5 pregiudizi sulla lettura che non sopporto

Buongiorno e buon venerdì a tutti i lettori e le lettrici di Bibliotefantasy.

L’appuntamento di oggi con la rubrica 5 cose che…, ideata dal blog Twins Booklovers, ci porta al confronto con i numerosi pregiudizi che circondano l’interesse che più ci accomuna: la lettura.
Bisogna ammetterlo: purtroppo al giorno d’oggi la lettura non solo è snobbata da molti, ma spesso è addirittura vista come un qualcosa di strano, “da vecchi” o da noiosi nerd. Noi amanti della lettura sappiamo benissimo che non è così, ma spesso è dura affrontare i pregiudizi dei non-lettori.

Ecco allora una lista dei 5 pregiudizi sulla lettura che non sopporto.

1. Perché leggere il libro se ne hanno fatto un film?

Ogni volta che viene pronunciata questa frase un pezzo di letteratura muore.
Ogni storia è figlia del suo autore e prende vita dalle sue esperienze, dalla cultura in cui lui o lei è cresciuto/a. E’ figlia anche delle sue parole, della sua sintassi e delle figure retoriche che lui o lei decide di usare per descriverla. Un regista potrà cogliere il significato di una storia, ma potrà rappresentarla soltanto  a modo suo. Quindi, alla fine, si avrà comunque un’altra storia anche se gli eventi narrati saranno molto simili.
Inoltre, per quanto lungo e ben realizzato, un film dovrà comunque effettuare dei tagli e quindi non potrà mai mettere in scena tutti quegli avvenimenti e quelle sottigliezze presenti in un romanzo.

Confronto libri con film iceberg

2. I libri che superano le cinquecento pagine sono tutti dei mattoni noiosi.

Lo ammetto: a volte anch’io mi faccio spaventare da quei libroni di 900 e passa pagine e finisco col rimandarne la lettura a oltranza. Se poi il libro ha davvero la fama di essere noioso, rischio di cadere nella trappola del pregiudizio e non leggerlo mai.
Ma non è vero che tutti i libroni sono automaticamente noiosi, anzi. Mi sono letta tutti e cinque i volumi de Le cronache del ghiaccio e del fuoco nel giro di qualche mese e li rileggerei volentieri. Anna Karenina (se si escludono alcuni passaggi effettivamente lenti), l’ho trovato molto piacevole da leggere.
Insomma, diamo una possibilità anche ai tomi e non releghiamoli a usarli per schiacciare le cimici!

Tomo enorme

3. In estate si leggono solo libri leggeri.

Anche in questo caso, posso capire da dove derivi questa abitudine. Ci si stressa per tutto l’anno, almeno in estate lasciamo andare in vacanza anche il cervello. Che poi, sotto l’ombrellone, con davanti le onde del mare che ci invitano a fare un tuffo rinfrescante o magari mentre abbiamo in mano un buon gelato, non è che viene tutta questa gran voglia di leggere Tolstoj o Umberto Eco.
Tuttavia non credo che la povera estate debba essere relegata a stagione da libracci di dubbio gusto con la scusa della leggerezza. Ci sono molti ottimi autori che hanno scritto libri bellissimi con uno stile scorrevole e che si possono godere sotto l’ombrellone senza affaticare troppo il cervello. Penso ad Agatha Christie, Stephen King, E.M. Forster. Perfino Jane Austen.
Insomma ci sono ottime vie di mezzo tra la voglia di leggerezza e Harmony o i libri di barzellette dei calciatori!

Lettura sulla spiaggia

4. I libri vanno letti solo in lingua originale.

Non solo i non-lettori hanno pregiudizi riguardo alla lettura. Anche i lettori accaniti ne hanno e tra questi, quello che i libri andrebbero letti solo in lingua originale.
Non nego che la traduzione rappresenti una sorta di “tradimento” del testo originale ma, quando fatta con competenza e rispetto, la traduzione è un compromesso accettabile, che permette di fruire di un testo al quale diversamente molti non potrebbero accedere.
Anche quando si conosce la lingua originale del libro, non è sempre facile riuscire a cogliere il significato di tutte le parole, soprattutto quando l’autore ricorre a giochi di parole, modi di dire e slang locali. Inoltre, non è certo possibile conoscere tutte le lingue del mondo, quindi rinunciare a leggere libri tradotti vorrebbe dire rinunciare a buona parte della produzione letteraria mondiale, col rischio di perdere libri bellissimi.
Non so voi, ma a me questo pregiudizio puzza di finto snobismo creato ad hoc per evitare autori non proprio leggeri.

Dostoevskji libro copertina in Russo

5. Non importa se si leggono libri scritti male: l’importante è leggere.

Non sono assolutamente d’accordo, soprattutto quando questa affermazione include i giovanissimi. Sarebbe come dire “Non importa se si mangia solo cibo spazzatura: l’importante è mangiare”.
Non credo che un panino di McDonald’s abbia mai ammazzato nessuno, ma se mangiassimo solo panini di McDonald’s, la nostra salute subirebbe conseguenze devastanti. Allo stesso modo, leggere continuamente pessimi libri influisce sul senso critico del lettore e sulla sua capacità di distinguere un libro buono da uno scritto con i piedi.
Personalmente, io non voglio vivere in un mondo di lettori accaniti che considerano Cinquanta sfumature di grigio un capolavoro e poi snobbano Hemingway perché lo trovano incomprensibile. Ecco.
Si possono leggere anche brutti libri, per carità, basta che si prendano le dovute precauzioni.

Cibo spazzatura

Grechina Divider

E a voi, lettrici e lettori accaniti, capita mai di dover affrontare pregiudizi contro la lettura duri a morire? Quali sono quelli che proprio non sopportate?
Vi aspetto come al solito nei commenti. Per ora vi auguro un felicissimo fine settimana e, per i fortunati che lo sono già, una buona vacanza.


Scopri gli altri “episodi” di 5 cose che…

16 pensieri su “5 pregiudizi sulla lettura che non sopporto

  1. Stefano J.C. (Calvin_Idol)

    Sono d’accordo su quasi tutto.
    Per punti:
    1 – nulla da dire.
    2 – anche io ho letto tutti e 5 i libri di Martin nel giro di qualche mese, e un po’ devo dire che oltre le 500 pagine la pesantezza si sente, e non mi riferisco solo alle Cronache, intendo in generale. Più che altro perché magari quelle 800 pagine sono riempite da scene discutibili e che sembrano messe lì solo per allungare il brodo, penso ad esempio alla saga di Eragon. Quindi un po’ è vero che sono mattoni, magari non noiosi e non tutti, deve essere molto bravo l’autore.
    3 – completamente d’accordo.
    4 – idem come sopra.
    5 – anche qui sono d’accordo. Leggere spazzatura non va comunque bene, è una battaglia che porto avanti anche io nel mio piccolo. Le persone ti dicono “eh ma se legge il libro di Matt e Bise poi si avvicina alla lettura”.
    No.
    Leggono quel libro e basta, non sviluppano senso critico e soprattutto non sviluppano capacità lessicali, perché, diciamolo, c’è un appiattimento nel linguaggio che è devastante.
    Riuscissimo ad uscire dalla mentalità del leggere qualsiasi cosa, sarebbe un gran passo in avanti.
    Bell’articolo.

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    1. Grazie per il commento.
      L’appiattimento del linguaggio è sicuramente uno degli effetti più significativi, hai ragione. Oltre a questo, è la perdita di senso critico che mi preoccupa: quando non si è più capaci di distinguere un libro buono da uno pessimo, si finisce in balìa di ciarlatani e lavativi, che sfruttano l’ignoranza del lettore medio per fare profitti a costi sempre più ridotti.
      Basti vedere come la qualità degli editing e della cura del testo si sia abbassata considerevolmente. Di questo passo, il lavoro di editor professionista e correttore di bozze potrebbe anche scomparire in Italia, dato che sempre meno lettori danno importanza a questi aspetti.
      Molti si avvicinano alla lettura passando per i libri di genere e non ci trovo nulla di male, anzi. Io per prima li amo. Ma, come dici tu, molti di quelli abituati a leggere libri scarsi, continueranno a leggere libri scarsi. A mio avviso, con una dura selezione dei testi e una cura maggiore in fase di stesura e pubblicazione, si porterebbe il lettore ad avvicinarsi a letture anche più impegnative.
      Ma qui si entra in un discorso molto più ampio e si rischierebbe di non finire più.

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      1. Stefano J.C. (Calvin_Idol)

        Quoto anche le virgole. La cosa deve partire dalle CE, dalle più piccole fino a Mondadori e co., loro guidano il mercato e i gusti attraverso la pubblicità. Speriamo in un’inversione di tendenza prima o poi.

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  2. Quelli che hai scelto e che hai commentato con la giusta dose di ironia e saggezza, sono pregiudizi insensati che non riesco a digerire. Ogni lettore è libero di scegliere quello che vuole, ma non dovrebbe mai dare per scontato che un libro lungo possa essere un mattone o che tutti romanzi abbiano lo stesso valore e la stessa importanza. Un altro pregiudizio che mi viene in mente è quello legato all’età: ci sono libri “per bambini” che hanno molto da insegnare ai grandi e libri “per adulti” che possono essere compresi da lettori precoci. Buone letture :).

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    1. Hai ragione, Benny. Non mi era venuto in mente ma, in effetti, anch’io non sopporto questa suddivisione tra “libri per bambini” e “libri per adulti”.
      Certo, non farei leggere Palanhiuk a un bambino di 10 anni, ma come dici tu ci sono libri considerati “impegnativi” che i bambini/ragazzini comprendono benissimo e, anzi, ne trarrebbero molto giovamento leggendoli.
      Inoltre, confesso che io stessa amo leggere ancora libri cosiddetti “per ragazzi”, e molti di questi mi emozionano e mi trasmettono ancora molto. Non smetterò di leggere i libri di Roald Dahl, nemmeno a novant’anni! ^_^

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  3. Praticamente hai espresso molti dei miei pensieri in merito alla lettura, e io aggiungerei anche che un libro non può essere giudicato (come succede spesso) dalla sinossi o dalla copertina.
    In ogni caso farò mio questo post e lo pubblicherò a mia volta, citandoti come fonte.
    Grazie!

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  4. Ammetto che in estate tendo a leggere libri più leggeri perché più le temperature sono alte e più il mio cervello si rifiuta di impegnarsi… sui libri scritti male, dipende. Se sei giovane, capita di scambiare ciofeche per capolavori per semplice inesperienza… se la cosa prosegue anche in età adulta, c’è un problema di spirito critico… okay leggere trash, ma prenderlo per ciò che non è… meh.

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