[Romanzo] Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori, di Terry Pratchett

Sebbene Terry Pratchett sia il mio autore fantasy preferito, trovo molto difficile recensire i suoi romanzi. Il motivo è che finisco sempre per amarli alla follia, tanto che alla fine mi riesce quasi impossibile essere obiettiva.
Oggi ci provo con Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori, premiato con la Carnegie Medal, forse l’unico romanzo ambientato sul Mondo Disco a non far parte di nessun ciclo specifico e quindi non collegato agli altri.

Maestro insuperabile del what if fiabesco, con questo romanzo Pratchett ha rivisitato la fiaba del pifferaio magico di Hamelin e lo ha fatto, ovviamente, in maniera esilarante.

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Scheda
Titolo originale: the amazing Maurice and his educated rodents
Autore: Terry Pratchett
Genere: Fantasy
Numero di pagine: 260
Anno: 2001
Editore italiano: Mondadori
Lingua originale: inglese
Traduttore: Maurizio Bartocci

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Trama

La città è invasa dai topi. Il consiglio comunale ingaggia un pifferaio e questo, con le sue arti magiche, conduce tutti i topi fuori dalla città (facendosi pagare profumatamente). Solo che le cose non stanno davvero così. E’ la mente geniale del gatto Maurice che ha escogitato tutto, avvalendosi dell’aiuto del Clan – un gruppo di topi senzienti – e di Keith, un ragazzino dall’aria distratta che funge da pifferaio.
Una truffa bella e buona, a cui il Clan non ha più intenzione di partecipare. Il “colpo” a Blitz Terme sarà l’ultimo ma qui le cose stanno diversamente. Qui, nelle cantine, si nasconde un’ombra che fa tremare le code a tutti i topi…

Topi!
Rincorsero i cani e uccisero i gatti, e…
Ma la cosa non finiva lì.
Come diceva il prodigioso Maurice, era più che altro una storia di topi e di persone. E il difficile stava proprio nello stabilire chi fossero le persone e chi fossero i topi.
Malicia Grim, invece, sosteneva che si trattasse di una storia che parlava di altre storie.

Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori

L’idea di rivisitare una vecchia fiaba può apparire banale. Basti pensare a quante volte è stata rivisitata Cenerentola, per poi scoprire che praticamente tutte le sue versioni sono la stessa storia, con pochi cambiamenti qua e là. Tuttavia Terry Pratchett era un maestro delle rivisitazioni e pochi come lui sono stati capaci di giocare con i cliché per costruirne delle idee originali e divertenti.

E’ questo il caso di Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori, dove Maurice è un gatto parlante molto, molto cinico, che si avvale della collaborazione di Keith, il cui unico sogno è quello di poter continuare a suonare e il Clan, un gruppo di topi divenuti anche loro senzienti dopo una mutazione.
Il suo piano è tanto semplice quanto geniale: i topi mettono in scena un’infestazione causando il panico ed è a quel punto che interviene Keith, spacciandosi per un pifferaio magico. Dopo aver liberato la città dai topi, incassa la lauta ricompensa. Con questo metodo, Maurice è già riuscito a mettersi da parte un bel gruzzolo. Soldi che gli serviranno come “pensione” quando sarà troppo vecchio per la vita randagia.
Fosse per Maurice, potrebbero “spazzolare” tutte le città del regno di Überwald, ma il Clan decide che la società si deve sciogliere. La città prescelta per l’ultima esibizione, Blintz Terme, sembra essere già alle prese con un problema di topi e ha di recente assunto due acchiappatopi che stanno facendo affari d’oro. Ma di topi non se ne vede nemmeno l’ombra e intanto il cibo continua a sparire.
Ad aiutarli a risolvere il mistero si fa avanti la figlia del sindaco, Malicia Grim, ossessionata dalle storie e per questo in perenne ricerca di avventure (e di guai).

Rispetto alla fiaba, quindi, cambia completamente la prospettiva e i ruoli vengono invertiti. Protagonisti non sono più gli umani con un problema di topi, ma i topi stessi, alle prese con tutti i problemi causati dagli umani (ma non solo). Le vicende degli umani passano in secondo piano e seguiamo i topi nel sottosuolo, dove si trovano costretti ad affrontare le insidie che vi sono rintanate.

Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori

Lo stile dell’autore

Come è tipico della scrittura di Pratchett, la storia è raccontata in terza persona, con un punto di vista che balza tra diversi personaggi, da un paragrafo all’altro.
A differenza degli altri libri, però, questo è suddiviso in capitoli e le incursioni del narratore esterno sono molto più limitate, lasciando ampio spazio ai dialoghi.
Il risultato è una lettura veloce e fluida, forte di una scrittura incisiva, che mostra le scene con parole essenziali e mirate. Ho trovato solo una grossa sbavatura al capitolo otto. Per motivi che non posso spiegare senza fare spoiler, Maurice è costretto a camminare a occhi chiusi, ma nel paragrafo successivo si legge:

[…] Dopodiché, senza riaprire gli occhi, e con il cuore che gli batteva all’impazzata, ridiscese lentamente sui calcinacci, e vide che si erano ammassati contro una porta di legno marcio.

Tralasciando che quel vide andrebbe eliminato a prescindere, in questo caso è più di un semplice fastidio, è proprio un erroraccio. Tuttavia, non avendo letto la versione originale non posso dire se si sia trattato di un errore di traduzione o di una svista in fase di editing.
A parte questo, è proprio nei dialoghi che il romanzo dà il meglio di sé e non mancano perle molto divertenti:

«Malicia non è tornata a casa stanotte» spiegò il sindaco.
«Ritiene che le sia capitato qualcosa, signore?»
«No, ritengo che lei sia capitata a qualcuno, amico! Ricorda il mese scorso? Quando seguiva le tracce del Misterioso Cavaliere senza Testa?»
«Be’, deve ammettere che un cavaliere effettivamente c’era, signore.»
«È vero. Ma era un uomo basso con un colletto molto altro. Inoltre era il capo esattore delle tasse a Mintz. Non hanno ancora smesso di mandarmi lettere ufficiali. Agli esattori delle tasse, di norma, non piace essere travolti da signorinelle che sbucano dagli alberi! E poi a settembre c’è stata quella questione riguardo al… al…»
«Al Mistero del Mulino a Vento del Contrabbandiere, signore» ricordò il sergente.
«Che alla fine è risultato essere il signor Vogel, il segretario comunale, e la signora Schuman, la moglie del ciabattino, che si trovavano lì semplicemente perché hanno un interesse comune nello studio delle abitudini dei barbagianni…»
«… e il signor Vogel era senza pantaloni perché se li era strappati con un chiodo…» ricordò il sergente, senza guardare il sindaco.
«… e la signora Schuman glieli stava cortesemente rammendando» ricordò il sindaco, senza guardare il sergente.
«Al chiaro di luna» aggiunse il sergente.
«Quella donna è dotata di una vista straordinaria» sbottò il sindaco. «E non meritava di essere legata e imbavagliata insieme al signor Vogel, che di conseguenza si è beccato un bel raffreddore!» […]

I topi mutanti
Noi siamo mutanti. Noi non siamo come gli altri topi.

I personaggi

Sono molti i personaggi che popolano questo romanzo e ognuno di essi ha una voce chiara e inconfondibile. Ho amato molto Malicia, avida lettrice così coinvolta dalle sue storie da dover essere punita venendo chiusa fuori dalla sua stanza/biblioteca.

Sia Maurice che i topi non sono semplici animali parlanti, ma esseri che si sono ritrovati improvvisamente con una mente pensante e a dover quindi fare i conti con le conseguenze di una nuova coscienza.
Maurice, ad esempio, evita accuratamente di mangiare topi che sappiano parlare e se ne accerta prima di attaccare la possibile preda. Tra i topi, c’è Gran Prosciutto, il capo Clan; ratto di vecchio stampo, non riesce a farsene una ragione e sogna di poter tornare ai bei vecchi tempi, quando era l’istinto a guidare le loro vite. E c’è Fagiolino Quattroporzioni, la guida spirituale del Clan, che invece si pone grandi domande filosofiche del tipo “qual è il senso dell’esistenza?”, “C’è un volere superiore a noi?”. Egli prova a cercare le risposte nel Libro, dove è presente un ratto parlante vestito con abiti umani. Che sia il segno di un disegno divino?  Fagiolino pone tutte le sue speranze nel Libro (dall’enigmatico titolo Le avventure di Mister Coniglietto) e come lui, la topolina Pesche Sciroppate e altri topi del Clan.
C’è lo stratega Abbronzante Solebello e Sardine in Scatola, a cui piace ballare il tip tap.

Come viene raccontato dagli stessi protagonisti, la mutazione sarebbe avvenuta nel momento in cui il Clan è entrato in contatto con delle scorie magiche in una discarica dell’Università Invisibile di Ankh Morpork. I loro buffi nomi derivano proprio dagli oggetti scovati tra i rifiuti.

La morte dei ratti
La Morte dei ratti. SQUEAK!

Ora la domanda sorge spontanea: Il prodigioso Maurice e i suo geniali roditori è un libro per bambini? Il libro viene presentato come tale e non nego che sicuramente molti adulti storcerebbero il naso di fronte a un romanzo ispirato a una fiaba, con protagonisti animali parlanti tra i quali un topo che balla il tip tap.

Ma è di un romanzo di Terry Pratchett che si sta parlando. Questo significa che nel corso della storia vengono trattati temi tutt’altro che semplici, come la religione, il cannibalismo e perfino la morte (la morte dei ratti fa una sua breve apparizione insieme alla sua controparte umana). Temi trattati in maniera leggera, certo, ma tutt’altro che superficiale. Quindi, sebbene Maurice sia un romanzo apparentemente rivolto ai più giovani, è apprezzabilissimo anche dagli adulti, che forse potrebbero coglierne maggiormente le sfumature.
Io l’ho apprezzato tantissimo (non dite che non faccio testo: ho parlato anche dei difetti, no? 😉 ) e il romanzo finisce di diritto sullo scaffale dei miei tesori.

Voto complessivoQuattro stelle Eccellente


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8 pensieri su “[Romanzo] Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori, di Terry Pratchett

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