Halloween: molto più di una moda americana

Il 31 ottobre è alle porte. A questo giorno è ormai associata la festa di Halloween e come ogni anno in Italia si riapre la solita polemica tra chi la disprezza, chi la adora e chi la ignora (ma non riesce comunque a esimersi dal parlarne).

Halloween ha iniziato a diffondersi negli ultimi anni, soprattutto tra i più giovani. Il dito accusatore viene puntato verso la televisione e internet, colpevoli della diffusione di mode straniere dal sapore profano. Halloween, si dice, non è che una delle tante americanate importate per favorire il consumismo sfrenato. Una festa che non solo non c’entra nulla con le nostre tradizioni, ma che mina la nostra cultura dall’interno, con il rischio di soppiantare le nostre Radici Cristiane™ con un modernismo che sa di paganesimo.

Fabio De Luigi imita Carlo Lucarelli

A essere sincera, questa polemica tutta italiana, condita di pseudo profezia dai toni allarmanti, mi ha sempre fatto sorridere.
Chi fa polemica spesso parla solo per sentito dire e si fa forza di concetti popolari solo per il gusto di fare il bastian contrario.
In questo caso, chi si ostina a scagliarsi contro Halloween molto probabilmente non sa nulla di questa celebrazione, al di là di quello che si vede al cinema o in tv. Perché, come spesso accade, se qualcosa viene inglobato e “vomitato” dal consumismo moderno non significa che non abbia una storia.
Halloween, ha dietro di sé una storia molto lunga, che risale a molto tempo prima della scoperta dell’America e prima ancora della nascita della religione cristiana. Ha radici profonde che si estendono in tutta Europa. E sì, raggiungono anche la nostra terra natia.

Seguitemi quindi in questo viaggio alla scoperta della festa più lugubre dell’anno.

All’inizio si festeggiava Samhain.

Prima di Halloween c’era Samhain (pronunciato più o meno sauin), una festa pagana di origine gaelica che le popolazioni celtiche celebravano tra il 31 ottobre e il 1° novembre.
I celti erano un popolo rurale e la loro vita era scandita da un calendario basato sui cicli lunari e sulle fasi dell’agricoltura. Il giorno iniziava dopo il tramonto e il nuovo anno iniziava con l’arrivo dell’inverno. Samhain significa fine dell’estate e nel calendario celtico segnava proprio il passaggio tra l’ultimo giorno dei raccolti (termine dell’anno agricolo) e il momento in cui il terreno doveva essere preparato per l’inverno. Per questo motivo è conosciuto anche come Capodanno celtico.

Notte di Samhain

In questa ricorrenza, il calore cedeva il passo al freddo e la luce cedeva il passo al buio. Bisognava pensare a raccogliere le provviste per l’inverno, immagazzinare il raccolto e macellare la carne. Ma Samhain era soprattutto un ponte tra la morte dell’anno appena trascorso e la vita di quello a venire. In questo passaggio cadeva la barriera che separava la vita dalla morte e il mondo del soprannaturale si univa a quello materiale.
Demoni e spiriti lasciavano per una notte il regno dei morti per entrare in quello dei vivi e nei villaggi si accendevano falò e lanterne, perché tenessero alla larga gli spiriti maligni e guidassero le anime dei defunti nella loro dimora eterna. Maschere dai tratti spaventosi dovevano servire a confondere le creature del male, mentre con feste e banchetti si cercava di propiziarsi le divinità affinché concedessero raccolti fruttuosi nell’anno a venire.
In questo giorno, la dea Brìghde lasciava il passo alla dea velata Cailleach fino al primo giorno d’estate, quando la vecchia donna riassumeva le sembianze di una roccia. Cailleach, raffigurata come un’anziana donna accompagnata da un corvo, spesso era associata anche a un calderone, che rappresenterebbe la fertilità.

Cailleach di fronte al calderone

Samhain era quindi un periodo di transizione, in cui le necessità materiali si univano al ricordo dei defunti e in cui si alternavano luce e buio, vita e morte. Per sottolineare questo disordine momentaneo, era tradizione farsi scherzi di cattivo gusto, come rubare del bestiame o abbandonare i carri altrui nei fossi.
Tradizione di cui non si è persa del tutto la memoria

E poi si è arrivati ad Halloween.

Halloween prende il suo nome dall’inglese All Hallows Evening, la sera di Ognissanti, divenuto poi All Hallows Eve (vigilia di Ognissanti). In Scozia Eve è detto Even e contratto in e’en, che col tempo è divenuto (All) Hallow e’en.
Tradizionalmente si fanno risalire le origini di Halloween proprio a Samhain. Qualche studioso ha messo in dubbio questa teoria, dato che che la festa di Ognissanti in passato si celebrava il 13 di maggio. Soltanto dopo l’840 D.C., infatti, sotto Papa Gregorio IV, la ricorrenza sarebbe stata istituita ufficialmente al 1° di novembre.
Tuttavia, non è difficile immaginare come questa variazione possa essere stata dettata dal voler far coincidere la ricorrenza cristiana con le più antiche tradizioni già presenti sul territorio, così come avvenuto con la Pasqua, il Natale e molte altre tradizioni pagane dure a morire.

Zucche di Halloween

Abbiamo visto come già nei tempi antichi fosse uso comune fare scherzi crudeli e indossare maschere spaventose nel tentativo di tenere alla larga gli spiriti maligni.
In epoca medioevale, i poveri passavano di casa in casa per chiedere l’elemosina nel giorno di Ognissanti, in cambio di preghiere. Da questo sembra derivare la tradizione di “elemosinare” dolcetti. Tuttavia, non sembra illogico pensare che il Trick or Threat, ovvero “un dolcetto se non si vuole ricevere uno scherzetto”, porti con sé l’eco delle tradizioni più antiche.
In epoca cristiana, Irlanda e Scozia mantennero inoltre l’uso di intagliare delle facce mostruose dalle rape.
Questa tradizione è legata anche alla leggenda irlandese di Jack o’Lantern.

Jack era un fabbro ubriacone e molto scaltro. In una sera in cui aveva alzato parecchio il gomito, incontrò nientemeno che il diavolo. Questo cercò in molti modi di prendersi l’anima di Jack e ogni volta il fabbro riuscì a farla franca. Finalmente i due scesero a un patto: Jack avrebbe liberato il diavolo dal ramo su cui lo aveva incatenato nel loro ultimo incontro e in cambio il diavolo avrebbe risparmiato la sua anima dall’inferno.
Dopo una lunga vita di peccati e malefatte, Jack morì ma venne rifiutato dal paradiso. Quando si recò all’inferno, il diavolo gli ricordò il loro patto, gli lanciò un tizzone ardente e lo cacciò a sua volta. Da allora, l’anima di Jack è costretta vagare in cerca di un luogo dove riposare e come unica luce ha il tizzone posto all’interno di una rapa vuota.

Nella seconda metà dell’800, moltissimi irlandesi dovettero lasciare la loro terra a causa di una gravissima carestia e portarono con loro questa usanza. Giunti nel Nuovo Mondo, dovettero però sostituire le rape con le zucche, più comuni sul nuovo territorio. Da qui deriverebbero quindi le zucche intagliate che fanno ormai da simbolo universale a questa ricorrenza.

Ma chi pensa che zucche intagliate e visite porta a porta alla ricerca di dolciumi siano tradizioni solo anglosassoni si sbaglia di grosso.

Le zucche vuote degli italiani.

Appartengono all’epoca romana le festività dette Parentalia, dove nel privato delle proprie case si svolgevano riti in onore dei defunti della famiglia.
Questo periodo di devozione si apriva l’11 di febbraio e si chiudeva il 21 dello stesso mese. Quest’ultimo giorno, detto Feralia, era il più importante e si celebrava pubblicamente portando sulle tombe doni quali fiori, grano e vino. Se i morti non avessero ricevuto doni, le loro anime avrebbero vagato senza pace per l’eternità.
Pare che siano proprio le Parentalia ad aver dato origine a questo culto per i morti diffusosi poi in tutta Europa. In epoca cristiana, questa celebrazione è in qualche modo sopravvissuta.
Molte regioni d’Italia, al sud come al nord, condividevano la tradizione di passare di casa in casa a chiedere del pane in cambio di preghiere per le anime dei morti. Tradizione che, con il passare del tempo, ha sempre più coinvolto i bambini. In Calabria, in Sardegna, in Puglia, nel Friuli, ma anche in Abruzzo, Campania, Lombardia e molte altre regioni, spesso i visitatori si premunivano di intagliare un teschio in una zucca e bussare alla porta chiedendo un dono, soprattutto dolciumi.
Stiamo parlando di un’epoca in cui la televisione non era ancora entrata nelle case degli italiani. Un’epoca in cui le tradizioni le si ereditavano dai nonni e dagli antenati, non le si importava certo dall’estero come una “moda”.

Zucche di Halloween

Che la si chiami Samhuin, Feralia o Halloween, la festa che ancora oggi celebriamo è stata in qualche modo condivisa da molti popoli antichi. Essa prende vita dal tentativo degli uomini di esorcizzare la paura della morte e di questo mondo ostile che vedevano precipitare nel buio e nel freddo per poi tornare alla luce, in un ciclo continuo senza fine e, apparentemente, senza spiegazione.
Quello che ne rimane oggi è una parata che il tempo, i media e il consumismo hanno trasformato e modernizzato. Una celebrazione diffusa soprattutto in America, che cinema e televisione hanno contribuito a diffondere un po’ in tutta Europa.
Dopo tanta strada, insomma, in qualche modo è come se fosse ritornata a casa.

Ma per quanto il consumismo moderno possa inglobare e trasformare i vecchi costumi e le vecchie tradizioni, non potrà mai cancellare gli echi della storia. A patto che la storia non la si voglia dimenticare. Trovare un significato a quello che facciamo sta a noi, così come cercare di tramandarlo alle generazioni future.
Le mode possono trasformare tutto in un gioco, ma chi l’ha detto che non sia proprio grazie al gioco che si può imparare qualcosa di noi e delle nostre radici?


Per saperne di più:
Bifröst.it 
Newgrange.com
Wikipedia.it
Cronacheesoteriche.it

9 pensieri su “Halloween: molto più di una moda americana

  1. Aussie Mazz

    Davvero secondo te sono ancora in tanti a pensare che Halloween sia nata come moda americana? Che tristezza…
    Rimane il dubbio del perché si dovrebbe festeggiare una festa pagana se non si è membri di Wicca.
    Come poi è difficile capire perché a Natale in qualche modo festeggino anche tanti atei.
    La risposta in genere è “perché è divertente” o “perché di solito si fa”, però secondo me se uno ha certi principi o idee, dovrebbero venire prima dell’adeguamento alla massa.
    Scusa il tono polemico, ma sono interrogativi che mi pongo da molto tempo, e mi piacerebbe avere un parere esterno, approfittando dell’occasione.

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    1. Sì, sì, sono ancora in tanti, purtroppo. Almeno da quello che sento in giro.
      Io più che come festa (pagana o religiosa), la vedo come una tradizione. Mi trasmette la sensazione di far parte di un luogo, di una civiltà con una storia. Trasmetterla è donare ai posteri questa storia e coinvolgere anche loro in questo senso di appartenenza.
      Senza tradizioni siamo senza storia e senza storia cosa siamo?

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  2. Io sono sarda, ho più di 30 anni e da bambina sono andata ogni anno casa per casa a chiedere più che altro mandarini e noci. L’unica differenza è che qui si va il pomeriggio del primo novembre e si chiama A faghet bene (a fare del bene, per le anime dei morti). In altri paesi si chiama su mortu mortu. Insomma altro che festa importata, se si facesse una ricerca sulle tradizioni pagane che più o meno sottotraccia sono arrivate fino a noi con il silenzio assenso della Chiesa non se ne uscirebbe più. Poi si può pure pensare che sia una festa commerciale ma oramai cosa non lo è?

    Piace a 1 persona

    1. Che bella esperienza.
      Purtroppo molte persone hanno la memoria corta e si dimenticano di quello che siamo stati.
      Certo, l’Halloween che si festeggia oggi è sicuramente un prodotto commerciale, ma con un po’ di buona volontà si può scavare alla ricerca delle tradizioni nostrane.
      Comunque anche l’Halloween moderno proprio schifo non fa: in America ci sono case decorate in un modo spettacolare, da diventare quasi delle opere d’arte.

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  3. In Toscana c’è lo Zozzo (o Morte Secca): ha per testa una zucca intagliata e per corpo stracci e rami. Si dice che venisse usato come spaventapasseri o per esorcizzare le decapitazioni pubbliche. Da qui pare derivi il termine “zuccone” per chi ha la testa vuota… Insomma, i bambini portavano in giro la Morte Secca cantando filastrocche e per esorcizzare varie paure (e per fare scherzi ad altri, perché in Toscana non si perde mai l’occasione di farsi due risate). Quindi mi fanno molto ridere questi che sbraitano su Halloween… invece si prenderla come un’occasione per rispolverare queste tradizioni…

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