[Romanzo] Pet Sematary, di Stephen King

Stephen King è conosciuto ormai da anni come il maestro dell’horror; un’etichetta che mi ha sempre fatto storcere un po’ il naso, come tutti questi generi di etichette.
Fino a oggi di suo avevo letto solo i racconti e On Writing, celebre biografia/manuale di scrittura che, secondo il mio parere, tutti gli aspiranti scrittori dovrebbero leggere almeno una volta nella vita. Lo so, sembra assurdo, ma fino a una settimana fa non avevo mai letto un romanzo di Stephen King.
Finalmente, dopo tutto questo tempo, ho avuto modo di dedicarmi a un suo romanzo e non so neppure il perché la mia scelta è ricaduta su Pet Sematary. Il risultato? Tre sere di lettura con i sudori freddi e i nervi a fior di pelle. Ma ne è valsa la pena.

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Scheda
Titolo originale: Pet Sematary
Autore: Stephen King
Genere: Horror
Numero di pagine: 426
Anno: 1983
Editore italiano: Sperling & Kupfer (collana Pickwick)
Lingua originale: inglese
Traduttore: Hilia Brinis

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Trama

Assunto come medico nell’università locale, Louis Creed si trasferisce con la famiglia a Ludlow, nel Maine. Di fronte alla nuova casa, separata dalla statale 15, si trova l’abitazione di Norma e Judson (Jud) Crandall, con il quale Louis sente subito una forte affinità. E’ proprio Jud a mostrare alla famiglia Creed il cimitero degli animali che si trova nei boschi adiacenti alla loro casa. Ma poco lontano da esso, oltre una catasta di legno, si trova un cimitero ancora più misterioso…

Il cimitero degli animali

Louis Creed, che aveva perso il padre a tre anni e non aveva mai conosciuto i nonni, non si aspettava di trovare un padre quand’era ormai alle soglie della mezza età, eppure andò proprio così… sebbene egli chiamasse quell’uomo un amico,  com’è logico faccia un adulto quando l’incontro con l’uomo adatto a fargli da padre arriva relativamente tardi nella vita. Conobbe quell’uomo la sera in cui lui, sua moglie e i loro due bambini si trasferirono nella casa di Ludlow, una grande casa bianca dalle strutture in legno. Winston Churchill traslocò con loro. Church era il gatto della piccola Eileen.

(Incipit)

Di Pet Sematary ricordo di aver visto il film anni fa (di cui, ovviamente, si farà un remake). Era estate e a quei tempi su Italia 1 trasmettevano film horror per tutta la stagione, in seconda serata. Pur avendolo visto una volta sola, il film deve essermi rimasto impresso poiché a distanza di anni ricordavo ancora la storia e gli eventi più drammatici. Nonostante avessi già spoiler riguardo alla trama, non mi è tuttavia mancata la tensione durante la lettura.

Tutta la prima parte del romanzo è dedicata all’introduzione dei personaggi, a cominciare da Louis Creed, medico non particolarmente ambizioso che si accontenta di lavorare nell’infermeria di un’università della piccola città di Ludlow.
Con lui, si trasferiscono la moglie Rachel, casalinga proveniente da una ricca famiglia ebrea di Chicago, i due figlioletti, Ellie di cinque anni e Gage di pochi mesi e il gatto Winston Churchill, o più semplicemente Church. La loro nuova casa da’ le spalle a un bosco rigoglioso, ma si affaccia sulla statale 15, territorio di auto e grossi camion che sfrecciano ad alta velocità. E’ Jud Crandall, arzillo ottantenne che vive dall’altra parte della strada con la moglie Norma, a mettere in guardia la famiglia Creed riguardo ai pericoli della statale.
Nati e cresciuti a Ludlow, i coniugi Crandall conoscono la zona come le loro tasche e sono felici di poter accogliere i nuovi arrivati facendo loro da guida. Se Norma è bloccata da una grave artrite, Jud è invece ancora molto attivo e un giorno decide di accompagnare i Creed a visitare il cimitero degli animali, che si trova nel cuore del bosco alle spalle della loro casa. In questo luogo misterioso e un po’ inquietante, gli abitanti della zona, in particolare i bambini, hanno preso l’abitudine di seppellire i loro amici a quattro zampe defunti. Un modo per ricordarli per sempre e forse, anche per esorcizzare la morte. Più in là, dietro a una catasta di alberi che sembra inespugnabile, si trova il territorio che un tempo apparteneva ai Micmac, popolo di nativi scacciati dalle loro terre. Da anni, nessuno si è più azzardato a percorrere quei territori; saranno le leggende inquietanti o quella strana sensazione che si avverte,  come se qualcuno o qualcosa stesse osservando dall’altra parte della catasta. Forse, addirittura chiamando, come se non aspettasse altro che poter essere risvegliato.

Che in una storia di Stephen King debba esse presente l’orrore, è scontato. Tuttavia non si tratta di quell’orrore splatter ed esagerato che si trova spesso in storie di questo genere. L’orrore di King è molto più sottile e affatto banale. Sono i lati oscuri della mente umana, scoperti come carne viva, a mettere inquietudine. In Pet Sematary è la paura della morte il tema centrale, e la reazione che ognuno di noi ha di fronte ad essa. Una morte seguita a una lunga malattia, una morte improvvisa e violenta, una morte naturale… ognuna di queste situazioni ci mette di fronte a dilemmi e domande a cui non riusciamo a dare una risposta. Ci sentiamo piccoli, inermi, infantili, spaventati e arrabbiati. Spesso risveglia le parti più oscure della nostra anima e ci troviamo a fare pensieri o a compiere azioni che di cui non ci saremmo mai ritenuti capaci.
King è abilissimo nel mettere in scena tutti questi sentimenti e queste debolezze e lo fa in maniera così naturale che è impossibile non immedesimarvisi. Ed è lì che scatta l’orrore, quello vero, quello che ci fa sentire così umani eppure allo stesso tempo così piccoli, a volte anche meschini.
Non manca comunque la tensione anche nella trama; se la prima parte del romanzo è dedicata all’introduzione dei personaggi, non è comunque una parte noiosa. Con la loro umanità e naturalezza, i personaggi – la famiglia Creed in particolare – entrano nelle vene del lettore man mano che impara a conoscerli, fino quasi ad affezionarcisi. I momenti di vita famigliare e coniugale non mi sono mai parsi né prolissi, né buttati a caso. Non mancano attimi di tensione, mascherati da incubi (ma lo sono veramente?) e premonizioni, che annunciano la tragedia imminente.
L’autore si prende i suoi tempi prima di mettere in scena l’azione vera e propria, ma dissemina il romanzo di particolari inquietanti e dialoghi premonitori che vivacizzano la storia fin dalle prime pagine.
E’ proprio quando ormai si è entrati in confidenza con i personaggi che entra in gioco la seconda parte e, con essa una catena di eventi che creano sempre più tensione, fino al culmine finale. Eventi forse prevedibili (anche senza aver visto prima il film), ma che certo non mancano di creare una forte angoscia. King mette in pratica uno dei suoi insegnamenti più importanti, riportati in On Writing: uccidi i tuoi cari!
Come accade con i libri di George R.R. Martin, appare quasi subito chiaro che nessuno dei personaggi è mai del tutto al sicuro. Come l’autore de Le cronache del ghiaccio e del fuoco, King ci va giù duro con i suoi personaggi e se qualcosa può andare storto, state pur certo che lo farà. Nel peggiore dei modi.
E dopo aver passato metà romanzo a conoscerli, questi personaggi, si finisce col scoprire di essercisi affezionati più di quanto si avrebbe dovuto. E’ allora che King tira fuori il coltello e strappa il cuore del lettore fuori dal petto!

Stephen King cameo in Pet Sematary
Il cameo di Stephen King in una scena di Pet Sematary del 1989

Lo stile di Stephen King non si potrebbe definire propriamente asciutto, ma non è mi è sembrato nemmeno particolarmente prolisso. Il tintinnio del ghiaccio dentro a un bicchiere, la luce dei fari di un camion di passaggio che si riflette sulla catenella degli occhiali, sguardi vaghi che nascondono verità inconfessabili…  le descrizioni a volte si dilungano, ma mettono in scena dettagli e particolari quel tanto che basta da rendere “vive” le immagini che presentano.
Unica pecca che ho trovato un po’ fastidiosa, soprattutto nella prima parte del romanzo, è l’insistenza nell’inserire anticipazioni che spoilerano gli eventi principali; non ne capisco proprio l’utilità, dato che invece di aumentare la tensione, rischia di farla morire sul nascere. Per fortuna, come ho detto, la scrittura di King riesce comunque a mantenere viva la tensione fino alla fine, ma è un espediente di cui non riesco proprio a capacitarmi e che non replicherei per nessun motivo. Un difetto che si può perdonare solo a fronte dei numerosi pregi.

Il romanzo è scritto in terza persona al passato, principalmente focalizzata sul punto di vista di Louis. Gli eventi sovrannaturali vengono quindi “filtrati” dalla sua mente logica e razionale, che tuttavia si trova pian piano costretta a cedere di fronte ad eventi inspiegabili di natura sempre più chiaramente soprannaturale.

Non gli piaceva quel sogno. Oh, Dio, per niente! Era troppo reale. I nodi del tappeto, il fatto di non essere riuscito a passare attraverso l’uscio, quando in qualsiasi sogno che si rispetti una persona sarebbe in grado (o dovrebbe esserlo) di attraversare porte e pareti… e ora il contatto dell’erba fredda di rugiada contro i piedi nudi, e la sensazione del vento notturno, appena un alito, sulla sua persona, nuda salvo un ridottissimo slip. Una volta sotto i pini, il tappeto di aghi prese a pungergli le piante dei piedi: altro piccolo particolare un po’ più realistico del necessario.
Non importa. Non importa. Sono a casa, nel mio letto. E’ solo un sogno, anche se è così vivido, e come tutti i sogni domani sembrerà una sciocchezza. Al risveglio, la mia mente ne scoprirà l’inconsistenza. 
Il ramo di un albero secco gli graffiò un bicipite ed egli trasalì. Più avanti, Pascow era solo un’ombra che si muoveva e ora il terrore si era come cristallizzato nella mente di Louis, formando una vivida scultura. Sto seguendo un morto nei boschi, sto seguendo un morto fino al cimitero degli animali, e questo non è un sogno. Dio mi aiuti, questo non è un sogno. Tutto questo avviene davvero. 

Il soprannaturale di Pet Sematary affonda le sue radici nella mitologia nativa americana, altro particolare del romanzo che ho apprezzato molto. Tuttavia, essa rimane sullo sfondo, come una sorta di burattinaio che muove i fili delle sue marionette inconsapevoli.

Gatto nel cimitero degli animali

In conclusione, Pet Sematary mi è piaciuto moltissimo. E’ stata per me una lettura dalle forti emozioni, come non mi succedeva da tempo con un romanzo. Se l’etichetta “maestro dell’horror” continua a non piacermi, posso comunque affermare che sì, King con l’horror ci sa davvero fare come pochi altri. Un autore che ho imparato a stimare moltissimo e da cui ho imparato anche un’altra cosa importante: non leggere i suoi libri la sera prima di addormentarmi. I rumori provenienti da fuori e gli scricchiolii dei mobili in casa, assumevano sfumature assai inquietanti. E per un attimo, lo ammetto, mi è venuto il dubbio se non ci fosse qualcuno fuori dalla porta della camera, in attesa che mi addormentassi… 😉

Voto complessivo: Quattro stelle Eccellente


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16 pensieri su “[Romanzo] Pet Sematary, di Stephen King

  1. Mr S.K. è uno dei miei autori preferiti da sempre (grazie ai miei che ne hanno accumulato quasi tutti i lavori 😉 )… e ammetto che, molto più dell’elemento orrorifico/soprannaturale, è la sua capacità di raccontare una certa America ormai scomparsa, dolente e a suo modo romantica, quel che mi ha fatto invaghire di lui.

    Purtroppo ho trovato i suoi romanzi più recenti prolissi e poco avvincenti, al punto di abbandonarli; il King “raccontista” ha superato meglio la prova del tempo, secondo me.
    Direi che la tua wishlist kinghiana è ottima 🙂

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    1. Grazie. In molti dicono che i suoi romanzi più recenti sono meno brillanti dei precedenti. Peccato. Del resto, anche agli autori più esperti non tutte le ciambelle riescono col buco. C’è da dire che di bellissimi romanzi King ne ha sfornati parecchi, quindi non c’è che l’imbarazzo della scelta.

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  2. Se hai bisogno di consigli chiedi pure!
    Ho letto tutto di King (per tutto intendo che mi mancano 4 libri per l’opera omnia). Direi che ci hai già preso parecchio con l’elenco.

    Due cose:
    1 – Se vuoi leggere qualcosa di recente leggi 22/11/63, è uno dei pochi che si eleva, tra gli ultimi. Purtroppo è vero, ultimamente stiamo peggiorando, Sleeping beauties era terribile.
    2 – Invece, dal momento che ti piacciono le saghe, non puoi tralasciare La torre nera. Ecco, io qui ci spenderei due parole, perché è davvero qualcosa di ineguagliabile. (Il film non c’entra, nel senso che ci sono solo i nomi dei protagonisti, poi è del tutto un’altra cosa). Il primo volume è in uno stile un po’ più western, poi si evolve e diventa qualcosa di estremamente complesso, tanto da richiamare anche King nella trama. Inoltre, cosa non da poco, (non spoilero, tranquilla) ha un finale leggendario, che non ti aspetti. Nel senso che quando arrivi alla fine di millemila pagine senti di aver terminato qualcosa di davvero completo, e capisci sia l’unico finale possibile, salvandoti dal rischio di una delusione. Insomma, non te la puoi perdere.

    Ma la prima cosa di cui ti accorgerai ora è di come IT sia del tutto impossibile da rappresentare al cinema. È un romanzo praticamente metafisico. Dopo averlo letto non vorrai più nemmeno stare a perdere il tuo tempo per parlare con qualcuno che ha visto solo il film, perché non potrà capirti. È di sicuro uno dei migliori romanzi che abbia mai letto.

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    1. Ecco, mi ero dimenticata de La torre nera! Ce l’ho in lista da non so quanto e devo iniziarla. IT è sicuramente uno dei romanzi di King che mi ispira di più e credo che lo leggerò a breve, dato che non ho ancora visto l’ultimo film proprio per questo motivo.
      Da quello che mi dici, però, rischierei di rimanere un po’ delusa dal film vedendolo dopo aver letto il libro; che sia meglio vederlo prima?

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  3. Grazie per il consiglio ❤ Al momento sto leggendo anche altri libri, ma presto tornerò al Re proprio perché mi è piaciuto un sacco. Di Shining mi è piaciuto molto il film ma, sapendo che il libro è molto diverso, mi incuriosisce ancora di più.

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  5. Da bambino non amavo leggere, ho iniziato in tarda età, diciamo intorno ai 12/13 anni, proprio grazie ad un romanzo di Stephen King: Christine la macchina infernale.

    Da li per una decina di anni c’è sempre stato un libro di King sul mio comodino, ora sto pensando di riniziare 😉

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