Bullismo? Parliamone

Qualche giorno fa mi è capitato di vedere il video di Monica, una ragazzina vittima di bullismo. Stanca di subire le continue violenze psicologiche da parte dei compagni, si è messa una telecamera nello zaino e ha filmato stralci della sua vita quotidiana.
Quello che ne è uscito è un quadro vergognoso: insulti persistenti, rifiuti, minacce, derisioni, perfino qualche percossa. Tutto all’ordine del giorno, nelle aule, nei corridoi, sull’autobus.

Monica, giustamente, si chiede il perché di questo accanimento. Come possono i suoi compagni essere così crudeli? È forse lei a essere sbagliata?

Il video si può vedere sulla pagina Facebook di RaiDue.

La lotta contro il bullismo è un tema che mi sta molto a cuore. Per anni io stessa ho dovuto lottare contro questa forma di violenza, che senza esagerare si può chiamare vera e propria tortura psicologica.
Chiunque sia mai stato vittima di bullismo, capisce cosa prova Monica. Sa che le sue domande sono lecite, seppure dettate dalle sporche menzogne di vigliacchi senza scrupoli. Chiunque abbia subito il bullismo, vorrebbe con tutto il cuore poter far qualcosa per fermare quelle violenze e sente riaffiorare quello stesso senso di impotenza che provava allora.

Impotenti e indifesi. E’ così che ci si sente quando si viene quotidianamente e sistematicamente derisi, insultati, umiliati, evitati. E inevitabilmente, chi si ritrova solo/a contro tutti, senza nessuno dalla sua parte, comincia a chiedersi cosa ci sia di sbagliato in lui/lei.
Un dubbio infido, che si insinua  nell’animo e che accompagna la vittima anche nell’età adulta.
Basta un ostacolo particolarmente ostico, un periodo di difficoltà, un fallimento e il dubbio riaffiora, logorando tutto quello che di buono si è fatto fino a quel momento. La vittima dei bulli si chiederà sempre, più o meno inconsciamente, “dove ho sbagliato, io?” “Cosa c’è di sbagliato in me?.
Anche nel caso in cui non subiscano violenze fisiche (e raramente è così), le vittime di bullismo si porteranno per sempre dietro le ferite causate dai loro aguzzini.

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Forse questo i bulli non lo sanno. O forse lo sanno ed è proprio questo a provocare quel piacere perverso che li spinge a continuare a infierire.
Che cosa prova un bullo? Me lo sono sempre chiesta.
Cosa sente quando vede negli occhi della sua vittima tutto l’imbarazzo, la vergogna e il senso di umiliazione di cui lui/lei è causa? Prova mai qualcosa di vagamente simile al rimorso o al senso di colpa?
Mi chiedo se, una volta diventate adulte, queste persone continueranno a comportarsi nella stessa maniera. Oppure se cominceranno comportarsi come persone civili, dimenticando tutto ciò che è avvenuto nel passato, come se non avessero mai fatto nulla di male.
Chiedere a un bullo il perché del suo accanimento, potrebbe portare a sentirsi rispondere “Boh!“, “Perché lo fanno tutti“, “Perché è divertente”, “Perché (nome della vittima) è un/a debole“.

Già, debole. Ho sentito genitori lamentarsi dei propri figli  perché non sapevano difendersi dai bulli. “Non sono abbastanza forti”.
Come se rispondere alla violenza con la violenza portasse a qualcosa. Per carità, sono la prima a credere che, nella maggior parte dei casi, un bel pugno sul naso ai bulli sia una gran bella soddisfazione e magari potrebbe anche servire a far abbassare loro la cresta.
Ma è davvero una soluzione? No. Non a lungo termine, almeno.
Io sono convinta che un primo passo verso la soluzione, sia quella di fare squadra contro i bulli. Le vittime non vanno mai lasciate sole. Non bisogna mai permettere che pensino di essere sole, diverse, sbagliate.

Comunemente si pensa alla forza interiore come a una sorta di potere magico che compaia da sé, ma non è così. La forza interiore è una risorsa che va coltivata e curata, a partire dall’infanzia, esattamente come l’autostima e l’amor proprio. La forza interiore è come un giardino di fiori e non potrà mai crescere se viene costantemente calpestato e bruciato.
Ma come si può pretendere che un bambino sviluppi la sua forza interiore, l’autostima e l’amor proprio se si lascia che gli venga fatto credere di non averne il diritto?

Bullismo Bullo Scuola

Ecco perché è così importante parlare di bullismo. E’ importante che ne parli chi non ha mai subito il bullismo, come chi lo ha subito nel passato. Soprattutto, è importante incoraggiare le vittime affinché anche loro ne parlino apertamente, a testa alta.
Troppo spesso non lo fanno, a causa della paura o della vergogna.
Ma se c’è una cosa che ho imparato, è che non è la vittima quella che si deve vergognare.

Una costante che ho notato nella maggior parte dei bulli, e anche in questo video è evidente, è il gridare alla vittima “STAI ZITTA!”.
Stai zitta! Lo ripetono in continuazione, in qualsiasi occasione. Come se la vittima non avesse nessun diritto di avere un’opinione e di esprimerla. Dovrebbe solo starsene in un angolo. Senza nemmeno il diritto di esistere.
Ma col tempo ho capito che questa impellenza di zittire la vittima proviene dalla loro paura. Paura che la vittima possa dimostrarsi migliore di loro, paura che possa raccontare a qualcuno ciò che accade o, peggio, raccontare il suo dolore e renderlo reale. Perché quello che per la vittima è una lotta quotidiana, per il bullo è soltanto un gioco virtuale, uno sfogo. Usa l’altro come un punching ball per sfogare le proprie frustrazioni.
Ma se i punching ball non parlano, non si lamentano, non denunciano, non soffrono, le persone invece sì. E allora è per questo che i bulli devono fare in modo che le vittime non si sentano in diritto di lamentarsi, di difendersi, di esistere. STAI ZITTA! Che rimanga solo tra me, te e gli spettatori compiacenti.

E invece no. Non bisogna stare zitti. Mai. Soprattutto quando sono i bulli a imporlo.
Bisogna raccontare quello che accade, bisogna far sapere che razza di persone sono e bisogna gridarlo quanto più forte possibile. Non basta solo raccontarlo a insegnanti, genitori e autorità. Bisogna farne una propria bandiera.
Non per farsi dire “poverino/a”, ma perché potremmo scoprire che la “nostra squadra” è più numerosa e più forte di quella dei bulli. Perché il nostro messaggio potrebbe arrivare a chi si trova nella stessa situazione, ma si sente solo e indifeso. Perché più si parla apertamente di qualcosa, più questo viene messo in luce e viene percepito come reale (oggi se ne parla più spesso. Un tempo, il bullismo veniva molto minimizzato). Perché magari il nostro messaggio potrebbe arrivare a colpire dritto in faccia proprio chi ci ha fatto del male e, se siamo fortunati, potrebbe vergognarsene.
Ma soprattutto perché parlarne apertamente aiuta a liberare noi stessi. A lasciar andare un peso che non ci appartiene. Perché per quanto schifo quelli possano averci tirato addosso, lo schifo apparteneva a loro, non a noi.

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Numero verde: 800 66 96 96
Pagina Facebook della campagna  Mai più bullismo
Sito del Movimento Anti Bullismo Ma Basta!  creato dai ragazzi dell’istituto Galilei-Costa di Lecce.
Pagina Facebook Ma basta!

Se hai una storia da raccontare, se hai voglia di parlare, sfogarti o anche solo esprimere un’opinione a riguardo, scrivi nei commenti. Rispondo a tutti.

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