a casa tranquillo, che non ama molto i rapporti sociali e a volte fa semplicemente di tutto per evitarli. Uno che ha reagito di fronte ai soprusi, che non è stato zitto di fronte alla maleducazione di un bambino cresciuto quasi allo stato brado.
E cosa si ottiene quando ci si oppone ad arroganze di questo tipo? Si passa per cattivi, ovvio.
I mostri, incapaci di risolvere i loro problemi e di sciogliere i loro blocchi emotivi, vittime di rapporti interpersonali distorti, sfogano le proprie frustrazioni sul povero uomo nero che vive con loro, costretto quindi a nascondersi sotto al letto o dentro l’armadio. E quando questo reagisce, il mostro diventa lui!
Questa, in soldoni, la morale del film.
O no?

Ad ogni modo, è un film che fa riflettere. Perché tutti noi, alla fine, possiamo ritrovarci in qualche modo bollati come una sorta di Babadook da mostri di quella risma. Se questo non dovesse accadere, be’, allora facciamocela qualche domanda: magari i mostri siamo proprio noi!

Voto complessivo: 00 Voti 2 stelle e mezzo 

Trailer italiano.

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Nota di chiusura: Per Babadook come uomo (nero) provo rispetto, tanto più che nella vita privata è impegnato nella difesa dei diritti della comunità LGBT.

Onore e rispetto a tutti i Babadook del mondo!

Babadook LGBT Rights

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