[Romanzo] Vita stregata, di Diana Wynne Jones

Dato che Bibliotefantasy nasce con l’intenzione di far conoscere ottimi autori fantasy  quasi ignoti in Italia, oggi parlo di un’altra autrice meritevole di “soldi e fama mondiale a palate”: Diana Wynne Jones. La sua opera più conosciuta è Il castello errante di Howl, divenuto celebre soprattutto grazie al bellissimo film della Ghibli. Tuttavia, l’autrice è stata molto prolifica è si è dedicata (tra gli altri numerosi romanzi) a un’altra saga, quella dell’incantatore Christopher Chant, meglio noto come Chrestomanci.

Perché amo tanto questa autrice? Be’, oltre ad aver avuto una fantasia sconfinata, è stata grande amica di Neil Gaiman (un altro tra i miei autori preferiti), a cui ha fatto anche da mentore. Inoltre, leggendo i suoi libri, scritti molti anni fa, è impossibile non notare quanto le sue creazioni abbiano fortemente influenzato un’altra autrice fantasy molto amata (e divenuta molto più famosa). Sto parlando, ovviamente, di J.K. Rowling.
In Italia, purtroppo, la saga di Chrestomanci non gode neanche lontanamente della fama riscossa in patria, ed è un vero peccato, poiché merita veramente. Inizierò quindi a parlarvi del primo volume della serie: Vita Stregata.

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Scheda
Titolo originale: Charmed Life
Autore: Diana Wynne Jones
Genere: Fantasy
Numero di pagine: 206
Prima pubblicazione: 1977
Editore: Salani (collana Gl’Istrici)
Lingua originale: inglese
Traduttore: Gianna Guidoni
Illustrazioni: Grazia Nidasio

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Trama

Per diventare una strega potente il talento non basta; bisogna anche studiare ed esercitarsi. E’ quello che vorrebbe fare Guendalina Chant, sebbene il grande mago Cherstomanci glielo impedisca. Dopo aver ospitato lei e il fratello minore Eric (soprannominato “Micio”) nel suo castello, pare voler rendere la vita di Guendalina un inferno. O almeno così sembra a lei, una ragazzina un po’ troppo sicura di sé.
Ma la sua brama di potere non si lascia certo fermare per così poco, e presto Chrestomanci dovrà subire la sua vendetta.

Guendalina Eric e Janet Chant
Guendalina, Eric e Janet Chant. Immagine tratta dal sito https://kecky.deviantart.com/art/Chants-267471649

Micio Chant ammirava sua sorella Guendalina perché era una strega. Non solo l’ammirava, ma le era anche molto attaccato. I grandi sconvolgimenti che ebbero luogo nella loro esistenza non gli lasciarono molto altro a cui attaccarsi.

(Incipit)

Diana Wynne Jones era solita creare trame complesse e tutt’altro che banali.
La trama di Vita stregata è forse una delle meno complesse tra i libri della Jones che ho letto fino ad oggi, ma di certo non si può definire scontata. Dopo un inizio lento in cui vengono mostrati i personaggi principali, cambia l’ambientazione e la magia si fa sempre più spazio, pagina dopo pagina. Quando la storia sembra ormai avviata verso una precisa direzione, ecco che BAM! tutto cambia di nuovo, con un colpo di vento che mescola tutte le carte in tavola. Verso il finale, tutto si dipana magicamente, ogni indizio viene svelato e ogni pezzo trova il suo posto, lasciando al lettore una piacevole soddisfazione.
In questo primo libro della serie, inoltre, veniamo introdotti a uno dei temi più ricorrenti nelle storie di Diana Wynne Jones: quello dei mondi paralleli, ripresi successivamente anche nella serie dedicata al mago Howl. Un mix tra magia e viaggi inter-dimensionali che rendono i libri della Jones una via di mezzo tra il fantasy classico e una puntata di Doctor Who. ^_^

La storia è ambientata in un’Inghilterra post vittoriana, in una dimensione dove la magia è piuttosto diffusa, sebbene vista non proprio di buon occhio da chi non la pratica. Streghe e maghi, sebbene nascano con questo talento particolare, devono imparare la magia come fosse una qualunque materia scolastica e per questo esistono istruttori privati (abbastanza costosi e non sempre onesti).
Guendalina Chant, che aveva dimostrato fin da bambina di possedere un talento innato per la magia, prende lezioni private dal Signor Nostrum. La ragazzina è così abile da poter passare al livello di magia avanzata dopo poche lezioni e non perde occasione per vantarsene. Al contrario, suo fratello minore Eric, (detto “Micio” per un motivo particolare che non rivelo per non spoilerare), sembra non avere alcuna predisposizione per la magia; non che la cosa lo preoccupi, dato che non ha mai nemmeno sentito il bisogno di utilizzarla.
Quando scoprono che il padre aveva tenuto una breve corrispondenza con il potente mago Chrestomanci, di comune accordo con il signor Nostrum, Guendalina gli scrive e dopo una breve visita il mago decide di prendere sia lei che Micio sotto la sua ala protettiva e invitarli a vivere nel suo castello. Qui conosceranno la moglie di Cherstomanci, Milly e i loro figli, Julia e Roger, con i quali i rapporti non saranno proprio idilliaci.
Diversamente da quello che Guendalina credeva, però, Chrestomanci sembra non aver nessuna intenzione di farle proseguire gli studi sulla magia. Anzi, sembra proprio far di tutto per impedirglielo. Ma Guendalina non ci sta e inizia così una guerra di dispetti a suon di incantesimi che sconvolgeranno la vita di tutto il castello, e che potranno arrivare addirittura a sconvolgere l’intero universo.

Guendalina Chant
Guendalina Chant. Immagine tratta dal sito https://thewelldoweredmind.wordpress.com

I personaggi

Guendalina è un personaggio odioso ogni oltre misura e, proprio per questo, incredibilmente affascinante. Superba, arrogante, egoista e senza un briciolo di empatia, è il ritratto del narcisismo patologico. Le sue ambizioni vengono prima di ogni cosa e non si fa scrupoli nemmeno a usare il fratellino per raggiungere i propri obiettivi. Pur con tutti questi difetti, non si può negare il suo carisma, un mix esplosivo di aspetto innocente e incrollabile sicurezza di sé. L’autrice è bravissima a rendere credibile il modo in cui Guendalina riesce ad ammaliare e al tempo stesso inquietare gli altri personaggi.

Al confronto, Micio appare un personaggio meno interessante e il suo ostinato attaccamento a Guendalina, perfino di fronte alle sue peggiori malefatte, lo fanno risultare un po’ troppo passivo per due terzi del romanzo. E’ comprensibile il motivo per cui si senta così legato alla sorella, ma dopo l’ennesima volta in cui lei lo tratta come un bambino scemo, gli da’ dell’idiota e lo usa per i suoi scopi, ci si aspetta che Micio finalmente si dia una “svegliata”. Invece finisce sempre col farsi coinvolgere dai piani spietati di Guendalina, senza nemmeno ascoltare chi cerca di metterlo in guardia.
Tuttavia, le sue insicurezze e la nostalgia di casa sono mostrate in maniera credibile e fanno simpatizzare con lui.

Il personaggio più accattivante è comunque il mago Chrestomanci. Bello, stravagante, misterioso, probabilmente anche parecchio vanitoso, dati gli abiti eleganti e vistosi che è solito indossare. I suoi modi gentili e garbati non sono privi di quella “sassiness” tipicamente inglese e non servono a tranquillizzare Micio, che nei suoi confronti prova fin dall’inizio una evidente soggezione. Chrestomanci rimane apparentemente sullo sfondo, ma la sua magia è sempre presente, soprattutto quando non si vede e, nonostante il suo sguardo perennemente distratto, non gli sfugge (quasi) niente di ciò che avviene nel suo castello.
Spesso, però, il suo voler mantenere i personaggi all’oscuro dei suoi piani non si rivela la migliore delle scelte e, come avviene con il Silente della Rowling, sul finale diventa chiaro che la storia si sarebbe risolta molto prima se solo il mago si fosse deciso a svelare i suoi dubbi prima che la situazione degenerasse.
A parte questo “difetto”, il personaggio di Chrestomanci rimane impresso nel lettore e si distingue dalla classica figura del mago-mentore solitario, vecchio e burbero.

Christopher Chant
Chirstopher Chant aka Chrestomanci.

Lo stile dell’autrice

Il romanzo è scritto in terza persona, con Micio come unico punto di vista. Scopriamo quindi la storia seguendola con i suoi occhi e non sappiamo mai cosa gli altri personaggi stiano tramando o escogitando, almeno finché Micio non ne vede (o subisce) le conseguenze. Grazie a lui, vediamo il mondo vissuto con gli occhi dei ragazzi, attraverso i quali gli adulti appaiono come figure dalle azioni discutibili o vittime dei loro umani difetti e debolezze.
Diana Wynne Jones riesce a mettere in scena il suo mondo magico senza calcare troppo sull’infodump. Dopo qualche nozione introduttiva nei primi capitoli, le spiegazioni vengono relegate per lo più ai dialoghi e alle azioni dei personaggi, rendendo la lettura molto scorrevole. Anche la complessità dei mondi paralleli viene mostrata senza pesanti intrusioni da parte del narratore.
Non manca infine un pizzico di umorismo, creato soprattutto nell’interazione tra i personaggi e sul non prendersi mai troppo sul serio da parte dell’autrice, la quale non risparmia mai i suoi personaggi da situazioni buffe e divertenti.

Il vicario si arrampicò vacillando sul pulpito e annunciò l’argomento del sermone con voce fioca e tremula: Perché molti nella congregazione non sono purificati. Piuttosto appropriato come titolo. Peccato che nient’altro lo fosse.

[…]

A quel punto, il signor Saunders e il signor titoli-e-azioni Bernard si erano appisolati. La testa della vecchia signora coi mezzi guanti aveva cominciato a ciondolare. Uno dei santi delle vetrate istoriate sbadigliò e si coprì elegantemente la bocca col pastorale. Si voltò a guardare la sua vicina, una suora dall’aspetto imponente. Le pieghe della sua tonaca cadevano rigide come stecchi. Il vescovo allungò il pastorale e le toccò la spalla. Lei la prese a male. Irruppe nella vetrata del vescovo e lo scrollò ben bene.
Micio alzò gli occhi e la vide. Vide anche il vescovo colorato e trasparente darle un ceffone, e vide la suora restituirglielo con gli interessi. Nel frattempo, il villoso santo della vetrata vicina si slanciò contro il suo vicino, un santo regale con in mano un modellino del Castello. Il santo regale mollò precipitosamente il Castello e schizzò via, fra un tintinnio di vetri, rifugiandosi dietro la veste di una leziosissima santa dama. Il santo villoso prese a calpestare con foga il modellino del Castello.
Una dopo l’altra, le vetrate presero vita. Quasi tutti i santi si voltavano a cazzottare il loro vicino; quelli privi di vicini con cui battersi tiravano su la tonaca e saltellavano stupidamente o facevano cenni al vicario, che, ignaro, continuava a blaterare. I puttini con la tromba posti agli angoli delle vetrate saltavano, sgambettavano, caprioleggiavano e facevano le boccacce a chiunque li guardasse. Il santo villoso acciuffò quello dall’aria regale, lo estrasse dal suo rifugio dietro le sottane della santa dama leziosa e lo inseguì da una vetrata all’altra, attraversando gli altri incontri di pugilato in corso.
A quel punto l’intera congregazione si era accorta di quello che stava succedendo. Non c’era nessuno che non fissasse la scena a occhi sbarrati, o non la commentasse a bassa voce, o non allungasse il collo a destra e a manca per seguire meglio gli sviluppi.
Il frastuono era tale che il signor Saunders si svegliò, sconcertato. Guardò le vetrate, capì al volo, e lanciò un’occhiata tagliente a Guendalina che se ne stava seduta composta, con gli occhi pudicamente abbassati; l’immagine dell’innocenza.

In conclusione, Vita stregata è un romanzo leggero e originale. Si legge velocemente ma non è uno di quei libri che “scivolano via” una volta terminati per finire nel dimenticatoio. Pur essendo un romanzo auto-conclusivo, lascia il desiderio di scoprirne di più sui mondi paralleli creati dalla Jones.
Qua e là si scorgono quegli elementi che hanno sicuramente fatto da ispirazione alle storie di Harry Potter, ma se la Rowling ha optato per una direzione più classica delle sue storie e della caratterizzazione dei personaggi, la Jones si dimostra a mio avviso più coraggiosa, puntando su personaggi principali molto più imperfetti e non per forza gradevoli.
Una bella scoperta, quindi, che apre le porte verso una serie di mondi (e di romanzi) sempre più accattivanti.

Voto complessivo: Tre stelle e mezzo Ottimo lavoro


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13 pensieri su “[Romanzo] Vita stregata, di Diana Wynne Jones

  1. Molto interessante, Chris! Parto un po’ prevenuto con questa autrice: amo il Castello Errante di Howl e, di conseguenza, diedi una scorsa in libreria all’omonimo libro.
    Ti dirò… mi è parso scritto davvero di merda. Mi pare di aver letto che fosse il romanzo di esordio della Jones, quindi potrebbe essere quella la causa. Sembrava scritto da un autore alle prime armi. Certo, potrei averlo giudicato frettolosamente; la trama, d’altronde, potrebbe catturarmi comunque. Tu che ne dici?

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    1. No, assolutamente non è il romanzo d’esordio. Anzi, la saga di Howl è stata scritta dopo quella di Chrestomanci. La trama del castello errante è abbastanza complessa, molto più di quella del film e a me è piaciuta di più.
      Per lo stile non saprei, credo dipenda anche dai gusti. Potresti dirmi cosa ti ha causato quell’impressione?

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        1. Sì, alcuni dei libri della Jones partono “lenti” e descrittivi, salvo poi concentrarsi sui dialoghi e sulle immagini mostrate. Non so il perché di questa scelta, ma sinceramente non mi ha mai dato più di tanto fastidio; il difetto è mitigato da storie avvincenti e personaggi interessanti.
          In genere non mi faccio problemi a sorvolare sui difetti di stile quando sono mitigati da pregi nella trama e nei personaggi. Lo schifo lo provo quando la trama è sciatta, i personaggi sono banali e manca completamente l’emozione: in questo caso, l’autore può essersi anche ingoiato tutti i manuali di scrittura del mondo, ma non mi convincerà mai 😉

          Piace a 1 persona

  2. Non ho letto niente di Diana Wynne Jones (anche se me ne sento un po’ “inseguita”, visto che trovo recensioni di suoi libri ovunque! XD), ma di questo libro ho addirittura un segnalibro (trovato dentro a chissà quale libro)! Dovrei leggerlo solo per questo!😅

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  3. hobbynerd1

    ciao, grazie della recensione!
    sto in questo periodo facendo una serie di video su youtube riguardanti la saga di chrestomanci e mi ero messo a vedere in giro se anche altre persone ne parlavano, quindi sono arrivato qui.
    Mi trovo molto in accordo con quello che hai scritto, soprattutto per quanto riguarda l’abilità della jones di farti entrare all’interno di un mondo molto ben strutturato senza che la cosa sia strana o pesante. Inoltre, se hai avuto modo di leggere i suoi libri in lingua originale saprai come è brava nel costruire le frasi e a proposito di questo il mio libro preferito della saga è “the Pinhoe egg”, che non è stato mai tradotto in italiano.

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