[Romanzo] Lasciami entrare, di John Aivide Lindqvist

Quando si nomina Lasciami entrare, molti pensano subito al film. Anzi, ai film.
È del 2008 il bellissimo lungometraggio, di produzione svedese, realizzato col titolo internazionale del libro, Let the right one in. Il film ha avuto un tale successo che Hollywood ha pensato di farne subito un remake, dal titolo Blood Story.
Io ho visto solo il primo  e, non essendo molto amante dei remake, mi va bene così.

Per molto tempo, ho ignorato che quel gioiellino di film fosse tratto da un romanzo. Quando l’ho scoperto l’ho messo subito nella lista dei libri da leggere e sapevo che non ci sarebbe rimasto molto a lungo.
In passato amavo molto le storie di vampiri. Non so perché, da molto tempo erano finite nello scatolone delle mie passioni giovanili ormai dimenticate. Leggere Le notti di Salem mi ha fatta tornare un po’ a quel passato e da quel momento Lasciami entrare ha atteso pazientemente che mi decidessi a dargli il suo turno.
Non potevo trovare periodo (e clima) migliore di questo per decidermi a leggerlo.

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Scheda
Titolo originale: Låt den rätte komma in
Autore: John Ajvide Lindqvist
Genere: Horror
Numero di pagine: 480
Anno: 2004
Editore italiano: Marsilio Editori
Lingua originale: svedese
Traduttore: Giorgio Puleo

Compra su Amazon: Lasciami entrare

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Trama

A Blackeberg, quartiere degradato alla periferia ovest di Stoccolma, il ritrovamento del cadavere completamente dissanguato di un ragazzo segna l’inizio di una lunga scia di morte. Sembrerebbe trattarsi di omicidi rituali, ma c’è anche chi pensa all’opera di un serial killer.
Mentre nel quartiere si diffonde la paura, il dodicenne Oskar, affascinato dalle imprese dell’assassino, gioisce segretamente sperando che sia finalmente giunta l’ora della rivalsa nei confronti dei bulletti che ogni giorno lo tormentano a scuola. Ma non è l’unica novità nella sua vita, perché Oskar ha finalmente un’amica, una coetanea che si è appena trasferita nel quartiere. Presto i due ragazzini diventano più che semplici amici. Ma c’è qualcosa di strano in Eli, dal viso smunto, i capelli scuri e i grani occhi. Emana uno strano odore, non ha mai freddo, se salta sembra volare e, soprattutto, esce di casa soltanto la notte…

Blackeberg.
Fa pensare a quei dolci rotondi di pasta di cocco, magari fa venire in mente la droga. Una vita decente. Si pensa alla metropolitana, ai sobborghi. Poi probabilmente non viene in mente nient’altro. Anche lì, come dappertutto, ci abita della gente. E’ per questo che il quartiere è stato costruito, perché le persone avessero un posto dove abitare.

(Incipit)

Mentre scrivo mi rendo conto che parlare di Lasciami entrare non è affatto semplice. In poco meno di cinquecento pagine il romanzo tocca molti temi e le vite di personaggi molto diversi tra loro. L’autore riesce a districare il tutto in maniera apparentemente semplice, mai banale. Alla fine lascia così tanto di cui parlare, che si teme di dimenticare qualcosa o, peggio, di sproloquiare con migliaia di parole senza riuscire a rendere giustizia al romanzo.

La storia si svolge nel 1981, a Stoccolma. Non vediamo mai la Stoccolma bellissima, quasi fiabesca, così com’è illustrata sui cataloghi delle agenzie di viaggi. Vediamo le strade della periferia degradata. Di Blackeberg, quartiere nato artificialmente per soddisfare le esigenze abitative di una città in forte espansione.
La felicità non sembra essere di casa a Blackeberg. Gli adulti annegano le disillusioni in fiumi di alcool e i ragazzini devono crescere in fretta. Troppo presto si trovano a dover fare i conti con lo squallore di una realtà cruda e senza scampo. In questo angolo di mondo buio e freddo, giunge una creatura se possibile ancora più oscura. Una creatura della notte, inumana, che si nutre di sangue.
Ma questa creatura, Eli, ha l’aspetto di una ragazzina, una dodicenne che in teoria non potrebbe fare del male a una mosca. In teoria.

Eli non è un vampiro di stampo moderno. Non è romantica, delicata e “vegetariana”: le serve sangue per vivere e non si risparmia quando ne sente il bisogno.
Tecnicamente, non è neanche un vampiro in senso stretto. Lindqvist lo fa mettere in chiaro dalla sua protagonista e lascia sottintendere che qualcosa di inumano si insinui nel corpo “dell’infetto”. Differenze minime con la figura classica del vampiro, ma che si rivelano sostanziali allo svolgersi di una parte della trama.

Eli non ha solo bisogno di sangue, ma anche di qualcuno che glielo procuri quando si sente troppo debole per farlo da sola. Pur avendo almeno duecento anni, in questo non è molto diversa da una bambina bisognosa di cure. Eli non è un’anima vecchia in corpo eternamente giovane, ma un’eterna dodicenne. È questo l’ostacolo maggiore alla sua amicizia con Oskar, forse anche più della sua natura.
Eppure con Oskar nasce una profonda e sincera complicità. Anche lui, a suo modo, vive in un mondo lontano da tutti, misterioso. E’ in questo mondo che lui permette a Eli di entrare.
In un libro popolato da anime sole e angosciate, i momenti condivisi da Eli e Oskar sono come raggi di sole che si fanno strada tra le nuvole. Pochi attimi di sincera tenerezza.

Sangue

I personaggi

Come Le notti di Salem, Lasciami entrare è un romanzo corale. Il punto di vista si sposta capitolo dopo capitolo da un personaggio all’altro, sempre con metodica precisione.
Questo gli rende un ritmo incalzante, che solo di tanto in tanto rallenta per perdersi in qualche dettaglio. Il libro si legge comunque velocemente e ho trovato i personaggi realistici.

Eli e Oskar sono i protagonisti veri e propri del romanzo.
Quando si conoscono, non sono molto diversi l’uno dall’altra. Entrambi anime sole, entrambi a modo loro spaventati da loro stessi, entrambi alla ricerca di una persona amica.
Oskar è figlio di genitori separati. La distanza dal padre non è meno difficile da gestire dell’apprensione della madre. È solo nel dover affrontare la banda di bulli che puntualmente lo picchia e lo umilia. Non ha alleati, né amici che si possano definire tali. Eppure non è un ragazzino patetico. È intelligente e autonomo.
È solo con l’arrivo di Eli che qualcosa inizia a cambiare nella sua vita.  Quella ragazzina strana che vive nell’appartamento di fianco al suo, perennemente oscurato, trasferitasi da poco insieme a un uomo che passa tutte le notti chissà dove.

Le loro vicende si legano a quelle di numerosi comprimari, troppo ben delineati per rimanere solo sullo sfondo. Questi personaggi secondari godono di vita propria, di una voce e di un background di esperienze che li rendono tanto memorabili quanto i protagonisti. Personaggi accomunati da una vita difficile, ai margini della società. La loro è una disperazione mai gridata, eppure palpabile in ogni pagina del libro.

Su tutti questi comprimari spicca Håkan, l’uomo che si occupa di fornire a Eli il suo sostentamento. Per lei vaga per le strade della periferia in cerca di vittime. Il suo amore, malato, perverso e non corrisposto, rasenta la devozione.
Non è facile seguire il punto di vista di quest’uomo disturbato, pronto anche al sacrificio più orribile pur di salvare il suo “amore” impossibile. Non senza provare un profondo disgusto. Eppure Lindqvist riesce a renderlo umano e a non scadere mai nella facile retorica. Il suo percorso è una strada destinata a scendere sempre più in basso. Un destino segnato da demoni (interiori o esterni a lui) che lo rendono schiavo e su cui non ha mai alcun controllo.

Lo stile dell’autore

Lo dico brutalmente: Lindqvist scrive come vorrei scrivere io!
Frasi perlopiù brevi, parole scelte con precisione. Le descrizioni non si perdono mai in fronzoli inutili; sono funzionali al proseguire della storia e riescono comunque a dare immagini vivide.
Le scene più crude sono mostrate con realismo, ma senza mai sfociare in uno splatter gratuito. D’accordo, in questo caso, molto dipende dalla sensibilità del lettore e ai più sensibili potrebbero dar fastidio. Ma è di una storia di vampiri che si sta parlando: scene con sangue e carne viva sono presenti e non sono lasciate sullo sfondo. Chi è sensibile deve tenerne conto.

A questo proposito, l’unico appunto devo farlo sulla scena nella piscina, verso la fine (tranquilli, niente spoiler).  E’ una delle scene più interessanti ma, proprio nel momento in cui sale la tensione e si arriva al culmine, nel romanzo la scena si interrompe. Quello che è successo lo si apprende da un articolo di giornale. Niente dettagli, niente tensione. Una scelta comprensibile solo in parte e che lascia un po’ di amaro in bocca.

Quello che invece mi ha colpito molto nello stile di Lindqvist, è la delicatezza con cui è stato in grado di trattare temi molto difficili. Il romanzo tocca argomenti come la solitudine, il bullismo, la pedofilia e lo fa senza mai imporre un giudizio “dall’alto”, senza mai retorica. Anche nei recessi più bui di questa periferia degradata c’è posto per una struggente umanità. Anche laddove i nostri pregiudizi non ci farebbero mai aspettare di vederla.

Luna dietro agli alberi - Megan Duncanson
Gothic Abstract Landscape, di Megan Duncanson. Disponibile sul sito fineartamerica.com

In conclusione posso dire di aver apprezzato tantissimo la lettura di Lasciami entrare.
Questo è uno di quei romanzi che mi sentirei di consigliare sia a chi è appassionato di horror, sia a chi di solito non lo apprezza.
E’ una storia che lascia un senso di amarezza, ma non senza un pizzico di speranza. Perché anche in una società sempre più solitaria come la nostra, a tutti potrebbe capitare finalmente di trovare qualcuno a cui aprire il nostro mondo. Dobbiamo solo essere disposti a rispondere a coloro che vengono a bussare e lasciare entrare la persona giusta.

Voto complessivo: Quattro stelle Eccellente


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6 pensieri su “[Romanzo] Lasciami entrare, di John Aivide Lindqvist

  1. Uguale-uguale. Visto il film svedese e letto il libro, ignorato il remake.
    Del film è anche apprezzabile l’essenzialità, i dialoghi ridotti e i lunghi silenzi, cosa a cui forse non siamo (purtroppo) abituati e che appartengono a quella cultura.
    Concordo in pieno con la tua opinione.

    Piace a 1 persona

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