[Film] Macchine Mortali, di Christian Rivers

Sono una persona semplice: esce un film di ambientazione steampunk, corro al cinema a guardarlo. Senza bisogno di leggere recensioni o critiche e senza neanche il bisogno di un cast particolarmente famoso.
Nel caso di Macchine Mortali, poi, il film vanta sceneggiatori di tutto rispetto e questo, in genere, dovrebbe essere sufficiente come garanzia di qualità.

Ho adorato Il signore degli anelli e dopo tutti questi anni trovo ancora che sia uno dei migliori adattamenti cinematografici di una saga fantasy mai realizzati. L’ho amato così tanto da dare per scontato che il trio Walsh/Boyens/Jackson fosse sinonimo di qualità.
Poi è uscita la trilogia de Lo hobbit e questa fiducia si è incrinata. Escluso il primo film e la magnifica interpretazione di Martin Freeman, posso dire di aver gettato tutto il resto nella mia personale discarica delle opere dimenticabili.
Eppure la speranza che il trio potesse ritrovare la sua vena “magica” non era persa del tutto, infatti ho voluto dar loro fiducia anche con l’adattamento cinematografico di Macchine Mortali.

Disclaimer: non ho letto la serie di romanzi da cui è stato tratto questo film, quindi il mio giudizio si basa esclusivamente sull’adattamento cinematografico.

Grechina Divider

Scheda
Titolo originale: Mortal Engines
Regia: Christian Rivers
Sceneggiatura: Fran Walsh, Philippa Boyens, Peter Jackson (Tratta dal romanzo di Philip Reeve)
Genere: Steampunk fantasy
Produzione: USA
Anno: 2018

Cast: Hera Hilmar (Hester Shaw); Robert Sheehan (Tom Natsworthy); Hugo Weaving (Thaddeus Valentine); Jihae Kim (Anna Fang); Leila George (Katherine Valentine) Stephen Lang (Shrike).

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Trama

In un futuro remoto, dopo la Guerra dei 60 minuti, la geografia della Terra è stata completamente stravolta. Le città sono state distrutte dalle bombe quantistiche e alcune di esse sono state ricostruite e tramutate in veicoli cingolati che solcano i continenti, ormai desolati, alla ricerca di sostentamento. Queste città, dette “trazioniste” (tra cui Londra), sono in lotta con le cosiddette città “stazioniste”, agglomerati urbani contrari al nomadismo e alla “fame” distruttiva delle città mobili.

Tom Natsworthy è un giovane storico che vive su Londra. La sua vita viene stravolta dall’arrivo di Hester Shaw, dopo che questa attenta alla vita di Thaddeus Valentine, capo e idolo di Tom. Proprio grazie a Hester, Tom si renderà conto che Valentine nasconde oscuri segreti, che potrebbero portare a stravolgere di nuovo il mondo intero.

Londra all'inseguimento

Trovo la premessa di questa storia molto intrigante ed è uno dei motivi principali che mi ha spinto a vedere il film: un mondo post-apocalittico in cui l’umanità si è ridotta a vivere su città mobili in guerra tra loro. L’autore ha creato un mondo basato sul Darwinismo Urbano, dove le città più grosse cacciano come predatori le più piccole e finiscono con ingoiarle (letteralmente).
Se vogliamo, possiamo vederla come una sorta di metafora del capitalismo sfrenato del mondo attuale, dove sempre più piccole e medie aziende finiscono divorate dai “grossi cacciatori” multinazionali. Come ho detto, però, mi basta l’ambientazione steampunk e una premessa originale per buttarmi su un’opera. In casi come questi, delle metafore posso anche farne a meno.
Quello di cui non posso fare a meno, è una trama dotata di senso logico e di personaggi tridimensionali, cose che purtroppo mancano a questo film.

Il film sembra iniziare bene, con una Londra dalla mole gigantesca all’inseguimento di una piccola cittadina bavarese. Lasciamo da parte la verosimiglianza, non chiediamoci quanto possano essere credibili delle città su ruote che si inseguono e corrono come le macchine di Wacky Races; gli effetti speciali sono ben fatti, la resa scenica spettacolare e l’inseguimento fa sperare in un film dove l’azione e la dura lotta per la sopravvivenza la fanno da padrone.
Invece no. La parte bella finisce lì. Il resto è tutta una serie di cliché e banalità che sanno di visto e rivisto.

Hester Shaw è la protagonista. La vediamo con la parte bassa del volto coperta da una sciarpa rossa, a bordo della città che Londra finirà con l’inghiottire. A differenza degli altri abitanti, non sembra molto preoccupata di finire nelle mani dei “predatori”. Infatti, scopriamo presto che la sua intenzione è proprio quella di riuscire a entrare a Londra e trovare Thaddeus Valentine, l’uomo che anni prima le sfigurò il volto e uccise sua madre.
Hester è una ragazza dura, silenziosa e solitaria, quanto basta per far capire che è una protagonista indipendente, che non ha bisogno di un “principe azzurro” che la salvi. Infatti, saranno i deus ex machina a pensarci.
Le caratteristiche della personalità di Hester finiscono lì. Gli autori non si prendono la briga di approfondire la psiche di una ragazza che ha passato anni della sua vita praticamente sola, senza genitori, senza altri esseri umani, e che ha visto uccidere la propria madre. Sappiamo solo che è guidata dalla sete di vendetta. Ah, e poi è agile, snella e graziosa. Anzi no, è orribile. Talmente brutta che uno dei personaggi la definisce addirittura “mostruosa”.
Com’è possibile? La ragione è la cicatrice che le procurò Valentine anni prima. Un segno indelebile che dall’occhio sinistro le percorre di traverso tutta la parte bassa del volto fino alle labbra. Come ho detto, non ho letto i libri originali, ma cercando su Google Hester Shaw quello che appare è un qualcosa di un tantino diverso da ciò che viene mostrato nel film.

Nella serie letteraria, Hester è effettivamente “mostruosa” agli occhi di chi la incontra poiché la cicatrice le ha sfigurato il volto in maniera evidente, asportandole perfino un pezzo di naso. Motivo per cui la ragazza si copre come meglio può. Quello che vediamo nel film, invece, è una cicatrice sottile, a malapena visibile, che poco toglie al faccino carino della protagonista.
Sappiamo tutti che Hollywood soffre di fobia della bruttezza, ma era proprio necessario stravolgere così un personaggio che per una volta tanto poteva rappresentare una figura atipica, interessante e unica? E poi, come si può definirla mostruosa?
Un’altra occasione sprecata. Senza contare il messaggio distorto che potrebbe essere recepito dal pubblico: una ragazza con una imperfezione sul viso non può che essere un mostro! Complimenti :-/

Confronto tra Hester Shaw del libro e del film
Hester Shaw come dovrebbe essere e com’è stata rappresentata nel film. Notate delle differenze?

Se la protagonista è un personaggio piatto e poco interessante, i comprimari non sono da meno. Nessuno degli altri personaggi spicca per particolari qualità.
Tom Natsworthy si trova suo malgrado a scappare con Hester. Lavora come storico ma da bambino voleva fare l’aviatore.
Thaddeus Valentine, responsabile del dipartimento di storia di Londra, appare all’inizio come un uomo dotato di sani valori. Tempo pochi minuti e scopriamo in lui ambizione e crudeltà feroci, che si fanno strada in un crescendo senza freni. Gli avessero dato una risata sadica tipo “Muahahahaha!”, avrebbe potuto flaggare tutte le caselle di villain per eccellenza (a proposito, è interpretato da Hugo Weaving, unico nome famoso del cast.  Pare che Peter Jackson gli abbia lasciato un appunto con scritto “fammelo tipo Elrond, ma un po’ più alla cazzo di cane”).
Altra occasione sprecatissima è rappresentata dal personaggio di Shrike, essere metà macchina metà cadavere creato col solo scopo di uccidere. Sarebbe potuto essere molto interessante se non fosse stato inserito solo per far proseguire la trama e permettere alla protagonista di risolvere la situazione finale.

Shrike arrabbiato
Shrike, assassino metà macchina e metà cadavere.

Altro problema che si riscontra nel film è che quasi tutto è praticamente raccontato, non mostrato.
Ci viene detto che Hester è orribile e dobbiamo crederci. La madre di Hester viene definita eroica ma non non la vediamo mai compiere nulla di eroico: dobbiamo fidarci sulla parola. I cosiddetti “sudisti” (macchine che perlustrano il territorio e attaccano qualunque cosa si muova) sono descritti come più pericolosi di città predatrici come Londra, ma non li vediamo in azione a sufficienza da poter giudicare personalmente. Anche qui, prendiamo per buono ciò che ci viene detto.
Evito di dire altro solo per evitare pesanti spoiler, ma l’andazzo è quello.

Come se non bastassero questi difetti, il film non si fa mancare nemmeno deus ex machina e personaggi che spuntano fuori al momento giusto e nel posto giusto senza un motivo. Come Anna Fang, ribelle pluri-ricercata e nemica numero uno delle città trazioniste. Trova Hester dopo anni di ricerche e solo perché passava di lì per caso.
Soluzioni facili che ci si aspetterebbe da principianti pigri, non certo da autori da premio Oscar.

Tom Natsworthy, Anna Fang e Hester Shaw

A conti fatti, Macchine Mortali è un film visivamente impeccabile, che scorre velocemente e altrettanto velocemente si dimentica. Non posso dire che sia un film brutto, per carità; è solo tristemente banale, incapace di sfruttare le ottime premesse su cui si basa. Cosa che a me ha lasciato un certo amaro in bocca, considerate le mie aspettative.
Dopo due ore di film si esce con la sensazione di non aver assistito a nulla di nuovo. Ogni personaggio fa esattamente quello che ci si aspetta e la trama fila in una direzione facilmente prevedibile (nonché molto, molto familiare). E no, classificarlo come “fantasy per ragazzi” non limita i danni di una sceneggiatura fiacca e sciatta. Il fatto stesso che qualcuno ritenga che un film rivolto principalmente ai ragazzi debba avere una trama semplificata e banalizzata, lo trovo enormemente offensivo.

La risposta al dubbio iniziale è quindi no. Il trio Walsh/Boyens/Jackson non ha ritrovato la sua vena “magica”. Anzi. Pare averla persa del tutto.
Sono entrata in sala con la speranza di poter assistere a un film che avrebbe dato nuova linfa allo steampunk e sono uscita con un “Meh!” che mi ha fatto capire che ancora non ci siamo.
Chissà, forse arriverà il giorno in cui lo steampunk avrà la sua rivincita e sarà amato e conosciuto dai più. Ma non è questo il giorno.

Voto complessivo: Due stelle e mezzo Intelligente ma non si applica

6 pensieri su “[Film] Macchine Mortali, di Christian Rivers

  1. The Butcher

    E’ un film che ho apprezzato per certe cose sia sul lato tecnico sia sull’idea di base. Però non mi è piaciuto come hanno deciso di mettere su il tutto. I personaggi principali sono paitti ma almeno il villain e Shrike sono personaggi quanto mai interessanti (il primo dimostra grande forza di volontà mentre il secondo è un moderno mostro di Frankenstein). Tempo fa anch’io ci avevo fatto una recensione però senza aver letto il libro. Ora che l’ho letto anch’io ho storto un po’ il naso vedendo come doveva essere la cicatrice nel libro e com’era nel film.

    Piace a 1 persona

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