Limerick: un prezioso alleato per gli autori fantasy

A chiunque ami scrivere storie sarà capitato almeno una volta di non avere ispirazione. A volte le idee nascono spontaneamente. Altre volte, invece, il cervello sembra vuoto come una zucca di Halloween e di idee non ne nascono neanche dopo ore di concentrazione.

Che fare in questi casi? C’è chi consiglia di mettere tutto da parte, e leggere qualcosa di diverso. Altri, invece, consigliano di costringersi a scrivere comunque. Tuttavia, non sempre questi consigli funzionano e allora si può tentare un approccio diverso. Se nonostante tutti gli sforzi e dopo vari tentativi ancora non si fosse ricavato un’idea decente, comporre alcuni limerick potrebbe tornare molto utile.

Limerick Old Man

Cos’è e come si compone

Il limerick è un breve componimento surreale e irriverente, nato dalla tradizione popolare inglese e irlandese, in un contesto che molto probabilmente prevedeva grandi quantità di alcol e risate.
Formato da cinque versi, la sua struttura segue regole ben precise. Le rime del componimento seguono lo schema AABBA, ovvero:
Il 1° e il 2° verso rimano tra loro  (AA)
Il 3° e il 4° verso rimano tra loro  (BB)
Il 5° verso rima con il 1°                 (A)

Nel primo verso, si trova di solito riferimento al protagonista, accompagnato da un aggettivo che lo qualifichi, e dal luogo in cui si svolge l’azione.
Nel secondo verso viene riportata in genere una caratteristica o un’azione bizzarra del protagonista.
Nel terzo verso si introduce la vicenda che da’ vita alla storia, che prosegue nel quarto verso.
Il quinto verso, dovendo rimare con il primo, ripete normalmente sia il nome del protagonista che, appunto, il luogo di provenienza.
I primi due versi e l’ultimo sono più lunghi e contengono dalle 7 alle 9 sillabe mentre, il secondo e il terzo, più brevi, contengono dalle 5 alle 7 sillabe.

Nel corso dei secoli, queste regole si sono fatte sempre meno rigide, tanto che oggi si trovano molte variazioni di limerick. Se all’inizio il suo scopo principale era quello di essere divertente e dissacrante, col tempo ha assunto contenuti sempre più “piccanti”, quando non addirittura scabrosi, per poi virare verso una tendenza più bizzarra e surreale, sempre caratterizzata da quel nonsense tipico dello humour inglese.
In pochi versi, facendo largo uso di giochi di parole e doppi sensi e avvalendosi delle numerose omofonie presenti nella lingua inglese, il limerick da’ vita a situazioni divertenti nella loro assurdità.

A flea and a fly in a flue
Were imprisoned, so what could they do?
Said the fly, “let us flee!”
“Let us fly!” said the flea.
So they flew through a flaw in the flue.

By Ogden Nash

Le origini

Non si hanno notizie certe riguardo le origini del limerick. Il nome pare sia legato alla città irlandese di Limerick, ma quale sia la ragione di questa connessione è tutt’oggi oggetto di dibattito tra gli studiosi.
Il suo più antico “antenato” in forma scritta risale al tredicesimo secolo; un poemetto scritto in latino da Tommaso D’Aquino in cui si augura che vizio e impulsi sessuali lascino il posto a virtù come carità, pazienza, umiltà e l’obbedienza.

Sit vitiorum meorum evacuatio
Concupiscentae et libidinis exterminatio,
Caritatis et patientiae,
Humilitatis et obedientiae,
Omniumque virtutum augmentatio.

Il limerick della tradizione inglese e irlandese nasce però come componimento folkloristico e si diffonde nelle epoche successive. Dei tentativi di limerick si trovano infatti già in alcune opere di William Shakespeare, come Re Lear e Othello. In quest’ultima, Iago recita un limerick nella scena in cui cerca di far ubriacare Cassio:

And let me the canakin clink clink;
And let me the canakin clink;
A soldier’s a man
O, man’s life’s but a span;
Why, then, let a soldier drink.

(Othello – Atto II, scena III)

Sebbene non ancora con questo nome, il limerick divenne popolare nella letteratura solo nel 1846, anno in cui l’autore inglese Edward Lear pubblicò la raccolta Book of Nonsense, seguita dal secondo volume, More Nonsense, Pictures, Rhymes, Botany, etc, del 1872.
Con il termine nonsense, Lear sottolinea l’aspetto bizzarro dei suoi componimenti. Dalle sue pagine prendono vita uomini dalla barba tanto folta da far da nido agli uccelli e donne dal mento così lungo e affilato da usarlo per suonare l’arpa.

Dopo di lui, molti altri autori anglosassoni si sbizzarrirono con i limerick. Tra i tanti, T. S. Eliot, James Joyce, Dante Gabriel Rossetti, H. G. Wells, Rudyard Kipling, Mark Twain e Isaac Asimov. Lewis Carrol, appassionato di giochi di parole e di logica, non poteva rimanere certo immune al fascino del limerick; non solo ne compose lui stesso, ma le sue intere opere più famose Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio, sembrano nate da un limerick. I poemetti citati nei romanzi, sebbene non possano definirsi dei veri e propri limerick, ne condividono la natura surreale.

There was a young lady of station,
“I love man” was her sole exclamation;
But when men cried, “You flatter,”
She replied, “Oh! no matter,
Isle of Man is the true explanation.”

Limerick by Lewis Carroll

Il limerick in italiano

Nonostante i vari tentativi di proporlo anche in terra nostrana, non si può certo dire che il limerick in Italia abbia avuto lo stesso successo popolare.
Nel 1935 i limerick di Lear vennero pubblicati in una raccolta illustrata dal titolo Il libro dei nonsense, inserita nella collana I Millenni, di Einaudi, con la traduzione dell’anglista Carlo Izzo e il testo originale a fronte. Successivamente, vennero pubblicate altre edizioni con traduzioni di Mario Praz, Renato Bellabarba e Ottavio Fatica.

Data la loro struttura, è comprensibile che la traduzione in qualsiasi altra lingua non potrebbe mai essere fedele. E’ impossibile conservare l’aderenza al testo senza perdere rime e metrica e ritmo del componimento originale. I riferimenti alle città e ai nomi inglesi devono venir necessariamente sacrificati. Inoltre, la lingua italiana ha una struttura molto diversa da quella inglese e non si ha la possibilità di creare tutte quelle sfumature che derivano dalle omofonie presenti nell’inglese.
Tuttavia, scrivere limerick in italiano è tutt’altro che impossibile. Nel suo libro Grammatica della fantasia, Gianni Rodari spiega la costruzione dei limerick e compone lui stesso dei versi originali in italiano dedicati ai più piccoli.

Un signore molto piccolo di Como
una volta salì in cima al Duomo
e quando fu in cima
era alto come prima
quel signore micropiccolo di Como.

Rodari indicava il limerick come uno dei tanti possibili esercizi ludici utili per lo sviluppo cognitivo dei bambini. Come si è visto, però, il vero limerick è tutt’altro che infantile. Al solito, qualunque forma di letteratura fantastica o che comprenda elementi bizzarri, in Italia viene immediatamente relegato alla letteratura infantile.
Lo stesso Rodari, in Grammatica della fantasia, riconosceva di essere vittima di questo tipo di pregiudizio e che per questo gli riusciva difficile sbizzarrirsi con la componente più surreale dei limerick.

Tuttavia, per un autore di genere fantasy, lasciare la fantasia a briglie sciolte è fondamentale e a mio avviso il limerick può aiutare proprio in questo senso.
Sforzarsi per cercare una rima permette di dare vita a versi assurdi, e più strampalati sono meglio è. Ho provato io stessa a cimentarmi con i limerick e dopo un primo momento di difficoltà, l’immaginazione ha iniziato a lavorare liberamente e a produrre situazioni davvero inaspettate.
In questi primi tentativi non ho contato le sillabe, ho dato più importanza alle rime e, soprattutto, alla fantasia.

#1
Un signore di Livorno,
mise il tè a scaldare nel forno.
L’acqua iniziò a cantare,
le foglie di tè si misero a danzare
e fu contento il signore di Livorno.

#2
Il principe di Baviera,
salì a bordo di una caffettiera.
Un cucchiaino era il comandante
che arrivò tutto pimpante
a salutar il girovago di Baviera.

#3
Ad Alberobello, Tortin Tortello
faceva torte al sapore di ombrello.
Pioggia, zucchero e rosmarino,
un po’ di arcobaleno e un bicchiere di vino.
Che gran mangiate ad Alberobello!

#4
Il marinaio Goffredo
voleva navigare su una barca a Rogoredo.
La gente diceva: «È matto! Là non c’è mica il mare».
E lui rispondeva: «Che m’importa? Tanto non so nuotare».
E continuò a vogare, il marinaio Goffredo.

Grechina Divider

Una volta che ci si fa prendere la mano, diventa molto divertente comporre limericks. Sebbene probabilmente non userei mai una di queste idee in una mia storia, devo dire che comporre questi versi mi ha aiutato davvero a lasciarmi andare alla fantasia e a mettere per un attimo da parte la fredda razionalità.
Pur essendo solo un gioco, può essere molto utile a chi stia affrontando un blocco dello scrittore e si senta sopraffatto dalla realtà quotidiana. E poi chissà, può darsi che tra un limerick e l’altro qualche idea buona ne esca davvero.

E voi conoscevate il limerick? Avete mai provato a comporne qualcuno o vi piacerebbe provare?

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