[Romanzo] La svastica sul sole, di Philip K. Dick

E se la Storia fosse andata diversamente? Quali scenari si sarebbero presentati se, ad esempio, Napoleone non fosse stato sconfitto a Waterloo, o se Cesare e Lincoln non fossero stati assassinati? Se in Italia non ci fosse mai stato il Risorgimento, o se non fosse mai avvenuta la Rivoluzione Francese?
Questo, in sostanza è ciò che si propone il genere letterario chiamato ucronia, ovvero immaginare sviluppi alternativi degli eventi storici.

Per quel che mi riguarda, l’ucronia è un genere che mi affascina tantissimo, non solo perché permette di esplorare delle realtà alternative, ma soprattutto perché permette di riflettere sulla realtà che stiamo vivendo. Se un evento storico fosse andato diversamente, oggi vivremmo meglio o peggio? Naturalmente non si potrà mai sapere per certo e la risposta dipende molto dall’opinione dell’autore.
Con La svastica sul sole, Philip K. Dick propone un finale alternativo del secondo conflitto mondiale. Le forze dell’Asse hanno vinto la guerra e il mondo è stato spartito tra il Giappone imperialista e la Germania nazista. Il risultato, ovviamente, è un mondo molto diverso da come lo conosciamo.

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Scheda
Titolo originale: The man in the high castle
Autore: Philip K. Dick
Genere: Ucronia
Numero di pagine: 240
Prima pubblicazione: 1962
Editore italiano: Fanucci Editore
Lingua originale: Inglese
Traduttore: Carlo Pagetti

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Trama

1962. Le forze dell’Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale e l’America è divisa in due parti, l’una asservita al Reich, l’altra ai Giapponesi. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana è dilagato a tal punto da togliere ogni volontà o possibilità di riscatto. L’Africa è ridotta a un deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre in Europa l’Italia ha preso le briciole e i Nazisti dalle loro rampe di lancio si preparano a inviare razzi su Marte e bombe atomiche sul Giappone. Sulla costa occidentale degli Stati Uniti i Giapponesi sono ossessionati dagli oggetti del folklore e della cultura americana, e tutto sembra ruotare intorno a due libri: il millenario I Ching, l’oracolo della saggezza cinese, e il bestseller del momento, vietato in tutti i Paesi del Reich, un testo secondo il quale l’Asse sarebbe stato in realtà sconfitto dagli Alleati.

Da una settimana il signor R. Childan teneva d’occhio ansiosamente la porta. Ma il prezioso pacchetto inviato dagli Stati delle Montagne Rocciose non era ancora arrivato. Il venerdì mattina. quando aprì il negozio e vide sul pavimento solo lettere pensò: il mio cliente si infurierà.

(Incipit)

Mappa Stati Uniti La svastica sul sole

Nel romanzo non ci sono prologhi che spieghino la situazione, né narrazioni esterne che forniscano i retroscena degli avvenimenti. Quello che c’è da sapere lo apprendiamo attraverso le azioni e i pensieri dei protagonisti. In questa storia corale, non sono gli eventi storici il fulcro di La svastica sul sole, quanto gli effetti che questi hanno avuto e che ancora hanno sulle vite dei personaggi.
Non un vero e proprio romanzo (fanta)storico, quindi, ma un romanzo intimista, che ci permette di entrare nella testa di persone costrette a dover fare i conti con i postumi di un conflitto forse non ancora del tutto concluso.

La storia ha inizio a San Francisco, negli Stati Giapponesi del Pacifico. Il negozio di Robert Childan, Manufatti Artistici Americani, vende oggetti autoctoni di antiquariato a facoltosi giapponesi.  Con questo espediente, Dick ci rivela subito ciò che ne è stato della cultura americana, divenuta un piccolo lusso, un capriccio, per i ricchi colonizzatori.

Il signor Tagomi, un funzionario giapponese, cliente di Childan, è in attesa di ricevere il manufatto che aveva ordinato al negozio e che ha intenzione di donare a un imprenditore svedese di nome Baynes, in arrivo dall’Europa.  Quello che Tagomi non sa è che quella di Baynes è un’identità fittizia, creata da Rudolf Wegener (questo il suo vero nome) dopo essere fuggito dall’Europa, in possesso di informazioni su un piano di attacco nucleare del Terzo Reich ai danni del Giappone.

Fittizia è anche l’identità di Frank Frink, il cui vero cognome, Fink, tradiva le sue origini ebraiche. Licenziato dalla ditta dove lavorava, produttrice di manufatti americani “tarocchi”, apre una società con l’ex collega Ed McCarthy e insieme producono gioielli che considerano innovativi e originali.

Intanto, la ex moglie di Frink, Juliana, conosce Joe Cinnadella, un giovane italiano dall’aria malinconica, con il quale inizia una relazione. Ma anche in questo caso, nulla è come sembra.

Tutti i personaggi sono in qualche modo legati tra di loro e a fare da filo conduttore sono in particolare due libri, divenuti centrali nella cultura americana post bellica: l’I-Ching, libro degli oracoli di origine cinese importato dai giapponesi, e il romanzo La cavalletta non si alzerà più, scritto dal misterioso autore Hawthorne Abendsen. Leggenda vuole che, per paura di ritorsioni, Abendesen si si rifugiato in una fortezza inespugnabile ed è a lui che fa riferimento il titolo originale di La svastica sul sole, ovvero L‘uomo nell’alto castello.
Come in un gioco di specchi, il romanzo di Abendsen è anch’esso un’ucronia dove a vincere la guerra sono state le Forze Alleate. Proibito dal Reich, questo romanzo gode comunque di una diffusione capillare tra gli americani i quali grazie ad esso possono permettersi di sognare quel riscatto che forse non potranno mai avere.

La svastica sul sole - Mappa del mondo

Scrivere una recensione di La svastica sul sole è davvero difficile; il mondo alternativo descritto da Dick è molto complesso e dettagliato ed è quasi impossibile scendere in dettagli senza diventare troppo prolissi.  Tuttavia, senza quei dettagli si perde molto del fascino di questo romanzo perché se è vero che il fulcro sono i personaggi e le loro vite, è anche vero che è il mondo dentro cui vivono, pensano e crescono a rendere particolari le loro storie.

Quello che ho amato di più di questo romanzo è stato proprio il potermi immergere nella sua realtà alternativa guardandola con gli occhi di chi la vive. Pensieri e dialoghi vivi, palpabili e (per quanto possibile) realistici, permettono di immergersi nella storia senza difficoltà, anche se a volte Dick si perde in monologhi interiori un po’ troppo verbosi, che rallentano la storia.
Paradossalmente, è attraverso gli stralci tratti da La cavalletta non si alzerà più che apprendiamo alcuni dettagli di come si sono svolti gli eventi che hanno permesso la vittoria dell’Asse. Abituati ormai a una vita da sconfitti e al dominio dei vincitori, attraverso le pagine del romanzo di Abendsen, gli americani si approcciano timidamente alla possibilità di aver vinto la guerra e di poter dominare sul mondo. Sulle prime appaiono titubanti, quasi intimoriti di fronte a questa possibilità. Ma poi subentra il desiderio di rivalsa, quell’antico orgoglio americano che sembra ormai sopito sotto il giogo dei vincitori.
In La svastica sul sole, gli attacchi di Hiroshima e Nagasaki non sono mai avvenuti. Il Giappone è una delle superpotenze mondiali e l’America non ha mai dominato sul resto del mondo. Da sconfitti, sono gli americani a camminare a testa bassa, succubi di una sorta di complesso di inferiorità nei confronti dei nuovi “padroni”.
Il romanzo è raccontato con il punto di vista di vincitori e di sconfitti, ma sono proprio questi ultimi ad avere una parte centrale. E’ emblematico come fin dall’inizio del romanzo ci venga presentato il mercato di manufatti americani pre-guerra, che i giapponesi vedono come curiosi giocattoli di lusso; un folklore “esotico” che fornisce simpatici souvenir di una cultura ormai sempre più destinata ad omologarsi con quella dei suoi “dominatori”.
Il popolo americano non ha quella fierezza a cui  siamo abituati. Le umiliazioni a cui sono sottoposti, pur essendo subdole e quasi impercettibili, si rivelano invece schiaccianti e sebbene la trama del romanzo sia semplice, senza particolari colpi di scena, è proprio questa realizzazione da parte di uno dei personaggi uno dei punti principali della storia; la presa di coscienza dell’essere un popolo sottomesso, da troppo tempo non più abituato ad alzare la testa. Una forma di sottomissione che, chissà perché, mi ha ricordato molto la situazione italiana post-bellica.

C’è da dire che Dick mostra forse un po’ troppa indulgenza nei confronti dei giapponesi, mostrandoli come dominatori fondamentalmente zen, severi, ma privi di reale crudeltà. Un’immagine che stona parecchio con la realtà mostrata dalla storia reale. Diverso, è il trattamento riservato ai nazisti, per i quali dal romanzo risulta palese che l’autore provasse sincero disgusto. Questo ci permette però di avere due Americhe – quella orientale e quella occidentale – segnate da destini molto diversi sebbene, alla fine, tutt’altro che felici.

Time Square con bandiera nazista
Immagine tratta da “The man in the high castle”, serie tv Amazon ispirata al romanzo.

La svastica sul sole è un romanzo ucronico particolare nel suo genere, che vale la pena di essere letto. Ne nascono sicuramente spunti di riflessione interessanti e permette di immergersi in un mondo spaccato a metà, senza una netta distinzione tra buoni o cattivi, dove genocidi e discriminazioni razziali sono accettati con cinica indifferenza. Un mondo molto diverso dal nostro, per certi aspetti, ma che a un’occhiata più attenta, forse, mostra inquietanti similarità.

 Voto complessivo: Tre stelle e mezzo Ottimo lavoro


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