Zombie in a penguin suit

Buon mercoledì a tutti.

Oggi, per la rubrica estiva Piccoli corti di genio, vi presento un corto che è anche un esempio di narrativa. Diretto e prodotto dal regista americano Chris Russell, Zombie in a penguin suit può aiutare gli autori e aspiranti tali (io inclusa) a capire cosa si intenda per “empatia per il protagonista“.

E’ proprio l’empatia l’ingrediente segreto che tiene incollato il lettore alle pagine del romanzo. Quando l’autore è in grado di suscitare empatia nei confronti del/la protagonista (e degli altri personaggi importanti), il lettore ne segue le gesta, si immedesima con lui/lei e si preoccupa del suo destino.

Tuttavia, uno degli errori più comuni tra gli autori meno esperti, è credere che l’empatia sia suscitata solo da personaggi eroici, gentili, generosi e belli oltre ogni misura. Ciò non potrebbe essere più sbagliato. L’empatia si crea quando il personaggio vive esperienze comuni a molti, quando ha atteggiamenti e reazioni umanamente comprensibili. Quando l’autore è in grado di mostrare il suo punto di vista e di creare un ponte tra le sue esperienze e quelle di qualsiasi lettore.
Altrimenti, perché la maggior parte del pubblico preferisce Loki a Thor? Perché Anakin Skywalker a suo figlio Luke? Perché Piton, è ricordato e amato molto più di personaggi pur buoni come Lupin o Arthur Weasley?
La risposta è perché probabilmente tutti ci siamo sentiti messi in ombra da qualcuno più considerato di noi, almeno una volta nella vita. O abbiamo permesso alla rabbia di prendere il sopravvento sulle nostre azioni. O abbiamo dovuto fare i conti con la gelosia e l’amarezza che si provano con l’amore non corrisposto.

Un bravo autore, è in grado di suscitare l’empatia dei lettori o degli spettatori nei confronti di qualsiasi protagonista, perfino quando questo sfida la legge o il buon senso ed è guidato da una morale discutibile.
Perfino uno zombie può suscitare empatia? Sì, perfino uno zombie.

La dimostrazione è proprio nel corto di oggi, Zombie in a penguin suit, ispirato al racconto What’s Black and White and Red All Over? scritto da Hugo Garza.
La storia è semplicissima: il mondo è afflitto da un’apocalisse che trasforma le persone in esseri affamati di carne umana. Uno di questi, di fronte all’acquario dove lavorava come distributore di volantini, si risveglia infagottato nel costume da pinguino in cui è morto. Il suo unico istinto è quello di mangiare e camminare.
Lungo il suo cammino, seguiamo le sue gesta e le sue fatiche per sopravvivere a quegli umani che non dimostrano pietà per quelli come lui. Non sappiamo se abbia una direzione, o se cammini solo per istinto, ma la determinazione e la costanza con cui prosegue per la sua strada ci fa un pochino patteggiare per lui (consiglio di vederlo fino alla fine).

Che ne pensate? Vi siete un po’ commossi per questo zombie vestito da pinguino solitario e malinconico?
Avete mai provato empatia per un personaggio tutt’altro che perfetto e “amabile”?

Vi aspetto come al solito nei commenti.

8 pensieri su “Zombie in a penguin suit

  1. Io amo gli eroi imperfetti (si sa… 😉 ). Ho trovato molto interessante la tua riflessione sull’empatia del personaggio: è un “ingrediente” fondamentale per la riuscita di una storia, ma che alcuni autori sottovalutano. P.s. Perché la maggior parte del pubblico preferisce Loki a Thor? Perché bisogna essere davvero bravi per riuscire a far provare empatia per il dio dai capelli perfetti. Per esempio, io sono riuscita ad apprezzarlo solo nella saga con Kid Loki e in Thor: per Asgard.

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