[Film] Cargo, di Yolanda Ramke e Ben Howling

Mentre (quasi) tutto il mondo se ne stava con gli occhi sognanti, abbagliati dal matrimonio dell’anno, io sono entrata in modalità horror e mi sono vista lo zombie movie dell’anno. L’ho fatto solo per dovere verso i lettori di Bibliotefantasy, mica perché sono una di quelle che preferirebbe un’apocalisse zombie piuttosto che sorbirsi un matrimonio, eh! 😉

Che diamine, c’è bisogno di romanticismo nella vita! Tuttavia… be’, non è questo il giorno 😀

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Scheda
Titolo originale: Cargo
Regia: Yoland Ramke, Ben Howling
Sceneggiatura: Yolanda Ramke
Genere: Horror
Produzione: Australia
Anno: 2017

Cast: Martin Freeman (Andy Rose); Susie Porter (Kay Caine); Simone Landers (Thoomi); Anthony Hayes (Vic Carter); Caren Pistorius (Lorraine Cassidy); Kris McQuade (Etta)

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Trama

Australia. In fuga da un’epidemia che sta devastando il continente, Andy e Kay vivono su una barca insieme alla figlioletta Rosie. Navigando lungo il fiume, sperano di poter raggiungere una base militare ma durante il tragitto Kay viene infettata. Nel tentativo di salvarla, anche Andy rimane infettato e ha solo quarantotto ore per riuscire a mettere Rosie in salvo.

Martin Freeman in Cargo

La mia prima esperienza con un film Netflix non è stata propriamente idilliaca; Bright, film fantasy con protagonista Will Smith, non mi era proprio piaciuto (qui la mia recensione).
Ma dato che una seconda occasione non la si nega a nessuno, questa volta ci ho riprovato con questo horror, con protagonista un altro attore che ammiro tantissimo: Martin Freeman. Se va male la prima volta, non per forza deve essere così per sempre, no? Infatti, questa volta il risultato è stato molto più soddisfacente.

Che sia uno zombie movie atipico lo si capisce già dall’ambientazione: non una città affollata, o un supermercato nel giorno dei saldi, ma il placido e sconfinato entroterra australiano. A bordo di una barca vivono Andy, sua moglie Kay e la loro piccolina, Rosie.
Stanno scappando da qualcosa. Da settimane un’epidemia sta decimando la popolazione, dicono, ma di cosa realmente si tratti, non ci è dato saperlo. Non per il primo quarto d’ora di film, almeno. Solo quando Kay viene ferita si scopre la natura di questo contagio. Morsa è il termine più appropriato, sebbene i personaggi cerchino di evitarlo il più possibile.
Un altro elemento atipico del film, è infatti che non viene mostrato il momento in cui scoppia l’epidemia. I personaggi sanno già con cosa hanno a che fare e sanno che, dal momento del contagio, al malcapitato restano solo quarantotto ore prima che il virus prenda il sopravvento sul corpo ospitante. Il kit di pronto soccorso fornito dal governo non lascia scampo: contiene indicazioni sui sintomi dell’epidemia, un bite da stringere tra i denti per impedire di mordere il prossimo, un orologio per il conto alla rovescia e un punteruolo a scatto. La soluzione finale. L’unica possibile.
Appare subito chiaro, quindi, che in Cargo non si troveranno scene di delirio collettivo, né lo spaesamento tipico dei personaggi che scoprono di avere a che fare con un’epidemia anomala. Qui i personaggi sono già consapevoli e già rassegnati a ciò che sta sconvolgendo il Paese.
Solo Andy non vuole arrendersi. Non accetta di abbandonare la moglie al suo destino e vuole portarla in un ospedale. Scelta che causerà la sua stessa infezione.
Dopo essere stato morso, a Andy non rimane che cercare qualcuno che si prenda cura della sua piccola Rosie e inizia così il suo lungo cammino nello sconfinato deserto australiano.

Martin Freeman in Cargo

Se nella prima parte del film era presente una certa tensione, dovuta al precipitare degli eventi che portano i protagonisti dalla loro barca sicura al pericolo di morte imminente, dal momento in cui Andy intraprende il suo cammino, il ritmo rallenta parecchio.
Per ovvie ragioni, non ci si può aspettare orde di zombie famelici come nei classici film del genere. In Cargo il vero nemico sono le distanze e il non riuscire a trovare alcun tipo di aiuto.
Il destino di Andy si incrocerà con quello della giovanissima Thoomi, un’aborigena che ha perso il padre a causa dell’infezione e che nonostante questo, non riesce a lasciarlo andare. Scappata di casa, vediamo la sua famiglia non solo alla sua ricerca, ma anche a caccia dei “fantasmi”, nome con cui il suo popolo chiama gli infetti.

Con Thoomi entriamo in contatto con l’anima vera dell’Australia, quel popolo che l’ha abitata sin dalle sue origini e che con la sua terra ha un rapporto quasi simbiotico, a differenza degli “stupidi bianchi”. Nel tentativo di dare una spiegazione all’epidemia, gli aborigeni sono convinti che l’infezione porti via l’anima dei malcapitati che la contraggono e non è un caso se gli infetti che vediamo nel film sono per la maggior parte dei bianchi. Stando alle parole del vecchio saggio della tribù di Thoomi, l’uomo bianco ha avvelenato la terra ed è nel cuore di questa terra che la tribù ha deciso di tornare.
Dal momento in cui Andy incontra Thoomi, Cargo smette di essere uno zombie movie e comincia ad assumere un significato che va oltre alla paura del diverso, comune a questo genere di film. Se Romero con La notte dei morti viventi faceva critica sociale all’America della segregazione razziale,  qui troviamo una netta distinzione tra i bianchi untori e gli aborigeni costretti a dar loro la caccia pur di potersi salvare. I ruoli si sono invertiti.
Senza nemmeno tentare di fornire spiegazioni sull’origine dell’epidemia, il film si fa in maniera sempre più evidente portavoce di un popolo che non ha mai potuto accettare e probabilmente non accetterà mai, l’invasione di quella terra che spetta loro di diritto.

Aborigeno australiano

Cargo non è dunque quello che si potrebbe definire un film adrenalinico. Tutto l’opposto. Ci sono tempi lunghi, qualche cliché e delle ingenuità. Tuttavia a me è piaciuto, forse proprio in vista di questa neanche tanto sottile critica sociale di sottofondo.
Se l’azione non è protagonista, lo sono le espressioni del sempre ottimo Martin Freeman, in bilico tra la paura e l’amore, tra la rabbia dovuta all’impotenza e la speranza. Divorato da un corpo di cui perde sempre più il controllo a ogni ora che passa.

Cargo è un film tutt’altro che perfetto. Più un road movie post apocalittico sulla scia di La strada, che uno zombie movie.  Tuttavia mi ha fatto passare due ore piacevoli e credo che sia riuscito a dimostrare che questo genere di film possa avere ancora molto da dire, anche a fronte di un badget limitato.
Insomma, un piccolo passo avanti per l’umanità, un grande passo avanti rispetto a Bright 😉

Voto complessivo: Tre stelle e mezzo Ottimo lavoro

 

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9 pensieri su “[Film] Cargo, di Yolanda Ramke e Ben Howling

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