[Romanzo] Abarat: Giorni di magia, notti di guerra, di Clive Barker

Giorni di magia, notti di guerra è il secondo capitolo della saga di Abarat (qui la mia recensione del primo volume) e consacra di diritto il mio amore per la mente contorta di Clive Barker.
Contorta non solo per la sua anima profondamente horror, o per le creature assurde che brulicano in ogni pagina dei libri di Abarat, quanto per il lavoro maniacale che svolge per ognuna di queste opere.
Le illustrazioni presenti in ognuno dei volumi sono numerose e non sono dei semplici schizzi, ma veri e propri quadri. Inoltre, ho letto in una sua intervista quanto la stesura di Giorni di magia, notti di guerra sia stata travagliata.
Dal sito ufficiale di Clive Barker:

I finished the book in November, read the book and didn’t like it and threw it all away, and began again – which I’ve never done before. So there’s nothing in the second volume of Abarat as it now stands which faintly resembles the first version…

Traduzione mia:

Ho finito il libro a novembre, l’ho letto, non mi è piaciuto, l’ho buttato via tutto e ho ricominciato daccapo – cosa che non ho mai fatto prima. Perciò non c’è nulla nel secondo volume di Abarat, così come appare ora, che assomigli lontanamente alla sua prima versione…

Capito cosa intendo? 😉

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Scheda
Titolo originale: Abarat: days of magic, nights of war
Autore: Clive Barker
Genere: Fantasy
Numero di pagine: 594
Anno: 2004
Editore italiano: Fabbri Editori
Lingua originale: inglese
Traduttore: Beatrice Masini
Illustrazioni: Clive Barker

Compra su Amazon: Abarat. Giorni di magia, notti di guerra  (Vedi nota in fondo all’articolo)

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Trama

Sono passate otto settimane da quando Candy Quackenbush ha lasciato Chickentown facendosi trasportare dal mar d’ Izabella fino alle isole di Abarat. Dopo la fuga dalla casa di Wolfswinkel a bordo del glifo magico, è in viaggio per le isole insieme al rattopardo Malingo, che il perfido mago teneva in schiavitù.
Comincia per loro una vita da turisti, ma sulle tracce di Candy c’è l’Uomo Incrociato, incaricato da Christopher Carrion di rapirla. Nell’attesa, il Signore della Mezzanotte riceve la visita di sua nonna, la terribile megera Mother Motley, intenzionata a far cadere su tutta Abarat la Mezzanotte assoluta.

Abarat Giorni di magia notti di guerra - Candy e Malingo
Candy e Malingo sull’isola di Nausilla

Otto Houlihan era seduto nella stanza buia e ascoltava le due creature che l’avevano condotto là: una cosa con tre occhi chiamata Lazaru e il suo tirapiedi, Baby Congiuntiva, che giocavano a una sorta di bowling nell’angolo. Dopo la ventiduesima partita, il suo nervosismo e l’irritazione cominciarono ad avere la meglio.
«Quanto ancora dovrò aspettare?» chiese loro.
Baby Congiuntiva, che aveva grossi artigli da rettile e la faccia di un neonato deficiente, aspirò un sigaro blu e sbuffò una nuvola di fumo acre verso Houlihan.
«Ti chiamano l’Uomo incrociato, vero?» disse.
Houlihan annuì, scoccando a Congiuntiva il suo sguardo più freddo, il genere di sguardo che di solito rendeva la gente molle di paura. La creatura rimase impassibile.

In Abarat fiaba e orrore sono legati in un connubio indissolubile. Per analogia, mi viene in mente un prato fiorito che sorge su un ammasso di scorie velenose da cui prendono vita incubi che sembrano partoriti dalla mente di un folle. Al voltare di ogni pagina ci si trova di fronte alle creature più assurde. Spesso angoscianti.
Ma comunque Abarat ha anche dei difetti.

La trama è ancora una volta semplice, lineare, senza particolari colpi di scena e anche abbastanza prevedibile; proprio come una fiaba classica, insomma. Tuttavia, se il primo volume era introduttivo e quindi più lento, qui abbiamo molte più scene di azione e un climax degno di questo nome.

Ma il bello di Abarat è proprio il viaggio che il lettore compie pagina dopo pagina attraverso le mille meraviglie che lo contraddistinguono.
Quando nel primo romanzo si fa la conoscenza di Christopher Carrion, il Signore della Mezzanotte, non si pensa certo di poter trovare personaggi ancora più inquietanti. Come Leeman Vol, ad esempio, essere dal naso posticcio, dotato di tre bocche dai denti affilati e che ha fatto della sua pelle un’asilo per insetti, vermi e parassiti di ogni genere.

Abarat Giorni di magia notti di guerra - Leeman Vol
Leeman Vol e i suoi adorati amici

Inoltre, in questo libro conosciamo meglio Mater Motley, la “nonnina” di Carrion, una megera che indossa un abito da cui penzolano teste e arti umani che sono stati cuciti sulla stoffa. Se Carrion nel libro precedente ci era stato presentato come il villain della storia, ora scopriamo che Mater Motley non è certo solo una comparsa che sta a guardare. Sebbene passi la maggior parte del tempo con le sue sarte a cucire (letteralmente) i suoi soldati composti da fango e carcasse viventi, capiamo subito che ha anche lei un suo piano per il dominio su Abarat.

In questo volume viene approfondito il rapporto tra Mater Motley e il nipote e di quest’ultimo ne esce il ritratto di uomo tormentato, dilaniato dalla perdita della sua amata principessa Boa (sebbene mai ricambiato. Infatti il suo concetto di amore è distorto come tutto ciò che fa parte della sua vita). Se la malvagità della megera non è mai messa in discussione, il carattere di Carrion è invece molto più ambiguo e sfaccettato, così complesso che la stessa Candy si troverà a chiedersi se non meriti almeno un po’ di pietà umana.
Di nuovo, Carrion ne esce quindi come uno dei personaggi meglio riusciti della saga.

Tuttavia, Abarat non è solo orrore e mostruosità. Con il secondo volume diventa chiaro che è l’amore il tema centrale della saga. L’amore in tutte le sue forme. Amore per gli amici, amore materno, amore distorto, ma anche l’amore romantico, in grado di superare anche la morte.
C’è l’amore di Finnegan Hob per la principessa Boa, uccisa da un drago il giorno delle nozze e che da allora lo spinge a vagare per tutte le isole per uccidere ogni drago di Abarat.
E c’è l’amore eterno dell’angelo Numa Child per la sua Elathuria, donna-vegetale le cui foglie vengono disperse dai soffi vento, con Numa Child che percorre qualsiasi distanza, ogni volta, solo per ritrovarla.
Finnegan Hob racconta la loro storia a Malingo:

La voce di Finnegan, nel narrare questa parte della storia, si fece dolce e piena di tristezza.
«Infine lei gli disse: “Non lasciarmi, amore. Promettimi che non mi lascerai mai. Trovami, ovunque io vada. Trovami.”
Naturalmente, Numa non capì che cosa gli stava dicendo. “Cosa intendi dire?” le chiese.
Ma ben presto fu chiaro. Lei lo stava lasciando. Si era levato il vento, e la scuoteva, come avrebbe scosso un albero, facendone cadere i boccioli e le foglie, e portandone via la bellezza. Era ciò che stava succedendo a Elathuria. Stava perdendo il proprio essere, lì davanti agli occhi di lui. Fu terribile.»
Malingo colse il nodo alla gola di Finnegan e alzando lo sguardo vide le lacrime bagnargli le guance.
«Elathuria era ancora abbastanza forte da parlare a Numa. “Cercami là dove viene il vento” disse, con voce sempre più sommessa. “Io crescerò di nuovo dal seme che verrà portato via di qui.”
Numa naturalmente fu felice di saperlo, ma la sua mente era piena di domande e dubbi.
“Sarai davvero tu?” le disse.
“Sì” lei rispose. “Sarò io in ogni dettaglio. Tranne uno.”
“E quale?” le chiese Numa.
“Non mi ricorderò di te” rispose lei.
E mentre pronunciava queste parole, uno sbuffo di aspro vento si levò e la scosse con violenza, così che fu completamente dissolta…»
«No!» disse Malingo. «Era morta?»
«Be’… sì e no. Il vento aveva sparso i semi in un ampio raggio, ma Numa era deciso a trovare qualche traccia di lei – qualunque traccia – così cercò come un pazzo e non ebbe tregua finché la sua ricerca fu ricompensata.
Infine, dopo un lungo tempo di ricerche, la trovò, piantata in un nuovo posto. Stava ancora crescendo, ma lui la riconobbe all’istante, e si innamorò di nuovo di lei, come la prima volta.»
«E lei di lui?»
«Sì, certo.»
«Anche se non lo ricordava?»
«Sì. Era sempre la stessa anima, dopotutto. E così lui…»

Non importa se si frappongano distanze, nemici, disgrazie o morte: solo nell’amore c’è salvezza. È la mancanza di amore che corrompe lo spirito e la carne, così come avviene tra nonna e nipote sull’isola di Gorgossium.

Abarat Giorni di magia notti di guerra - Numa Child e Elathuria
Numa Child e la sua amata Elathuria

In questo volume ritroviamo anche John Dispitto e i sei fratelli John che crescono sulle sue corna da cervo.
Nel libro precedente lo avevamo lasciato alla ricerca di Finnegan Hob e sebbene qui non compaia se non dopo la metà del libro, si rivela ancora un personaggio interessante. Le discussioni tra i fratelli sono sempre causa di qualche malumore o conflitto, soprattutto visto il caratteraccio di John Serpente, forse il meglio riuscito fra tutti i John.

Candy non è male come personaggio, ma soffre un po’ di quella sindrome da protagonista predestinato, per cui molti degli eventi nella storia le accadono intorno invece di essere conseguenze dirette delle sue scelte. È un personaggio amabile, senza troppe zone d’ombra e senza una personalità particolarmente complessa.
Tuttavia, per quel che mi riguarda, è un difetto che può passare in secondo piano visti tutti gli altri punti di forza della saga.

In conclusione, Giorni di magia, notti di guerra mi è piaciuto tantissimo, anche più del primo Abarat e già non vedo l’ora di leggere Assoluta Mezzanotte, il terzo capitolo, dove si preannuncia una rivalsa delle forze del male.
Naturalmente, con la conclusione del secondo libro sono rimaste aperte molte questioni, (alcune decisamente preoccupanti!) e, dato che mancano ancora ben tre volumi alla conclusione della saga, la lotta sarà ancora molto lunga e difficile per Candy e i suoi amici.

Voto complessivoQuattro stelle Eccellente


Compra su Amazon Abarat. Giorni di magia, notti di guerra

Nota: il link porta all’edizione della BUR, decisamente più economica di quella della Fabbri ma sprovvista delle illustrazioni.

10 pensieri su “[Romanzo] Abarat: Giorni di magia, notti di guerra, di Clive Barker

    1. Non sono il mio genere, ma non so perché a me piacciono moltissimo. Sicuramente creano un’atmosfera, ma non credo siano fondamentali per apprezzare l’opera. Più che altro, i libri illustrati costano un botto, mentre quelli senza illustrazioni costano la metà. Se già non ti piacciono, meglio quindi optare per l’edizione Bur (Esiste anche un’edizione pubblicata con Sonzogno, ma la traduzione mi sembra diversa, tanto che Chickentown è stata tradotta con Pollipoli e Carrion con Carogna. A mio avviso, una scelta poco felice)

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