5 scrittrici che ammiro come donne

Buongiorno bloggers e lettori/lettrici.

Al momento vi scrivo dal mio bunker sotterraneo, antiatomico e antispoiler, in attesa di poter andare a vedere Avengers: Infinity War. Languisco per la mancanza di sole, ma ce la posso fare, ormai mi mancano pochi giorni. 😉
Questa settimana non sono riuscita a dedicarmi al blog, ma oggi è venerdì e questo significa che è tornato l’appuntamento con la rubrica 5 cose che… ideata dal blog Twins Books Lovers.

Ci tenevo a scrivere il post di oggi, poiché il tema è 5 scrittrici che ammiro come donne. Purtroppo ultimamente si parla spesso di autrici diventate famose (e ricche) per aver scritto libri non proprio edificanti per la figura della donna. Sì, la prima che mi viene in mente è proprio E.L. James, autrice della trilogia delle sfumature, di cui se ne è già scritto più che a sufficienza.
Meglio allora parlare di quelle scrittrici che hanno dato, o danno ancora, un’immagine della donna molto più positiva e “moderna”. Autrici che non solo hanno dato vita a eroine forti e determinate, ma che si sono rivelate loro stesse donne ammirabili.

Ecco quindi la mia lista (non esaustiva):

1.  Jane Austen

Jane Austen

Cresciuta in un’epoca in cui per le donne scrivere era considerata una pratica sconveniente, non si è comunque lasciata scoraggiare. I suoi romanzi sono molto più che storie d’amore e di matrimoni e leggendo tra le righe si viene stuzzicati dalla sua arguzia e dal suo senso dell’umorismo tagliente.

A ventisette anni ricevette una proposta di matrimonio da Harris Bigg-Wither, un uomo poco attraente e dal carattere difficile, ma sufficientemente ricco da permetterle di sistemare sé stessa e la sua famiglia. Jane accettò la proposta, ma il giorno dopo, forse rendendosi conto che non avrebbe mai potuto amare Harris, ritrattò.
Come le sue eroine, Jane credeva che il matrimonio dovesse essere fondato sull’amore, o quantomeno sul rispetto reciproco, cosa che probabilmente con Harris non avrebbe mai potuto avere. La sua coerenza è ammirabile e anche il suo coraggio, se si considera che la sua famiglia versava in una situazione economica precaria e che ai tempi della proposta lei aveva già ben 27 anni (a quei tempi, a quell’età, le donne erano già considerate delle tardone).

Successivamente a questo episodio scrisse una lettera alla nipote Fanny, che le aveva chiesto un parere riguardo a un uomo che avrebbe voluto sposare:

Qualsiasi cosa è preferibile o più tollerabile dello sposarsi senza affetto.
Jane Austen

2. J. K. Rowling

JK Rowling

La storia di Joanne Rowling ormai è rinomata: madre single disoccupata, povera e depressa, un giorno viene folgorata da un’idea mentre si trovava su un treno da Manchester diretto a Londra, bloccato per un guasto. Da quel momento si dedica con grande forza di volontà a scrivere il suo primo romanzo e, dopo una serie di rifiuti, riesce a farsi pubblicare e diventa miliardaria.

Sebbene nelle sue interviste spesso i giornalisti si soffermino sui miliardi, non è tanto la sua storia del tipo “dalle stalle alle stelle” a farmi ammirare la Row, quanto proprio la sua forza di volontà nel riuscire a portare a termine il suo obiettivo. Scrivere un romanzo è difficile. Farlo scrivendo tutto a mano, dovendo poi ricopiare con la macchina da scrivere (allora non aveva nemmeno un computer), dovendosi occupare da sola di una bambina piccola e con il pensiero di non riuscire ad arrivare alla fine del mese, è a mio avviso straordinario. Soprattutto se si pensa che doveva lottare contro una forte depressione che, come ci ha illustrato perfettamente attraverso i Dissennatori, ti prosciuga della speranza e della voglia di vivere.

Nonostante tutto questo, ha incollato il sedere alla sedia per mesi e si è dedicata con devozione alla stesura del suo romanzo il quale, pur essendo tutt’altro che perfetto, le ha permesso di risollevarsi da sola, di prendersi le sue rivincite sulla vita e dare un futuro più che roseo a una bambina che sembrava destinata a crescere povera. Mica male!

Il fondo che avevo toccato divenne una solida base sulla quale iniziai a ricostruire la mia vita.
J.K. Rowling

3. Maya Angelou

Maya Angelou

Quando una scrittrice riceve 50 lauree ad honoris causa, da aggiungere ad altri numerosi riconoscimenti per le sue opere e per il suo impegno sociale, significa che ci si trova di fronte a qualcuno di straordinario.
E infatti Maya Angelou straordinaria lo era, come lo è stata la sua vita. Il suo talento poliedrico le ha permesso di cimentarsi nella narrativa, nella poesia, nella recitazione, nella musica, nella produzione di opere teatrali e di programmi televisivi. Oltre a questo, si è dedicata all’insegnamento e ai diritti civili nel Ghana e ha lavorato a stretto contatto con Malcom X e Martin Luther King Jr. … praticamente era più produttiva lei in un minuto di quanto non lo sia io in un mese!

Ad oggi è l’artista afroamericana più conosciuta al mondo, e con la sua scrittura incisiva, forte e sincera si è fatta portavoce delle sofferenze e dei diritti delle donne di colore, non solo afroamericane. Scomparsa nel 2014, quello che ha lasciato al mondo non è soltanto una mole di opere dal grande valore artistico, ma soprattutto un esempio vivente di come poter diventare persone migliori.

[…]
Volevi vedermi spezzata?
Con la testa china e gli occhi bassi?
Le spalle cadenti come lacrime.
Indebolita dal mio pianto, che viene dall’anima.
La mia superbia ti offende?
Non prenderla così male.
Perché io rido come se avessi miniere d’oro
scavate nel mio cortile.
Puoi spararmi con le tue parole.
Puoi ferirmi con i tuoi occhi.
Puoi uccidermi con il tuo odio,
ma io, come l’aria, mi solleverò.

[…]

“Ancora io mi solleverò”, Maya Angelou

4. Emily Brontë

Emily Bronte

Delle tre sorelle Brontë, Emily è sempre stata quella che ho ammirato di più. Non solo perché il suo Cime Tempestose è il mio romanzo preferito, ma soprattutto per il suo carattere forte e indomabile, che non ha potuto non rispecchiarsi nella sua scrittura.

Il libro tratteggia un ambiente duro, cupo, dalla vegetazione brulla. Cime Tempestose è un romanzo che racconta di rapporti aspri tra personaggi capaci di odiare fin nelle viscere, ma anche di amare con un trasporto che conduce fino alla pazzia e che non cessa nemmeno dopo la morte. Un libro tanto innovativo nella sua durezza, da sconvolgere i critici dell’epoca che lo definirono “volgare” e “rozzo” (ed erano convinti che fosse stato scritto da un uomo, tale Ellis Bell. Figuriamoci se avessero saputo che era stato scritto da una ragazza!).

Così era Emily: una donna dal carattere difficile, ma incapace di provare emozioni “tiepide”. Eppure poteva essere anche dolce, amorevole e divertente. Di sicuro, una ragazza che non si è fatta piegare dalle convenzioni imposte alle donne della sua epoca; a differenza delle sorelle Charlotte e Anne, più posate, Emily era un vero maschiaccio e che ha mantenuto la sua forza d’animo anche durante la tubercolosi che l’ha portata alla morte. Insomma, come la sua Catherine, non aveva niente a che vedere con le ragazze svenevoli e delicate dei suoi tempi e ci ha regalato un romanzo che ancora oggi ci colpisce per la sua cruda spietatezza.

Gli ho dato il cuore e lui lo ha preso soltanto per stritolarlo a morte e scagliarmelo sulla faccia. Gli esseri umani sentono con il cuore, Ellen, e poiché lui il mio lo ha distrutto, non posso più provare alcun sentimento nei suoi riguardi; né vorrei provarlo, nemmeno se lo vedessi gemente a patire da questo momento fino al giorno in cui morirà, e anche se versasse lacrime di sangue per Catherine!

“Cime Tempestose”, Emily Brontë

5. Mary Wollstonecraft

Mary Wollstonecraft

Madre di quella Mary Shelley che scrisse Frankenstein, Mary Wollstonecraft è però conosciuta per la sua lotta alle discriminazioni di genere. Il suo carattere determinato non si è mai piegato a quell’ideale di donna esaltato nella sua epoca: una donna tutta civetterie e pettegolezzi, il cui unico compito fosse quello di compiacere l’uomo, farle da serva e starsene il più possibile zitta in un angolo. Criticò perfino Rousseau per aver esaltato questo ideale distorto.
Per lei la donna doveva essere libera di esprimere le proprie opinioni e trovare un proprio posto nel mondo.

Se leggendo i romanzi di Jane Austen si ha l’impressione che le donne dell’epoca venissero considerate come una merce da dare in sposa al migliore offerente (la signora Bennet in Orgoglio e Pregiudizio ne è l’empio emblematico), è perché in effetti… era proprio così. Le figlie venivano allevate con la speranza che potessero un giorno trovare un buon partito e vivere della sua rendita, dato che alle donne non era permesso neanche di ereditare i soldi e le proprietà di famiglia.
Invece di accettare questa situazione come naturale, però, Mary le si oppose con forza, pubblicando numerosi scritti nei quali auspicava che le donne potessero ottenere un grado di istruzione tale da poter diventare autosufficienti e autodeterminate.

Considerato che Mary era nata quasi vent’anni prima di Jane Austen, definirla una donna all’avanguardia sarebbe un eufemismo.

Chi ha reso l’uomo il giudice esclusivo, se la donna condivide con lui il dono della ragione?
“Rivendicazione dei diritti della donna”, Mary Wollstonecraft

Grechina Divider

E voi? Ci sono delle scrittrici che ammirate anche come donne, oltre che per le loro opere?

Buon fine settimana a tutti/e.


Scopri gli altri “episodi” di 5 cose che…

13 pensieri su “5 scrittrici che ammiro come donne

    1. A me piacciono molto le sue poesie ma ho trovato raccolte solo in inglese. Come romanzo, direi “Io so perché canta l’uccello in gabbia” che racconta il razzismo dal punto di vista di una bambina (lei stessa) nell’America degli anni ’30. E’ il primo di una serie di sette romanzi ispirati alla sua vita.

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